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Contorni di Noir | June 28, 2017

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Intervista a Joe R. Lansdale

| On 02, Ago 2011

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A Contorni di noir, oggi, Joe R. Lansdale, abilmente fotografato da Giovanni Maciocco. Voglio sottolineare la disponibilità e la professionalità di questo scrittore, che considero fra i più validi nel panorama della letteratura contemporanea americana. E non esagero!

1. Scrittore di successo, hai conquistato i lettori, attraverso la tua simpatia e la tua umiltà, e vorrei che facessi una presentazione di te, il tuo background.
Joe: Sono originario del Texas orientale. Sono nato negli anni 50 da una famiglia umile. Mio padre non sapeva leggere e scrivere e mia madre ha fatto le scuole superiori. Mi sono diplomato e ho fatto un paio di anni al college. Ho sempre voluto essere uno scrittore e, grazie all’incoraggiamento della mia famiglia, ci sono riuscito. I fumetti sono stati i primi ad influenzarmi in modo determinante e poi tutti i generi di narrativa.

2. Quanto è stata dura la carriera di scrittore e a cosa hai dovuto rinunciare?

Joe: All’inizio è stata davvero dura, e momenti difficili ci sono anche ora e ci saranno in futuro ma, per me, è stato per lo più piacevole e non potrei immaginare di fare nient’altro nella vita che scrivere, né di poter essere così felice come lo sono scrivendo.
3. I tuoi romanzi spaziano dal noir, al western, alla fantascienza, al thriller, horror ecc. ma qual è la ragione di tanta poliedricità?
Joe:  Leggo molto. Ho moltissimi interessi, che si riflettono poi nella scrittura. Niente di più.

4. A quale genere di questi sei più affezionato? E, più nello specifico, a quale libro?

Joe: Mi piacciono tutti. Ho diversi libri preferiti: In fondo alla palude, La sottile linea scura, Tramonto e polvere, Il drive-in, Mucho Mojo. Preferisco i racconti, comunque.
5. Sei originario del Texas e si ritrova alcune volte descritto in alcuni libri. Raccontaci pregi e difetti di questo Paese.

Joe: I pro sono il carattere forte e l’individualismo. I contro sono, nonostante queste due cose, politici: i texani possono essere facilmente manipolati verso un modo di pensare di vedute ristrette. Pensano di essere così autonomi che detestano qualunque cosa assomigli ad un aiuto o assistenza. E poi c’è quel desiderio così radicato di mantenere l’idea di vivere alla frontiera, di vivere di espedienti. Ma non è più così. Ed anche nei tempi andati la gente combatteva costantemente per portare la civilizzazione e l’assistenza nella società. Viviamo troppo di miti.
6. La cosa che salta all’occhio è il razzismo che credo esista in modo ancora molto radicato. E’ per questo che nelle trame dei tuoi romanzi ne parli?

Joe: Vedo molto razzismo in Italia e in tutti gli altri Paesi in generale. Semplicemente ce ne rendiamo più conto e di fatto siamo più aperti al riguardo. Francamente negli ultimi dieci anni, le cose sono molto migliorate. Ci sono quelli che non possono sopportare un presidente nero ma la maggior parte dei giovani non pensa più a questo. La stessa cosa per gli omosessuali. E’ un problema minore rispetto al passato. Gli ultimi dieci anni hanno visto dei cambiamenti radicali. E in meglio, per quanto riguarda questi argomenti.
7. I tuoi personaggi, Hap & Leonard, come nascono? Uno è bianco e repubblicano, l’altro è gay, omosessuale e liberal. Descrivili con parole tue.
Joe: Wow, l’ho fatto spesso. In poche parole, sembravano un contrasto interessante e, siccome conosco sia eterosessuali sia omosessuali e nessuna delle due categorie rientra nello stereotipo perfetto, si sono sviluppati naturalmente. Ai tempi in cui creai i personaggi, erano molto meno comuni. Il mondo si è evoluto nella sua direzione. Anche il fatto che Leonard fosse un repubblicano è in un certo senso sorpassato, visto che i Repubblicani oggi sono per lo più estremisti. Oggi Leonard assomiglia ad un democratico moderato. Tratterò di questo nei prossimi libri.

8. Qual è la cosa che ami di più o odi di più nello scrivere?

Joe: Talvolta quello che faccio può essere faticoso ma, nel complesso, amo scrivere. Amo alzarmi al mattino e sapere che scriverò. Amo proprio l’atto di scrivere ed amo il fatto di avere scritto. Mi piace la varietà di cose che posso scrivere.

9. E cosa ne pensi dell’editoria italiana?

Joe: È stata molto importante per me.

10. Come nasce la stesura di un tuo libro? Che metodo usi?

Joe: Ho solo una vaga idea e un giorno capisco che devo scriverlo. Non mi rendo conto che sto creando la trama se non al momento in cui lo faccio. Semplicemente mi sembra che sia lì per me quando mi siedo a scrivere. Sono sicuro che è il mio subconscio a fare tutto il lavoro.
11. Ho letto da qualche parte che odi la violenza ma, di tutti i libri che ho letto, ne salvo davvero pochi sotto questo aspetto. Anzi, delle volte mi ha colpito la crudeltà descritta nei tuoi racconti, come “Il lato oscuro dell’anima”, dove si parla davvero di cattiveria allo stato puro. Come lo spieghi? E’ forse un modo per esorcizzarla?
Joe: E’ un modo per esorcizzarlo e per mostrarlo per quello che è, ma talvolta è anche la sola risposta possibile. A livello di autodifesa, intendo. Tu cerchi di farmi del male ed io rispondo nello stesso modo.

12. Ho cominciato a conoscerti qualche anno fa, con “Tramonto e polvere” libro regalatomi e di cui mi sono innamorata subito, per lo stile inconfondibile che definirei “lansdaliano”. Ho apprezzato molto, come donna, il ruolo che hai assegnato alla protagonista. Cosa ne pensi del ruolo delle donne nei tuoi romanzi?
Joe: Ho diversi racconti in cui le donne sono i personaggi principali. Vorrei anche precisare che benché “Cielo di sabbia” sia raccontato da un uomo, si parla di Jane. Il nuovo romanzo che uscirà con Einaudi, “Edge of dark water”, ha come protagonista una donna. Negli ultimi due libri di Hap e Leonard, Brett e Vanilla Ride sono personaggi di rilievo. Infatti, le donne sono spesso importanti nei miei libri, anche se non sono loro a raccontare la storia. Ci sono donne forti in quasi tutti i miei libri.

13. Un altro libro che mi è piaciuto tantissimo è “La sottile linea scura”, storia di avventura di un bambino che si mette a fare l’investigatore..ed è un po’ quello che abbiamo fatto tutti da piccoli.
Quanto credi che siano importanti le esperienze che si fanno da bambini?
Joe: È tutta una questione di esperienza. Più ne hai, meno pensi che tutto fili liscio e meno sarai capace di credere che le cose andranno bene. Devi lavorare parecchio per fare in modo che ciò avvenga eppure, nonostante tutto, molto sarà ancora fuori del tuo controllo. La gioventù è essere inconsapevoli.

14. Da quale romanzo vorresti che facessero un film?

Joe: E’ stato tratto un film dal mio romanzo “Bubba Hotep”, ed è appena stata realizzata la versione cinematografica di due miei racconti, “Panico sulla montagna” (titolo originale “Incident on and off a mountain road”) e “Natale con i morti” (anche qui, titolo originale “Christmas with the dead”), e sono in fase di editing. Si sta parlando di fare il film anche di “In fondo alla palude”, “Il drive-in”, “Freddo a Luglio” e “L’ultima caccia”. Vedremo cosa succederà. Sono tutti libri che mi piacerebbe vedere trasposti in film. Altri libri di cui in particolare mi piacerebbe ne facessero un film sono “La sottile linea scura” e “Tramonto e polvere”.

15. Da quali scrittori sei stato influenzato maggiormente?

Joe: Sono tanti e diversi… Flannery O’Conner, Harper Lee, Ernest Hemingway, Ray Bradbury, Richard Matheson, William Goldman, Charles Beaumont, Fred Brown, Raymond Chandler, Mark Twain, James Cain, Dashiel Hammett, Gerald Kersh, Robert E. Howard, Rod Serling, principalmente attraverso Twilight Zone. Glendon Swarthout, Pete Hamil, Jack London…Ti bastano?
16. Ho letto che hai praticato per molto tempo le arti marziali. Quanto ti sono servite nel tuo lavoro di scrittore? A tenere lontana la concorrenza?

Joe: A breve saranno cinquant’anni che pratico arti marziali. Sono stato ammesso proprio lo scorso week end alla Hall of Fame di Arti Marziali degli Stati Uniti. Ero già parte di quella internazionale. E’ un onore. Mi aiuta a concentrarmi, ad avere disciplina e ad affrontare le avversità. E’ molto importante nella mia vita.

Non mi era ancora capitato prima..ma ho come la netta sensazione che avrei potuto chiedergli davvero di tutto e di più ma, nonostante forse le domande sembreranno trite e ritrite per uno scrittore della sua elevatura, ha dato comunque la stessa importanza alla mia intervista rispetto ad altri. E di questo lo ringrazio molto.

Alla prossima Joe!

Commenti

  1. Grande Cecilia! E’ stato difficile ottenere l’intervista? Chissà che emozione: come sempre sei stata bravissima!
    Ciao!
    Johnny

  2. Grazie doc!!! E’ stato difficile per due motivi: uno è che lui, come immaginerai, è presissimo da impegni vari; due è che, dovendo tradurre domande e risposte, è stata lunga..

  3. Fantastico! Adoro Lansdale…davvero.
    Ho scoperto il tuo blog, finalmente uno sul mio genere. Se vuoi passare a trovarmi http://www.tramestiointeriore.blogspot.it
    saluti.
    alessia

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