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Contorni di Noir | December 14, 2017

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2 Commenti

Intervista a Roberto Costantini

| On 04, Ott 2011

roberto costantini
Oggi su Contorni di noir è venuto a trovarci Roberto Costantini, che ci ha concesso questa bella intervista:
1. Roberto Costantini, ingegnere e consulente di grandi aziende, all’improvviso si ritrova sotto i riflettori come l’erede di Stieg Larsson. Che effetto Le fa?
R.: Beh, intanto tra Larsson e me passa qualche milione di copie e io sono un ingegnere che mette tutta l’immaginazione nei libri ma non nella realtà. Vi dirò che effetto mi fa quando le avremo vendute.
2. Ho letto che il romanzo è nato grazie al Suo lavoro, tra un viaggio e l’altro, prendendo appunti in aereo..ma in genere si legge, non si scrive. Come è nata l’idea di passare da lettore a scrittore?
R.: Da quando avevo 17 anni. Leggevo Agatha Christie che discutevo con un altro coetaneo appassionato come me e scrivevo tutte le possibili variazioni alla trama.
3. Com’è stato l’iter per farselo pubblicare?
R.: Ho incontrato uno degli editor di Marsilio e gliene ho parlato. Cosa sia poi successo al loro interno davvero non lo so, ma dopo un paio di mesi mi è arrivato un contratto.
4. Lei è nato in Libia e all’interno del romanzo vi sono vari accenni al Suo Paese. Che ricordi Le ha lasciato?
R.: Solo belli. Dei posti, della gente, degli odori. Nessuna nostalgia però. E’ come il ricordo di una donna che hai amato e che un giorno, di colpo, è svanita nel nulla. Ho ricordi meno piacevoli del comportamento dell’Italia in quella circostanza, ma è un altro discorso.
5. Un ritratto dell’Italia davvero rattristante. Una partita di calcio (mondiali del 1982) che ha il potere di annebbiare la mente a tal punto che si dimenticano le priorità. E’ davvero così l’italiano medio?
R.: Michele Balistreri da giovane, negli anni 80, incarna in modo esasperato alcuni vizi dell’italiano medio. Credo fermamente che quella sera, con tutti gli italiani incollati davanti alla TV mentre Rossi e Tardelli stendevano la Germania, un delitto come quello da cui parte Tu sei il Male non avrebbe avuto molti ostacoli e testimoni. E che nell’atteggiamento di Balistreri quel giorno si fondono egocentrismo, superficialità e maschilismo, tutti vizi abbastanza diffusi.
6. Il personaggio principale è Michele Balistreri. Un uomo che commette parecchi errori e passa la sua vita nel rimorso. In fondo, un egoista che ha anteposto le sue debolezze e le sue necessità al suo lavoro e agli altri. Un cinico, insomma.. Anche qui pensa che corrisponda alla realtà degli italiani?
R.: No, Michele Balistreri è un giovane con un passato molto turbolento , assolutamente atipico. Il secondo libro racconterà la sua adolescenza, segnata da due atroci delitti che, insieme al turbolento rapporto col padre e all’avvento di Gheddafi, sconvolgeranno la sua vita e segneranno il suo destino. Quello che vediamo in Tu sei il Male nel 1982 è un ribelle che disprezza tutto e tutti, in primis l’Italia perenne traditrice, e non vede l’ora di tornarsene in Africa. Poi lo ritroviamo 24 anni dopo, nel 2006, spento e vinto. La sua educazione cattolica lo ha schiacciato nel rimorso, addio Omero e addio Nietzsche. Un uomo che “muore ancora prima di morire” e pensa “Credevo di cambiare il mondo, almeno un po’. Invece il mondo non se n’è neanche accorto e ha cambiato me.”. In questo sì che è tipico: la vita disgregante e per tanti versi insensata di tutti noi , spegne gli ardori, gli ideale e il coraggio in favore della moderazione che ci consente di sopravvivere .
7. Mi permetta di citare un’altra frase del suo romanzo: “Chi lotta con i mostri deve stare attento a non diventare lui stesso un mostro. Se tu scruterai a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà te.” E di mostri, all’interno di “Tu sei il male”, ne ho trovati tanti..E’ così facile passare dall’altra parte? E’ davvero così sottile la linea tra il bene e il male?
R.: Sì, il confine è sottile. Guardate con quanta facilità dei ragazzi apparentemente tranquilli tirano fuori i pugni dalle tasche per massacrare un coetaneo per una lite banale. Abbiamo lentamente ucciso le speranze dei giovani, l’entusiasmo per il futuro. Ed è così che la linea di separazione si assottiglia sempre più.
8. Ho trovato molto interessanti i suoi accenni ai pregiudizi morali e sociali che circondano la società di oggi. A partire dalla scontatezza dei crimini commessi da extra-comunitari, al concetto religioso di “giudizio” e di “perdono”, che influenzano le nostre decisioni. Non è incoraggiante..cosa dice? Siamo ancora lontani dall’integrazione e, come cita Nietzsche “La religione è un freno, è un modo di non vivere.”?
R.: La frase di Nietzsche è fatta propria da Michele Balistreri quando, dopo 24 anni, decide di riaprire le indagini fallite nel 1982 e affrontare il Male che continua a uccidere giovani donne. Nel senso che non ce la fa più a non vivere aspettando un Giudizio divino che separi buoni e cattivi. Il libro è scritto in modo da lasciar scegliere il lettore: può far proprio il punto di vista di Balistreri o quello del cardinale Alessandrini. Certamente il rapporto Chiesa-Stato è un tema irrisolto in questo paese.
9. Nel romanzo, è molto forte anche la presenza di ostacoli che impediscono alle indagini di fare il loro corso, a ricordare che l’omertà non esiste solo ai livelli più bassi della criminalità. Da cosa dipende, secondo Lei? Ci si dimentica il significato di collaborazione per egoismo? O forse per paura?
R.: La società consumistica ha portato agli egoismi dei singoli. In Tu sei il Male ognuno protegge sé stesso e i suoi cari, indipendentemente dalle ragioni e dai torti. Cosa faremmo se un giorno un figlio o una figlia fosse accusato di un delitto? Cercheremmo di capire la verità o faremmo patti col diavolo per salvarlo comunque?
10. Quanto c’è di giallo e quanto di noir in “Tu sei il male”?
R.: Di giallo c’è la classica trama : un assassino implacabile che uccide tante donne e incide su di loro delle lettere che portano alla soluzione. Di noir c’è l’ambientazione realistica, gli ultimi 30 anni di un Italia che era a colori ed è diventata in bianco e nero.
11. Ha annunciato che il libro è il primo di una trilogia. Ci può anticipare qualcosa in merito?
R.: Qualcosa l’ho detto sopra. Tu sei il male si chiude in sé, alla fine il colpevole viene scoperto. Ma chi lo ha letto attentamente avrà notato che ci sono cose del passato di Balistreri che restano oscure. La trilogia del Male è più ampia, la storia più complessa, un’altra figura, femminile, già intravista in Tu sei il Male, diventerà chiave nella continuazione.
Le domande da fargli sarebbero ancora tante..ma sicuramente le occasioni non mancheranno!
Qui la recensione de Tu sei il male

Commenti

  1. Bellissima intervista, complimenti.
    Grazie anche per la recensione, grazie a te sto leggendo questo libro e lo trovo veramente notevole.

  2. Ti ringrazio, se vuoi fare un salto di nuovo quando avrai finito il libro, sarà un piacere.

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