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Contorni di Noir | August 23, 2017

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Intervista a Linwood Barclay

| On 16, Set 2011

foto di Linwood Barclay

Oggi sul mio blog Contorni di noir uno scrittore molto simpatico ed eclettico, Linwood Barclay, che ho avuto modo di conoscere di persona al Festival Blues di Piacenza 2011 e che mi ha concesso questa intervista.
1. Linwood Barclay, una lunga biografia.. Cosa vorresti che sapessero di te i tuoi lettori?

L.: Sono nato negli Stati Uniti ma i miei genitori si sono trasferiti in Canada poco prima che compissi 4 anni. Ho gestito un villaggio turistico e un campeggio per roulotte verso la fine della mia adolescenza e a 22 anni ho avuto il mio primo lavoro giornalistico. Nel 1981 sono stato assunto dal più grande giornale canadese, il Toronto Star, dove ho lavorato fino al 2007. Negli ultimi 14 anni trascorsi li ero il giornalista che curava la sezione umoristica del giornale.

 2. Racconti spesso, nei tuoi romanzi, scene di vita quotidiana. I rapporti con i vicini di casa, tra genitori e figli. Mi ha colpito particolarmente una frase che citi in “Senza dirsi addio”, che dice: “Quanto siamo estranei uno all’altro e quanto poco sappiamo delle persone che ci sono più vicine.”
Davvero siamo così? Pensi che viviamo in una società in cui non si conoscono a fondo le persone che ci vivono accanto? Da cosa dipende, secondo te?E cosa pensano i tuoi figli?
L.: Penso che la gente spesso mantenga dei segreti alle persone vicine perché loro sono quelli che sarebbero più colpite dalla verità. 

3. Dopo l’avvento di internet e dell’era tecnologica, ora possiamo comunicare dall’altra parte del mondo e acquisire un bagaglio di informazioni pazzesco. Pensi che la comunicazione e l’informazione siano servite a conoscere meglio chi ci circonda? O forse ci ha allontanati?
L.: Siamo collegati alle persone più che mai prima d’ora, ma a volte penso che preferiamo questi nuovi metodi per tenersi in contatto anzichè vedere qualcuno di persona. 

4. Quanto hanno contato nello stile della tua scrittura gli autori che in genere leggi?
Non penso che gli autori che leggo adesso influenzino il mio stile tanto quanto quelli che ho letto quando ero giovane. Ross Macdonald, che ha scritto la serie di libri investigativi di Lew Archer, probabilmente mi ha influenzato più di un singolo scrittore. 5. Quanto conta nei tuoi romanzi l’aspetto psicologico e quanto l’effetto sorpresa?
L.: Sono entrambi molto importanti, anche se sono più consapevole della struttura negli imprevisti e nelle sorprese. Il contenuto psicologico semplicemente capita, penso. 

6. Tra i romanzi che hai pubblicato, quale ha richiesto il maggior impegno nella stesura e perché?
L.: The Accident. L’ho riscritto diverse volte. Penso che sia il miglior libro che io abbia scritto, ma ha richiesto molto lavoro per questo. 

7. Quando scrivi e dove? Descrivimi la tua giornata tipo.

L.: Scrivo a casa, nel mio studio, circondato da giocattoli, libri e disegni di auto degli anni ’50 che fece mio padre. Era un artista commerciale. Quanto scrivo un libro sono in studio verso le 9 e lavoro fino alle 5, con molte pause, inclusa qualche partita a golf con la Wii. 

8. Ti abbiamo avuto spesso ospite in Italia in occasione della presentazione dei tuoi libri, insieme ad altri grandi scrittori come Lansdale, Willocks, Ellroy. Con quale definizione descriveresti l’editoria americana rispetto a quella italiana? L’iter per la pubblicazione è simile o differente?
L.: Devo confessare che non ne so abbastanza sull’iter editoriale italiano per dire quanto sia simile o diverso da quello americano. Sono solo compiaciuto che i lettori italiani apprezzino i miei libri.
9. Quali consigli daresti ad uno scrittore alle prime armi?
L.: Leggere molto. Scrivere molto. Impari molto facendo entrambi. E non arrenderti, non lasciare che le critiche ti abbattano a lungo. Può essere una strada molto lunga prima di essere pubblicati, ma devi continuare a insistere. 

10. Vuoi raccontarci I tuoi progetti per il futuro?
L.: “360”, il mio prossimo libro, è finito. Ora sto cominciando a stendere la trama del libro che uscirà dopo.

E qui finisce la mia intervista, con la certezza di voler leggere ancora tanti suoi libri, visto che ho appena imparato a conoscerlo e apprezzarlo!
Qui le mie recensioni di: Senza dirsi addio e Il vicino di casa


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