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Contorni di Noir | October 18, 2017

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Massimo Carlotto Alla fine di un giorno noioso

| On 15, Giu 2011

Il libro:
Editore Edizioni E/O – Collana Dal mondo noir mediterraneo
Anno 2011
177 pagine – brossura
La trama:
Giorgio Pellegrini, un passato da criminale sotterrato da una marea di soldi guadagnati gestendo un locale trendy, la “Nena”, nei pressi di una cittadina veneta, mera facciata per poter gestire un giro di prostitute di alta classe, affari con politici senza scrupoli e appalti truccati. Ma, come gli scorpioni, che appena ti volti ti piantano il loro pungiglione avvelenato, gli stessi che lo hanno appoggiato nei suoi loschi affari, cercano di truffarlo. E il volto dello scorpione, in questo caso, ha l’aspetto dello stesso avvocato che gli aveva ripulito la fedina penale, Sante Brianese. Questo personaggio, diventato onorevole, lo convince che per pura sfortuna non è andato a buon fine un investimento immobiliare, facendo perdere a Pellegrini ben due milioni di euro. 
Ma l’ex criminale non è convinto e dopo svariate indagini, si rende conto di aver appena aperto una voragine di fango, che lo catapulterà in una sequela di colpi di scena, da cui sarà difficile restare indenni. 
Solo chi è alla base della piramide rimane fottuto. Per questo è necessario trovare il giusto posto in questo mondo. A qualunque costo.”
Questo libro è il seguito del romanzo più conosciuto di Massimo Carlotto “Arrivederci amore, ciao”, da cui è stato tratto anche un film, dove il protagonista, Giorgio Pellegrini, era stato accusato dell’omicidio della sua fidanzata Roberta. Ed è difficile palesare la propria innocenza, con l’accusa di rapina a banda armata e una condanna ad alcuni anni di carcere. 
Solo con gli agganci giusti, riesce a riacquistare una fedina penale decente e comincia a ricostruirsi la vita da zero, non allontanandosi però dai metodi precedenti e, soprattutto, dai loschi personaggi che lo circondano. 
Impossibile non trovare delle analogie con quanto successo personalmente allo scrittore, ben descritto nei suoi romanzi precedenti e dove prevalgono determinati schemi, in cui viene descritta la società di oggi come un concentrato di corruzione, di politici assetati di potere e per questo disposti a tutto pur di avere una manciata di voti. 
Di crudeltà e di efferatezze nel picchiare, nell’uccidere, nel torturare. Lo scrittore ci mette davanti all’impossibilità di scegliere da che parte stare in un mondo dove non c’è spazio per la bontà o per le buone azioni. 
E Giorgio Pellegrini interpreta il ruolo a pieno. “Ero nato per fottere il prossimo e mi piaceva maledettamente. Mi faceva sentire vivo. Avevo la netta sensazione di aver assorbito l’energia vitale di quelli che avevo eliminato, ma forse era solo l’euforia del vincitore o di chi ha portato a casa la pelle e ancora non ci crede.”
Mi ha colpito molto il ruolo che Carlotto assegna alle donne in questo romanzo: donne succubi, deboli, dalle prostitute, alle mogli, alle amanti. Tutte in balia di uomini che le sfruttano, le rendono schiave, fisicamente e mentalmente. E, come donna, fa male leggerlo. Ma mi fa anche ricordare quante mogli di mafiosi, di camorristi, sono legate a doppio filo a questi assassini, per amore o per paura. O per entrambi. 
Un noir nudo e crudo, che non lascia spazio all’ottimismo, dove la zona del Nordest italiano porta le conseguenze peggiori di un identikit di una zona invasa dalla corruzione, dagli appalti truccati e da tutto quello che fa girare i soldi. Tutto il benessere sempre decantato da chi parla del Veneto, non è altro che una marea di fango. 
E non mi resta che leggere, dopo questo romanzo, una bella fiaba per stemperare l’amarezza che rimane, consapevole che, pur essendo un romanzo, qualcosa di vero c’è..o forse di più?

Lo scrittore:
Nasce nel 1956 a Padova. Vive a cinquanta chilometri da Cagliari, una collina lungo la strada che conduce a Capo Carbonara. Viene ingiustamente accusato nel 1976 dell’omicidio di Margherita Magello, trovata accoltellata con 59 fendenti, dopo che si recò di sua spontanea volontà a testimoniare di averla trovata già morta.
Dopo il processo d’appello e prima della sentenza fugge all’estero e si dà alla latitanza, trasferendosi poi in Messico e iscrivendosi all’Università. Viene catturato e riportato in Italia, sino alla grazia che il Presidente della Repubblica gli accorda nel 1993, grazie anche al favore dell’opinione pubblica.
Qui il suo sito Massimo Carlotto
E qui la mia recensione su Il fuggiascoIl maestro di nodi e l’intervista che ho realizzato: Intervista

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