Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | November 23, 2017

Torna su

Alto

2 Commenti

Intervista Anthony Neil Smith – in italiano

| On 01, Dic 2011

19591_486179414753055_1340522052_n
Anthony Neil Smith si presenta così su Facebook: “Io scrivo, io insegno. Mi piacciono i tacos e il vino”. Ha pubblicato “Yellow Medicine” con protagonista il poliziotto Billy Lafitte e sta avendo un successo incredibile!
Qui la mia recensione Yellow MedicineOggi, finalmente, la traduzione in italiano dell’intervista che ho realizzato e della quale sono particolarment fiera! Vi consiglio di leggere fino in fondo, perché è davvero interessante..

1. Com’è nata l’idea di creare un personaggio di questo tipo?
A.: Una parte mi è venuta dalla rabbia che ho provato nei miei primi mesi in Minnesota. Io sono una persona del sud che si è spostata al nord per il mio nuovo lavoro alla Southwest Minnesota State University, ero solo e vivevo in una casa da brividi come quella dove vive Billy. Ero convinto che stesse succedendo qualcosa con “crystal meth” (è una droga) nel fienile abbandonato vicino, ma me ne son tenuto alla larga. Così Billy è stato il mio modo di rispondere alla solitudine e alla rabbia – ma lui ha avuto il potere di fare qualcosa a proposito.
Un’altra parte mi arriva dal mio interesse nel creare personaggi antipatici in modo tale che i lettori facciano ancora il tifo per loro. E’ un duro appello e molti editori rabbrividiscono ai “protagonisti antipatici”, ma io sono sempre stato attratto dal loro carisma. Come Vic Mackey in “The Shield” o Annibal Lechter in “Il silenzio degli innocenti”, siamo attratti da loro nonostante la loro ovvia cattiveria.
2. Billy Lafitte, l’anima persa in un uragano. Una bellissima definizione che rende proprio l’idea di uno che non riesce a stare fuori dai guai. E’, anzi, uno che se li cerca, i guai. Ma è davvero così cattivo Billy Lafitte? O semplicemente un debole?
A.: Probabilmente più debole, ma a lui piacerebbe pensare di essere “cattivo” o almeno “bastardo”. Lui usa il suo atteggiamento per avere ciò che vuole e anche per nascondere le sue debolezze. Lui non vuole essere solo. Vuole essere ammirato. Ma l’unico modo per ottenere ciò che vuole è attraverso le intimidazioni, sembra. Almeno questo succede in “Yellow Medicine”. Ciò che accade nel libro lo cambia. Non può sostenere il suo modo di fare nel momento in cui realizza che cosa questo ha fatto alle persone che lui ha a cuore.
3. Non pensi che ti sia fatto prendere troppo la mano nel descriverlo in modo così negativo?
A: Mi stai rimproverando ? Penso che Billy apprezzerebbe il fatto di essere descritto in quel modo, giusto purchè qualcuno sta parlando di lui. E’ bello essere il fuorilegge, e lui recita bene quella parte. Ma quando la realtà colpisce, lui è disposto a procedere o si tira indietro ? Oppure ha anche paura a tirarsi indietro ? In ogni caso, lui guarda se stesso come un pezzo di poliziotto rockabilly, una figura di Gene Vincent.
4. In genere, chi da adulto si trasforma in un delinquente, un assassino, un’emarginato, in genere ha avuto un passato difficile, un’infanzia travagliata. Billy Lafitte, anche qui, va in controtendenza. Figlio di un elettricista e di una maestra elementare. Un’adolescenza come tante altre..perchè si è trasformato in modo così negativo?
A.: Credo che in molti casi ai giorni nostri puoi vedere bambini privilegiati- genitori ricchi e famosi, o almeno autorizzati all’ agire bene e non rispettare la legge, pensando che questa non sia valida per loro. Si drogano, lottano, danneggiano il patrimonio. Dobbiamo chiamarli criminali o solo viziati ? I loro genitori ripuliscono i loro casini. Vedo Billy di più in quel filone. Lui è diventato un poliziotto per agire al di sopra della legge ed i suoi colleghi sarebbero li per ripulire i suoi casini, allo stesso modo in cui lui farebbe per loro. Io ammiro e rispetto davvero gli ufficiali di polizia. E’ un lavoro duro e io li saluto, ma noi vediamo anche la parte brutta quando qualche poliziotto corrotto finisce per portarsi via cose che non dovrebbe a causa di quello “scudo blu” di silenzio o protezione.
5. Pensi che, nonostante tutto, possa avere degli ideali a cui aggrapparsi?
A.: E’ leale verso coloro che ha a cuore. Perfino dopo il suo divorzio da Ginny, Billy ha sentito che lei sarebbe stata per sempre una parte del suo mondo. Doveva proteggere lei e i bambini, anche da lontano. Lui ha molto rispetto verso l’ex cognato per aver ricevuto una seconda chance. Morirebbe per Drew se questo salvasse lei. Quindi quel nocciolo del significato di lealtà è la sua guida, anche se deve giocare sporco per attenersi a questa.
6. Hanno spesso paragonato il tuo personaggio a Toby Sawyer di Victor Gischler, tuo amico nella vita, in “Notte di sangue a Coyote Crossing”, ma mi sembrano il giorno e la notte, l’eroe e l’antieroe. Ti trovi concorde in queste definizioni? Potrebbero andare d’accordo insieme?
Penso che Toby penserebbe che Billy sia un “jock” (è un termine dispregiativo usato dagli inglesi verso gli scozzesi)  e non il suo tipo di amico. Solo un pallone gonfiato. Toby è di buon cuore e lo diventa ancora di più durante “The deputy” perché vuole essere un buon padre. Billy prova ad essere padre, lo diventa e se ne va. Vuole proteggere i suoi figli ma non può crescerli. Ammetterei che sono eroe ed antieroe, questi due ragazzi.
7. Il genere noir viene spesso associato ad autori come Derek Raymond, Jim Thompson, James Ellroy. Ti spaventa essere messo a confronto con scrittori di questo calibro?
A.: Spaventato ? No, no, no. Accetto volentieri qualsiasi confronto. Io amo quegli scrittori. Una cosa che ho trovato interessante su Jim Thompson, dalla biografia di Robert Polito, è stato che lui era particolarmente impressionabile da violenza e sangue. E questo mi fece pensare, bene, ovviamente. Il miglior scrittore noir è quello che ti fa impaurire. Ma tu non puoi smettere di leggerlo. Diventi dipendente dell’impaurirti. Quanto orribilmente può trattarsi la gente ? Questa è la vera attrattiva nella lettura del noir, immaginando l’intensità della disperazione e giustificazione dei personaggi.
8. Credi sia abbastanza conosciuto e apprezzato come genere? O, commercialmente, non funziona?
A.: Come genere commerciale, non molto. Almeno un noir non completamente maturo. Come “aroma” o “spezia” nei libri thriller e gialli è eccellente. La gente apprezza l’atmosfera del noir pur volendo finali più felici. Io credo che il reale apprezzamento per full-noir (il noir al 100%) arrivi più dalla massa di fiction letteraria, specialmente quando ci sono rapporti con scrittori rurali come Thompson, Daniel Woodrell, Cormac McCarthy e Dorothy Allison.
9. Quanto c’è di pulp e quanto c’è di noir nel tuo stile? O come definiresti il tuo stile di scrittura?
A.: Lo descriverei come “rotto”. Voglio frammenti di racconti per unirli e dare un senso al contesto. Un professore una volta disse che la mia condanna era essere “inchiodato all’anomalo”, e a me è piaciuta. Voglio eliminare tutto ciò che non è necessario e rimanere più vicino possibile al personaggio senza andare dentro torrenti di coscienza, perché non c’è vero stile in quello. Lo stile è nel costruire il momento. Elaborare i pensieri in modo che il lettore sia assorbito dalla storia, non facendo attenzione allo stile, ma sapendo che c’è qualche ragione per cui non possono averne abbastanza della storia. Il risultato è un ritmo più veloce, almeno la sua l’illusione.
10. “Yellow Medicine” è il tuo romanzo d’esordio in Italia, ma in realtà hai scritto quattro romanzi in tutto. Ci vuoi descrivere di cosa parlano gli altri libri? A quale sei più affezionato e quale di questi vorresti veder tradotto in Italia?
A.: Ho alte speranze che la prossima storia di Billy Lafitte, “Hogdoggin”, sarà pubblicata in Italia. Penso davvero che sia un libro forte, pensando a Billy come terza persona, dal punto di vista di diversi personaggi. Fuggendo dal’agente Rome, Billy si unisce a una banda di motociclisti. Che ne dici ?
Spero anche che il mio primo libro, “Psychosomatic”, trovi una casa laggiù. E’ ciò che chiamo il mio “cartone noir”, una vera corsa pazza.  
Il mio prossimo libro è forse il mio più complesso e vedremo se chiunque in Italia lo considererà tale. E’ intitolato “All the Young Warriors” ed è più un thriller che un libro noir.
11. In un passaggio del libro, descrivi l’orrore dell’uragano Katrina e i disastri che ha causato. Dov’eri tu quando l’uragano si è abbattuto sulle zone del Mississippi? Il comportamento di Billy Lafitte riflette in parte quello che è successo in realtà?
A.: Ero appena partito dal Minnesota quando si è abbattuto l’uragano Katrina e la mattina stavo parlando con mia madre sulla costa del Mississippi e lei disse “Sta entrando dell’acqua in casa, devo andare”. E ha riattaccato. Non sono stato in grado di mettermi di nuovo in contatto con lei.
Quando sono riuscito a contattarla, ho scoperto che la casa di mia nonna, quella di mia sorella e dei miei genitori erano state allagate. Il luogo dei miei genitori era il peggiore. E non c’era nulla che io potessi fare. Quando ho accennato che sarei andato li per aiutarli mia mamma disse “Così anche tu diventerai affamato e miserabile. Resta dove sei”.
Ma tutta la mia famiglia rimase, ricostruì nuovamente e così stanno facendo. Quando finalmente sono andato il mio patrigno mi ha fatto fare un giro sulla Ninth Ward, dove c’era stato il peggiore allagamento di New Orleans. Era successo da quattro mesi e tutto era ancora abbandonato, spettrale. Il mio patrigno era un impresario di pompe funebri a New Orleans, quindi lui era responsabile di molti dei corpi che furono ritrovati.
I loro quartieri sembravano come un video gioco post-apocalittico. Era misterioso.
Quindi quella sensazione di essere un esule si è cementata in me, cosa che ho riportato anche alle emozioni di Billy. Ora ogni volta che visito il mio paese natale, sembra sempre più decomposto. Quasi come se nessuno avesse la volontà di provare. Anche con le grandi case sul mare ristrutturate e le più modeste case di media classe sistemate, c’è una coltre di morte nell’intero luogo.
12. Ho letto che ti piace molto il genere musicale di psychobilly, tanto da farne accenno nel romanzo, quando parli di Drew, una ragazza che ha conquistato il cuore di Lafitte e che canta proprio in una band di psychobilly. Se dovessi abbinare una canzone al romanzo, quale sceglieresti?
Mi piacciono molti diversi tipi di musica, ma il country alternativo e il rockabilly hanno un posto speciale. Ho scoperto la psycobilly e pensavo che riflettesse le sensazioni del libro. Così ascoltai questi gruppi locali di disadattati suonare psycobilly per gente a cui non piacevano granchè. Pensavo che ciò dimostrasse quanto dovevano sforzarsi di far qualcosa per fuggire dalla tipica noia di chi vive fuori nella prateria, a miglia da qualsiasi cosa. E anche questo ha attratto Blilly. Dovendo ricominciare così lontano da casa, per vedere questa magnifica donna disposta a vestirsi come un barbaro con il gruppo, ma che era una persona diversa nella vita quotidiana.
C’è un gruppo chiamato “The Chop Tops” che sto realmente spingendo. Ho ascoltato la loro canzone “My Curse” per tutto il tempo in cui ho scritto il libro.
13. Nonostante questo personaggio così “impegnativo e predominante” nella trama di Yellow Medicine, non manca lo spazio per descrivere quanto sia cambiato l’atteggiamento degli americani in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre a New York e quanto sia ancora presente e strisciante la paura. Cosa pensi si possa fare per una società più sicura?
A.: La gente non dà più molto per scontata la propria sicurezza. Ciò che vogliamo per davvero è naturalmente la sicurezza invisibile che ci protegge senza intromettersi nel privato. Ma ciò non è possibile senza rinunciare a molta privacy. La gente pensa che la sicurezza del nuovo aeroporto in America sia esagerata, ma, che importa se stanno facendo tutto questo curiosare a nostra insaputa? E non lo stanno già facendo? Quindi mi sento più sicuro, mi sento più sicuro sugli aerei. Non penso che saranno più dirottati o distrutti dalle bombe. E mi sento abbastanza sicuro nel rurale Midwest. Pertanto la domanda principale in Yellow Medicine che riguarda i terroristi sarebbe “che succede quando vengono nella tua città”? Non la grande città, ma la piccola. Come ciò cambia le cose? Noi tutti consideriamo la metamfetamina come un flagello “locale” ma sappiamo che le fonti del denaro in Afghanistan sono l’oppio e l’eroina, quindi perché i terroristi non possono “dare la caccia” e cercare di prendere tutto quel denaro procurato dalla metamfetamina in America, specialmente i terroristi nostrani? Non si può dare per scontata, ecco ciò che sto dicendo.
14. Com’è stato il tuo approccio con i lettori? Sei stato anche in Italia per presentare il tuo romanzo, insieme al tuo amico Victor Gischler, ma anche insieme a Massimo Carlotto, Tim Willocks, J.R. Ellroy, Linwood Barclay, Joe R. Lansdale. Dei “must” della letteratura americana. Che effetto ti ha fatto?
A.: Mi piace essere accessibile. Mi piace pensare che i miei lettori possono essere come i miei studenti. Quando sono qui, la porta del mio ufficio è aperta e chiunque è il benvenuto se fa un salto per una chiacchierata. Mi piace conversare su Twitter, o fare commenti sul mio blog o su Facebook. Mi piace sentire ciò che pensa la gente anche se è critica. Nello stesso tempo, penso di avere on line “una persona” che lavora per me. Questo sono io  “lo scrittore”. Quindi non rivelo tutta la mia vita a chiunque arrivi. Credo sia una cosa necessaria per un autore. Tu dai abbastanza di te stesso mentre non riveli qualcosa. La stessa cosa con le celebrità e i paparazzi. Questi idioti paparazzi però pensano di essere autorizzati a prendere anche l’aspetto privato. Ebbene non lo sono.
Ho trascorso un periodo fantastico in Italia al “Dal Mississippi al Po Festival”, mi è piaciuto tantissimo incontrare gli scrittori che ha nominato. Mi sono sentito molto stimolato a Piacenza perché le domande e le conversazioni sui libri erano molto avvincenti. I lettori italiani tengono in seria considerazione la narrativa, perciò è bene avere quel tipo di risposta. E’ stato anche positivo poter avere molte più conversazioni personali con questi scrittori di quanto diremmo ad una grande conferenza come Bouchercon. C’era un vero senso di comunità tra noi, eravamo tutti allo stesso hotel, viaggiavamo nelle stesse macchine, mangiavamo allo stesso tavolo ogni giorno. Mi è piaciuto davvero il modo in cui rapidamente tutti sembravano andare d’accordo.
A questo punto mi fermerei, anche se le domande sono molte. Ti chiederei anche progetti futuri, ma vorrei che il protagonista fosse, in questo momento, Billy Lafitte e “Yellow Medicine”. Il resto…alla prossima intervista!
Ti ringrazio molto per questa intervista. Mi è veramente piaciuta. Il mio prossimo libro sarà pubblicato da un editore sulla rete. Al momento non ho nessun piano per una pubblicazione su stampa, sto sperimentando nuove cose. Quel libro si chiama All the young warriors ed è più un thriller che un romanzo noir, ma ancora molto dark. Spero che “Hogdoggin”, il prossimo romanzo di Billy Lafitte sia tradotto (anche se mi è stato detto che il titolo dovrà cambiare per il pubblico italiano) e se conosci un po’ l’inglese, puoi dare una sbirciatina alla sezione di apertura del terzo romanzo Lafitte, The Baddest Ass, sulla rivista Pank (http://bit.ly/nwDCMh). Spero di finirlo il prossimo anno.

Commenti

  1. ottima intervista, mi ha incuriosito. 😉

  2. Grazie Al, è un grande onore averti ospite sul blog 🙂

Se vuoi... commenta