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Contorni di Noir | November 18, 2017

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3 Commenti

Al mio fratellone

| On 13, Ott 2011

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Alla fine ha vinto lui, il bastardo. Mi ricordo un anno fa, quando mi dicesti: “Sei seduta?”. E mi raccontasti quello che i medici ti avevano trovato al polmone. In effetti, quella tosse fastidiosa che ti portavi dietro da un po’ era di per sé un campanello, ma non avrei immaginato quale porta si sarebbe aperta. In realtà, si è aperta una voragine. Ho iniziato a piangere, e insieme al pianto, urlavo. Ma quella voce non sembrava la mia, sembrava quella di un animale ferito, che non riesce più ad alzarsi. Ho ascoltato i tuoi racconti per un anno intero, il tuo calvario tra medici di Verona, di Milano, Bologna, Forlì. Non riuscivo a capire dove trovassi tutta quella forza. Tante volte mi sono chiesta: “Ma se fosse capitato a me, avrei agito come lui?”. Penso di no..Tu eri unico anche in quello. Forse ti saranno serviti i tuoi dieci anni di militare, o ti hanno spronato i tuoi bambini, forse la paura di lasciare tua moglie in balia della vita, senza di te e tu senza di loro. So che hai combattuto come un leone, fino alla fine. Ti ho visto combattivo anche quando ti ho visto, l’altro ieri, il fisico già devastato, ma la testa lucida e la voglia di continuare.

Non che non sapessimo cosa significa avere una malattia devastante. Avevamo visto già spegnersi nostra madre, ma lei lo ha fatto lentamente, in 11 anni. E forse ci ha fatto abituare all’idea che prima o poi ci lasciasse. Come se ci si possa abituare a una cosa del genere. No, non ci si abitua. Soprattutto quando sei bambino e non ti rendi conto perché tua madre un giorno c’è e il giorno dopo ti dicono che non c’è più. Abbiamo già vissuto la mancanza di un genitore fin da piccoli. E il destino ha voluto che i tuoi figli si trovassero nella stessa situazione.. Mi chiedo il perché.
Mi hanno detto: “Tu non puoi capirne la ragione, ma il disegno di Dio esiste e se è successa questa tragedia, una ragione esiste.” Ma quale? Quale disegno può esserci nel lasciare una famiglia distrutta? Io penso invece che questo ci debba insegnare a vivere meglio, perché la vita è talmente breve che finisce ancora prima di iniziare. La morte ci segue, silenziosa, in passiva attesa, mentre noi pensiamo sempre di avere tanto tempo davanti. Rimandiamo decisioni importanti, serbiamo rancori per anni e anni, non ci accontentiamo di ciò che abbiamo e abbiamo l’ambizione di poter avere di più. Ma quello che abbiamo è già tutto quello che ci serve.
Come posso riuscire in poche parole a spiegare cosa mi mancherà di te? La mia chiacchierata quasi giornaliera, le tue fossette quando sorridevi, il tuo modo di prendermi in giro e subito dopo intavolare discorsi serissimi, il tuo modo di affrontare il lavoro e le responsabilità, la tua grinta. Il tuo modo di farti amare da tutti.
E tutto questo non può essere dimenticato 2 metri sotto terra. Perché quello che hai lasciato circonda tutto e tutti. E ti piangeremo tutti. Qualcuno ha detto che ti sarebbe piaciuto, uscendo dalla chiesa il giorno del tuo funerale, che si alzassero le teste al cielo e ti salutassimo. Io l’ho fatto. In una splendida giornata di sole.

Ti voglio bene, fratellone.

Commenti

  1. che altro dire?
    dalle tue parole si capisce quanto era una bella persona tuo fratello.
    E quanto ne sei una degna sorellina.
    zio fred

  2. Ciao Cecilia!
    dalle tue toccanti parole si capisce quanto gli fossi vicino. E penso che rimarrete per sempre ancora vicini – non sono parole, veramente ci credo, nessuno di noi morirà mai fin quando rimarrà nel ricordo di chi ha lasciato.
    Un abbraccio!
    Johnny

  3. Cosa dire , Cecilia cara, se non che mi hai fatto piangere? Ho vissuto con te, da lontano, questo calvario nei tuoi racconti periodici.
    E non trovavo mai parole per consolarti, per darti coraggio.
    E non le trovo ora.
    Tutta la mia parlantina si esaurisce qui, davanti alla foto di questi due fratelli abbracciati in un momento felice.
    Ti voglio bene.
    Rosy

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