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Contorni di Noir | December 12, 2017

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Intervista a Ian Sansom

| On 13, Mag 2011

A Contorni di noir, oggi, incontriamo Ian Sansom, scrittore irlandese uscito a maggio 2011 con il quarto libro della serie del Bibliobus, edito da TEA e recensito anche da me qui: Galeotto fu il libro e qui l’intervista da me realizzata:

1.    Grazie dell’intervista e raccontami innanzitutto CHI è Ian Sansom.

I.: Grazie a te che mi dai questa opportunità. Chi sono?  Beh, se sapessi chi sono, probabilmente non farei lo scrittore. Credo sia stato Kafka a dire una volta: “Che cosa mai ho io in comune con gli ebrei, se non ho niente in comune neanche  con me stesso?”. Ed io un po’ mi sento nella stessa situazione..

Per il resto,  insegno all’Università in Irlanda, in un centro che si chiama Seamus Heaney Centre for Poetry, scrivo romanzi, faccio il giornalista, scrivo per il «Guardian» e la «London Review of Books»  in Inghilterra, e quando non sono impegnato in questa attività, scrivo romanzi, che è la cosa che mi piace di più.

2.    A proposito di romanzi, qual è stata la scintilla che ti ha fatto scattare la voglia di scrivere?

I.: Vorrei poter rispondere di essere stato ispirato dalla lettura di James Joyce o di Charles Dickens, ma non è stato così. Da bambino leggevo tanti fumetti, mi piacciono tantissimo, soprattutto la grafica. Tant’è che sognavo di diventare un disegnatori di fumetti. Poi, crescendo, la mia vita ha preso una strada diversa. Scrivo romanzi perché non posso farne a meno. Scrivere romanzi è una specie di malattia incurabile, non puoi evitarlo. Dopo aver lavorato per molti anni nel mondo accademico leggendo libri scritti da altri, ho deciso che era ora di scriverne uno tutto mio.

3.    E la carriera verso la pubblicazione è stata dura? A quante case editrici hai dovuto mandare i suoi manoscritti prima di vedere pubblicato qualcosa?

I.: Appena lasciata l’università, dopo aver studiato tutte le opere canoniche della letteratura inglese, ero assolutamente convinto di volerne scrivere una mia e che ci avrei impiegato circa 6 mesi. Alla fine, ci sono voluti quasi dieci anni prima di veder pubblicato il primo libro. E alla fine è stato positivo attendere così a lungo.

4.    Mi dicevi che lavori presso il «Guardian» e per la «London Review of Books» in qualità di critico letterario. Ti sei mai trovato in difficoltà nel criticare lavori di tuoi amici o colleghi scrittori?

I.: (Ridacchia mentre lo racconta). Una delle conseguenze estremamente positive del mio trasferimento in Irlanda molti anni fa, è che mi sono completamente allontanato dalla scena letteraria londinese e britannica in generale e di  conseguenza mi sono ritrovato nella fortunata posizione di non conoscere altri scrittori. Quindi possono scrivere ciò che vogliono e io altrettanto. Così come posso fare una critica secondo la mia opinione su qualsiasi libro, proprio perché sono circondato da persone che fanno lavori assolutamente normali!

5. Come è nata l’idea del Bibliobus e del personaggio Israel Armstrong? E’ perché proprio il paese di Tundrum in Irlanda del Nord?

I.: Parto dal dire che la biblioteca è un luogo che io amo e che è sempre stata una presenza importante nella mia vita. Quindi volevo renderla protagonista del romanzo. Solo che i migliori libri che avevano come protagonista una biblioteca erano già stati scritti! Avevo bisogno di un’idea nuova. Da qui l’idea di una biblioteca che si spostasse attraverso il paesaggio, e ho pensato a una biblioteca mobile.

Inoltre, non so se si possa dire anche per l’Italia, ma in Irlanda si sente molto la nostalgia per queste biblioteche mobili che non esistono più e che la gente associa alla propria infanzia, al processo di apprendimento alla lettura. Arrivavano nei piccoli paesi o in certe zone della città dove biblioteche pubbliche non c’erano. E’ quindi una forza evocativa ed emotiva che potevo utilizzare in modo utile. Per Israel, avevo bisogno di qualcuno che fosse presente all’interno del Bibliobus, che fosse un personaggio esterno, un esule.  Riguardo a Tundrum: cercavo una cittadina piccola, vicino al mare, in decadenza e un po’ scolorita e forse non è un caso che io viva vicino Belfast, in una cittadina che somiglia molto a questo paesino.

6. Quanto ti riconosci in Israel?

I.: Flaubert disse: “Madame Bovary, c’est moi!”. Io sono d’accordo. Credo che qualsiasi scrittore ritrovi nei suoi personaggi  se stesso, non solo nell’antagonista, ma in tutti, in maggiore o minore misura. Tutto quello che si crea nelle pagine è un modo per esprimere tutte le caratteristiche che ritroviamo in noi e che mettiamo nei nostri personaggi. In ogni cosa che lo scrittore crea, c’è una parte di noi.  Tutto il libro sono io. Ogni punto o ogni virgola fanno parte di chi le scrive.

7. Quanto pensi sia importante in una storia l’aspetto ludico e divertente, anche se il genere trattato non lo è?

La domanda che mi poni è vastamente filosofica in realtà. Qual è la fonte del piacere estetico? E’ una domanda alla quale molti hanno cercato una risposta sin dall’antichità. Perché proviamo piacere a presenziare a una tragedia? Da Platone in poi tutti hanno cercato una risposta. Nel mio piccolo, quello che cerco di fare mentre stilo un romanzo, è fare un tentativo, non di far ridere o piangere o dare una sensazione di piacere al lettore, ma piuttosto di creare un interesse. Attrarlo per la storia stessa. La creazione letteraria è come…una torta di mele. La metti sul davanzale a raffreddare, c’è una leggera brezza che trasporta un aroma assolutamente indefinibile. Ed è proprio questo aroma che paragono al piacere della creazione letteraria.

8. Ora è uscito il quarto libro della serie “Galeotto fu il libro”. Oltre a farti la domanda classica sul raccontare da quale idea sei partito per realizzarlo, la trama verte sulla sparizione di una ragazzina, sembra per colpa della lettura di un libro considerato “proibito”. Quanto pensi che sia importante filtrare quanto leggono o vedono i ragazzi oggi?

I.: Penso ci sia una grande differenza tra quello che la gente” legge” e quello che la gente “vede”. La lettura è una partecipazione attiva, richiede un’analisi del testo ed è un’attività che pretende che il lettore sia coinvolto in prima persona, rivedendo, approfondendo. E’ un processo completamente diverso dell’essere spettatore di qualcosa che si osserva soltanto. Stabilire se si debba leggere o soltanto vedere, beh, proprio questa è la domanda che voglio porre con il libro ed è da questa idea che ho inizato la stesura. Se avessi una risposta chiara e sufficiente, il libro non l’avrei scritto. Il romanzo si interroga proprio sulla misura in cui si può restare coinvolti così tanto da avere un effetto positivo o negativo… Esistono davvero cattivi libri?

E’ proprio la domanda fondamentale che io mi pongo e che pongo ai lettori.

9. Ultima domanda (il tempo è davvero volato!). Spero che ci sarà un seguito alla serie del bibliobus, oltre ad esserci progetti cinematografici..ma, soprattutto, quello che vogliamo chiedere è se Israel troverà mai una fidanzata come si deve e..così mandiamo a casa Gloria! (fidanzata di Israel n.d.r.).

I.: (Anche qui ride sonoramente alla domanda) Si, sicuramente anch’io vorrei che Israel trovasse finalmente la vera felicità, ma ci metterà ancora molto tempo e quindi ancora tanti  libri per riuscirci. Succederanno ancora molte cose che lo terranno lontano dal raggiungimento del vero amore. E  gli succederanno tante altre cose negative. Per i progetti cinematografici, se qualche cineasta italiano si facesse avanti, ne sarei felice. Incrociamo le dita!


Titoli di Ian Sansom nel catalogo TEA:


Le storie del bibliobus di Tundrum:
Il caso dei libri scomparsi
Che cosa è successo a Mr. Dixon?
Due uomini e un furgone
Galeotto fu il libro (uscito a maggio 2011)

Ian Sansom
 su Internet
http://www.iansansom.net/ (il sito è in inglese)

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