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Contorni di Noir | October 17, 2017

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2 Commenti

Natsuo Kirino – Grotesque

| On 27, Mar 2012

Grotesque
Il libro:
Editore Beat Edizioni (prima edizione Neri Pozza nel 2008)
Anno 2012
928 pagine – brossura
Traduzione Gianluca Coci

La trama:

Gli uomini – i maschi intendo dire – vivono secondo regole che hanno stabilito da soli e unicamente per se stessi. E tra queste regole ce n’è una in base alla quale noi donne non saremmo altro che una specie di oggetto da possedere. Una figlia appartiene al padre, una moglie al marito.
Piuttosto, mi sapresti spiegare perché dobbiamo essere sempre noi donne, in questo maledetto mondo, ad avere la peggio e soffrire?” 
“E’ semplice, perché noi donne non sappiamo illuderci, non abbiamo fantasia a sufficienza.” 
“Vuoi dire che vivendo di fantasie e illusioni si può stare meglio?”. 
Due sorelle, figlie di una giapponese e di uno svizzero: Yuriko, bellissima fin da piccola, tanto da far apparire insignificanti e prive di ogni traccia di femminilità le altre – compresa la sorella – tanto da definirle donne solamente dal punto di vista biologico. Così bella da essere perfetta, così perfetta da essere un “mostro”. L’altra, la cui presenza è talmente inconsistente da non figurare il suo nome per tutto il romanzo, è l’io narrante della storia. La storia di una figura femminile invisibile, che per colpa della sorella, vive sempre all’ombra dell’altra e arriva a serbare un rancore così forte, da desiderarne la morte o comunque di non vederla mai più. Se ne prospetta l’occasione quando il padre viene trasferito per lavoro in Svizzera e lei decide di restare in Giappone e vivere con suo nonno. Vuole iscriversi al liceo femminile Q, considerato una scuola d’élite nel Paese. Ma dovrà lottare con le unghie e con i denti per raggiungere un livello discreto. 
Satò Kazue, ragazza determinata e ambiziosa, che cercherà di farsi strada a tutti i costi. Ma, come Yuriko un anno prima, viene trovata uccisa e con chiari segni di violenza sul corpo.
I sospetti si concentrano su un immigrato cinese, che confessa l’omicidio di Yuriko, ma non il secondo, nonostante il modus operandi sia praticamente identico in entrambi. 
Un romanzo cinico, spietato, uno spaccato in cui non c’è spazio per l’amore e per la tenerezza. L’universo femminile è schiacciato, triturato, ingabbiato in situazioni diverse, in cui non sempre il tiranno è l’uomo, ma anche la stessa donna. Sì, perché quello che mi ha colpito nella narrazione, è il profondo senso di inadeguatezza che hanno le donne nei confronti di loro stesse e nei confronti della società giapponese, in cui l’uomo prevale e prevarica, soprattutto. 
C’è Yuriko, dalla cui bellezza cerca di trarre il maggior profitto, convinta di conoscere i desideri degli uomini e sicura che, assecondandoli, diventerà ricca e condurrà una vita agiata. Ma quello che raggiunge è solo la fama di prostituta d’eccezione. 
C’è la sorella, da tutti considerata insignificante e brutta, che a furia di gomitate a scuola, in famiglia e sul lavoro, raggiunge una posizione “decente”. Ma di una perfidia e di una cattiveria difficili da sopportare. 
C’è Mitsuru, sua amica e compagna di classe. “Era una creatura in possesso di una rettitudine e una gentilezza fuori dal comune, nel cui animo albergava un demone forse più grande di quello degli altri.” 
C’è Kazue, una sorta di Dr. Jekyll e Mr Hyde, che a causa della morte del padre, dovrà improvvisarsi impiegata modello di giorno e prostituta di notte per mantenere la sua famiglia. 
In fondo, tutte donne tristi e alla ricerca di qualcosa che non troveranno mai: il rispetto e la dignità. 
Una società che schiaccia ogni pensiero, ogni libertà. Kirino ha la capacità di far scaturire – almeno su di me – una rabbia indefinibile attraverso le sue parole, taglienti come la lama di un rasoio, in quello che risulta essere un fallimento della figura femminile. Nessuno emerge, nessuno si salva. 
La storia attraversa il periodo giovanile e il sopraggiungere dell’età matura trasformando i sogni e la bellezza in incubi e figure grottesche. 
900 pagine che scivolano e che, alla fine, lasciano un che di incompleto e di irrisolto. 
Perché il ritratto che emerge della donna è di un essere sconfitto, talmente debole da essere incapace di appropriarsi del suo diritto alla libertà, di scelta e di parola. 
Ma è davvero così che siamo? 
Arrivo alla fine di questa recensione, con la speranza di essere riuscita a trasmettere almeno un decimo della profondità di questo romanzo, assolutamente da leggere. 
La scrittrice:
Natsuo Kirino è nata nel 1951 a Kanazawa, un’antica città del Giappone centrale. Autrice di Le quattro casalinghe di Tokyo (Neri Pozza 2003) Grotesque (Neri Pozza 2008) Real World (Neri Pozza 2009) L’isola dei naufraghi (Giano 2010) Una storia crudele (Giano 2011) è tra le migliori scrittrici giapponesi contemporanee.

Commenti

  1. Avevo letto la quarta di copertina di questo romanzo durante una delle mie visite alla Feltrinelli e mi aveva colpito.
    Devo dire che, leggendo la tua recensione, sono ancora più determinata a leggerlo.
    Penso anch’io che la donna sia schiava prima di tutto delle sue insicurezze, dell’incoercibile bisogno di piacere all’Altro (uomo o società che sia) e quindi della sua incapacità di solidarietà con le sue “colleghe” di sesso.
    Aggiunto alla lista dei desideri.

  2. Grazie del tuo intervento, Gloria. Sono sempre interessata alla condizione delle donne in Paesi diversi dal nostro, per cultura e per abitudini. E il Giappone è unico e particolare – e non sempre con accezione positiva..

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