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Contorni di Noir | August 23, 2017

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Maurizio De Giovanni – Per mano mia

| On 05, Dic 2011

Per mano mia
Il libro:
Editore Einaudi / Stile Libero Big
Anno 2011
316 pagine – brossura 
La trama
Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di Natale in casa Cupiello, dietro l’immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza.
La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull’ingresso, mentre l’uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate.
Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere piú d’uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l’amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre piú in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità.
In compagnia del fidato, ma non privo di ombre, brigadiere Raffaele Maione, che in questo romanzo conquista un deciso ruolo di comprimario. E insidiato nella sua solitudine da una altrettanto inaspettata rivalità tra due giovani donne che piú diverse non si potrebbe. Tra le casupole dei pescatori immiseriti e gli ambienti all’avanguardia della Milizia fascista, una città sempre piú doppia e in conflitto avvolge Ricciardi e Maione in spire sempre piú strette.
Fino allo scioglimento, in una magnifica lunga sequenza ricolma di voci, sapori, odori.
E sangue.
Eccomi qui, pensò Ricciardi. Uno come tanti, in mezzo alla folla. Né grasso né magro, né alto né basso; le piccole mani nervose affondate nelle tasche del soprabito, un ciuffo ribelle di capelli sulla fronte. Uno come tanti, in mezzo alla folla. L’unica differenza, rifletté con amarezza, è proprio la folla. La mia è fatta di vivi e di morti, di indifferenza e di dolore, di urla e di silenzi. Sono l’unico cittadino di una città fatta di gente che è morta e pensa di essere viva, o di gente che respira e pensa di essere morta.”

Napoli, anni ’30. Una città piena di contrasti, dove la vecchia borghesia, discendente da nobili aristocratici, convive con la nuova borghesia, quella commerciale, e con il proletariato, in realtà gente povera in canna. L’humus adatto per covare invidie e gelosie, rabbie e dissapori.
Il Natale è alle porte. Chi si scalda davanti al caminetto acceso e pensa al sontuoso menu da preparare, chi dorme sotto un ponte, in attesa che una mano generosa consenta di comprarsi un po’ di vino e scaldarsi così insieme ai compagni di sventura. I pescatori sperano in una rete generosa, grondante di pesci, sapendo che in alternativa non avranno da dare cibo ai propri figli. Le vie brulicano di bancarelle e attraverso la descrizione dei prodotti tipici partenopei nel periodo natalizio, mi immergo nel profumo e nell’aroma di quei cibi.
Il Natale è un’emozione” e a Napoli lo senti nell’aria molti mesi prima, vedendo gli artigiani nelle botteghe che, con i loro coltelli affilati sagomano le statuine per il presepe. Gli stessi coltelli, forse, che hanno sgozzato Costanza Garofalo e suo marito, centurione della milizia portuale. Sono stati trovati in un lago di sangue all’interno del loro appartamento, lasciando orfana una bambina. Neanche il portiere dello stabile, offuscato dai fumi dell’alcol, si è accorto di nulla. Chiunque sia stato, ha agito indisturbato. A detta di molti, la coppia era molto conosciuta e rispettata, senza ombre né scheletri nell’armadio.
Certo, chi può avere voglia di uccidere proprio nel periodo di Natale? Ma non si deve essere tutti più buoni? Così pensa il commissario Ricciardi che, favorito (si fa per dire..) dalla visione dei morti un attimo prima della loro fine, vede i coniugi ripetere delle frasi, che al momento sembrano inconsistenti. “Cappello e guanti?”, chiedeva la Signora Garofalo. “Io non devo niente, proprio niente“, ripeteva a denti stretti Emiliano.
In un’epoca in cui le indagini sono affidate al sesto senso e alla perspicacia della polizia, senza prove del DNA, o tutti i mezzi tecnologici oggi esistenti, il commissario Ricciardi e il brigadiere Maione hanno vita difficile.
Maurizio De Giovanni ci conduce in  un’epoca che sembra lontana anni luce dai giorni nostri in cui, tra l’altro, anche le relazioni con l’altro sesso sono fatte di piccole conquiste, di un permesso per un saluto, di uno sguardo fugace. Un commissario Ricciardi diviso tra due donne, completamente diverse e forse per questo complementari. Enrica, dal carattere riservato e timido, un tiepido atteggiamento che non deve trarre in inganno sul legame profondo che sente per quell’uomo sfuggente. Livia, antesignana rispetto al periodo, volitiva e appariscente. Non avvezza all’essere rifiutata dagli uomini.
Un’epoca in cui si scrivono ancora lettere d’amore come quella, struggente, che Ricciardi scrive a Enrica.
Una città in cui il presepe diventa il fulcro della trama, e lo scrittore ci descrive particolari sulle sue origini  e sul significato di ogni statuetta. Niente è lasciato al caso.
Così come niente, in questo romanzo, è lasciato al caso. Ogni statuina avrà il suo posto, così come ogni morto avrà il suo colpevole. Grazie a Ricciardi.
Un plauso a questo romanzo e al dolce ricordo che lo scrittore ci ha voluto far rivivere accennando ai famosi fratelli De Filippo e al loro più che famoso “Natale in casa Cupiello“.
Lo stile è fluido, pulito, essenziale. Nulla da togliere, nulla da aggiungere.
Ho cominciato a conoscere Maurizio De Giovanni proprio con questo libro e me ne pento, perché credo di aver perso molto di Ricciardi. E per conoscerlo non devo fare altro che cominciare dal principio!

Qui l’intervista che ho realizzato, non perdetevela!  Intervista


Lo scrittore:
Maurizio de Giovanni (Napoli 1958) ha pubblicato con crescente fortuna da Fandango Libri il primo ciclo del commissario Ricciardi, ambientato nella Napoli del fascismo e composto da Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi (2007), La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi (2008),Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi (2009), Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi (2010). La serie è tradotta con successo dalla Suhrkamp in Germania, da Payot & Rivages in Francia, da Lumen e La Campana in Spagna. 
Per Einaudi, nel 2011, ha pubblicato Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (Stile Libero Big), con cui inizia il ciclo delle festività, sempre ambientato a Napoli.

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