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Contorni di Noir | December 17, 2017

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Anthony Neil Smith – Yellow Medicine

| On 26, Ago 2011

Editore Meridiano Zero
Anno 2011
272 pagine – brossura

Traduzione Luca Conti

Anthony Neil Smith - Yellow Medicine
Anthony Neil Smith esce per la prima volta in Italia con un romanzo ambientato in Minnesota, una vicenda dura e nera di terrorismo che lascerà sicuramente senza fiato.
Grande amico di Victor Gischler, riuscirà anche Smith ad avere la stessa simpatia e popolarità?Io credo proprio ci sia riuscito e inizio con il raccontarvi la trama:
Immaginate che, per una volta, il protagonista del libro non sia un eroe. E immaginate, per una volta, che il protagonista del libro non solo non sia un eroe, ma esattamente il contrario.
Billy Lafitte, vice sceriffo della contea di Yellow Medicine, nel Minnesota, “l’anima persa in un uragano”, considerato mina vagante da chiunque abbia avuto a che fare con lui. Una vita da adolescente borghese, il padre elettricista e la madre maestra elementare. Un ragazzino annoiato, che gioca a fare il teppistello.
Arriva dal Golfo del Mississippi, Billy. E il lavoro che fa è la sua seconda chance, dopo aver svolto il ruolo di poliziotto a Gulfort, che durante l’uragano Katrina ha tirato su le maniche per aiutare i cittadini dal disastro, ma ha anche tirato su un sacco di soldi in cambio. Solo che, si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E lo “sgàmano”..perde il lavoro e la moglie Ginny lo lascia, portandosi via i figli.
Questo è troppo per lui e rischia di sprofondare in un baratro senza fine, se non fosse per il suo ex cognato, che gli offre un lavoro di vice sceriffo a Yellow Medicine.
Il nome della cittadina deriva dalla radice di una pianta utilizzata dagli indiani per scopi curativi. Le tradizioni dei Sioux sono molto radicate, così come è radicato un profondo razzismo, nonostante le terre siano di loro proprietà, dai tempi dei tempi. Ma questa è un’altra storia..
Ma un uomo che arriva dal Mississippi, tutto muscoli e testosterone, mal si abbina agli abitanti del Minnesota, cordiali ma distaccati, “abilissimi politicanti nonché esperti nel giocare su più tavoli”. E’ come un pesce fuor d’acqua, Billy, ma riesce ben presto a capire i meccanismi del gioco..e fare danni.
Basta che Drew, una ragazza..che gli fa sangue, gli chieda aiuto per rintracciare il fidanzato Ian, per fargli fare la ruota come un pavone e cominciare una ricerca da cui arriverà solo una marea di guai!
Per saperne di più, qui la scheda del libro: Yellow Medicine
Leggendo di lui, mi sembra di vedere il negativo di una foto: da un lato, l’immagine del classico sbirro, di uno che mantiene l’ordine e la disciplina, , una figura che protegge i deboli e gli indifesi, un uomo tutto d’un pezzo, incorruttibile e onesto. Dall’altro lato, Billy Lafitte.
Anche in un paesino come Yellow Medicine, si nascondono attività illecite come la produzione di metanfetamine e i terroristi vogliono trovare spazio per guadagnare un po’ di soldi. E la storia prende il volo, tra teste “vaganti” e piste nebulose su cui indagare.
Il pretesto di questa storia, è porre l’attenzione su quanto il terrorismo serpeggi ancora tra di noi. Si nasconde e si cammuffa, spesso è colluso con uomini locali, che per arricchirsi non guardano in faccia neanche ai propri connazionali. Finché ne sentiamo parlare ai telegiornali, di kamikaze, di cellule impazzite che minacciano l’occidente di uccidere tutti, sembra comunque che niente e nessuno ci possano toccare. Ma la realtà e che siamo molto più fragili di quanto si pensi.
Ma cosa succederebbe se questi piani andassero in porto? I paesi totalitari sono migliori di quelli in cui vige la democrazia? E siamo sicuri che la democrazia sia il modo migliore per convivere in pace con il resto del mondo? Sono tutte domande su cui riflettere e l’eccessivo e la poca credibilità di un personaggio come Billy Lafitte sono solo un pretesto per parlarne..
Non esiste il bene e il male, in questo libro. O almeno, non come ce lo potremmo immaginare. Non ci si può affezionare al personaggio anzi, è più facile detestarlo, ma forse proprio per questo mi è simpatico. Perché non rientra nei canoni tradizionali. Perché è normale. Perché è debole.
Anthony Neil Smith ha uno stile tutto suo, che non paragonerei a nessun altro. E’ diretto, incisivo, immediato. E mi piace.
Lo scrittore:
Anthony Neil Smith è nato a Pascagoula, Mississippi, sul Golfo del Messico. Editor della prestigiosa rivista di letteratura Mississippi Review, ha pubblicato quattro romanzi ed è direttore del centro di scrittura creativa della Southwest Minnesota State University.

Qui l’intervista che ho realizzato (in inglese): Interview
E in italiano: Intervista

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