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Contorni di Noir | November 20, 2017

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Intervista a Sabine Thiesler

| On 27, Apr 2012

Sabine Tunger - Email, Fotos, Telefonnummern zu Sabine Tunger

Oggi ospitiamo sul blog di Contorni di noir Sabine Thiesler, che ho già avuto modo di apprezzare attraverso il suo romanzo La carezza dell’uomo nero e che ha pubblicato i suoi ultimi due romanzi con la casa editrice Corbaccio, l’ultimo del quale, “”Senza perdono”, uscito da poco in libreria.
1. Come nasce la scrittrice Sabine Thiesler? 
S.: Ho sempre scritto storie fin da bambina, ma dopo il diploma dapprima ho frequentato l’università, poi una scuola di recitazione, quindi ho recitato in teatro e in TV, sempre alla ricerca della mia strada. Poi ho cominciato a scrivere sceneggiature e allora ho capito che quella era la mia vocazione. Per 25 anni ho continuato a scrivere per il teatro e la televisione e solo nel 2005 ho potuto esaudire il mio sogno più grande; scrivere un romanzo. Ha riscosso subito grande successo in Germania e io ne sono stata molto felice e ho avuto la certezza che non avrei più fatto altro in vita mia. 
2. Ho letto i suoi trascorsi di attrice, oltre ad aver scritto vari film, serie per la tv e svariate opere che sono state rappresentate a teatro da lei e suo marito a Berlino. Chi tipo di ruoli interpretava e che tipo di opere preparavate? 
S.: Avevo una grande passione per il cabaret e scrivevo quasi esclusivamente commedie per il teatro che dirigevo a Berlino insieme a mio marito. 
3. Quali differenze ci sono tra il preparare una sceneggiatura e lo scrivere romanzi? Meno stressante la stesura di un libro? 
S.: Scrivere un film impone molte limitazioni: la vicenda deve essere narrata in 90 minuti, i personaggi non possono “pensare”, pensieri ed emozioni devono essere trasmesse con immagini e azioni. È un approccio completamente diverso. La cosa peggiore, però, è che tutto costa. Le scene troppo costose vengono eliminate, che siano o meno importanti per la trama. E poi la sceneggiatura dev’essere un compromesso tra autore, produttore, redattore e attori – e la storia ne soffre inevitabilmente. In Germania diciamo “troppi cuochi rovinano la ricetta”, e vale anche per la televisione. La creatività viene ridotta a una mediocrità genericamente compatibile. 
Del tutto diversa è invece la stesura di un romanzo: si è liberi, si può lasciar scorrere la vicenda come si vuole, si possono scegliere i luoghi preferiti (perché nessuna equipe deve compiere costosi sopralluoghi), si può raccontare impiegando tutto il tempo necessario, i personaggi possono pensare e riflettere, l’autore è onnipotente. E l’aspetto migliore: non bisogna scendere a compromessi. Con nessuno. 
E’ un lavoro meraviglioso, un balsamo per l’animo maltrattato e strapazzato di un autore e grazie a questa libertà nascono storie grandiose e straordinarie. 
4. Lei e suo marito avete deciso di vivere in Italia – più precisamente in Toscana. Com’è stato l’approccio rispetto allo stile di vita tedesco? 
S.: Non ci sono stati problemi. La gente è stata molto calorosa e ci ha accolto a braccia aperte. E lo stile di vita non è poi così diverso. Forse in Germania non è possibile vivere così isolati come qui. E questo ci piace tantissimo. 
5. La sua prima pubblicazione è stata “La carezza dell’uomo nero”, uscito con Baldini Castoldi Dalai. Com’è nata l’idea e quanto tempo ci è voluto per approntare il romanzo? Ha avuto difficoltà a farselo pubblicare? 
S.: Tutti i miei romanzi si basano su una minuscola idea che mi affascina e che mi piace analizzare per un anno o più. È stato così anche per “La carezza dell’uomo nero”. Avevo sentito parlare di una donna che vent’anni fa aveva perduto un figlio in Toscana. Era scomparso all’improvviso e lei era dovuta tornare a casa da sola. La vicenda mi ha turbato così profondamente che ho deciso di farne il nucleo del mio romanzo. Non esiste niente di più tragico dell’incertezza quando scompare un bambino. È il tormento più atroce che posso immaginare, e volevo occuparmi di una situazione simile. 
La stesura di un romanzo dura all’incirca un anno e mezzo. Dopo aver terminato “La carezza dell’uomo nero”, è passata meno di una settimana e un editore ha acquistato il manoscritto. Non riuscivo a crederci. 
6. Ho apprezzato la delicatezza nel trattare un argomento alquanto spinoso e delicato, la pedofilia. Com’è stato recepito in Germania rispetto all’Italia? 
S.: Il pubblico tedesco è rimasto scosso dal libro, perché io guardo “nella testa” dell’infanticida. In questo modo possiamo sapere che cosa pensa, che cosa lo muove, che cosa prova. Allo stesso modo scopriamo i pensieri delle vittime, cosa forse ancora peggiore. Ma è proprio questo aspetto che di solito viene tralasciato o addirittura manca completamente nei thriller. Sono convinta che l’aver creato un rapporto diretto con colpevoli e vittime abbia contribuito al successo di questo romanzo. Credo che il pubblico in Germania mi sia grato di aver scritto un libro del genere. 
Purtroppo non conosco la reazione dei lettori italiani. Non ho saputo niente, a parte i commenti degli amici. 
7. Lei ha figli? Se si, come vive il rapporto genitoriale in virtù anche della trama che ha scelto di raccontare? 
S.: Ho un figlio ormai grande e so come ama e che cosa prova una madre. Posso immaginare quali emozioni provochi in lei un’esperienza del genere. Sicuramente è stato importante per raccontare la vicenda nel modo in cui l’ho narrata. 
8. Mi ha incuriosito l’impostazione data al romanzo dando meno spazio, rispetto ai thriller tradizionali, alla figura dell’investigatore, inserendo l’assassino al centro dell’attenzione. E’ stata una scelta vincente? 
S.: Credo di sì. In quasi tutti i miei romanzi, mi sforzo di scrivere dal punto di vista dell’assassino. Non tengo mai nascosta l’identità del colpevole. Le indagini della polizia mi annoiano. E credo che il mio modo di raccontare un thriller sia decisamente più coinvolgente di quello tradizionale. 
9. Perché la scelta dei thriller psicologici? 
S.: Non mi interessano l’azione e la nuda brutalità, le trovo insignificanti e superficiali. Quello che mi interessa è l’elemento psicologico. Il male nasce nella testa, di solito è la conseguenza di un animo ferito, che a un certo punto non ce la fa più a integrarsi razionalmente nella società e scivola nella follia. Questa è la vita, questa è la realtà davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. Un thriller senza uno sfondo psicologico raffinato sarebbe piatto, esile e noioso. 
10. Un monito ai genitori sul prestare maggiore attenzione ai propri figli e nel diffidare di chi ci sta vicino, perché spesso “l’uomo nero” si nasconde tra le persone fidate. Ma è davvero così? Non si rischia di creare eccessivo allarmismo? Secondo lei i bambini vengono lasciati troppo soli? 
S.: È davvero così!!!!! Spesso gli assassini sono persone simpatiche, gentili e carismatiche. Vicini anonimi e disponibili e non “uomini neri”. Sulla fronte non hanno scritto “assassino”. È difficile proteggere se stessi e i propri figli da individui simili. Forse il mio libro può servire a rendere le persone più caute e diffidenti. 
11. Ora veniamo al romanzo, “Senza perdono”, in uscita per Corbaccio. Ce ne vuole parlare? Qual è stata la scintilla? 
S.:  In questo romanzo volevo discutere l’argomento della vendetta e quindi mi sono immaginata il proprietario di una casa per le vacanze da affittare in Toscana, che si trova ad affrontare il suo acerrimo nemico nelle vesti di un villeggiante. Rispetto al precedente romanzo “Dormi per sempre”  questo è una storia completamente diversa. La invito a leggerli, le prometto che non resterà delusa. 
12. Qual è il messaggio che vuole trasmettere? 
S.: Non ho messaggi da trasmettere. Il mio obiettivo è di intrattenere i lettori in maniera coinvolgente, per fare in modo che dimentichino, per qualche ora o qualche giorno, le preoccupazioni quotidiane e si immergano in un mondo che li affascina, li emoziona e fa spiccare il volo alla loro fantasia. Tramite me conoscono altre persone e altri destini e questo aiuta ad affrontare meglio la propria vita. 
13. Di cosa ha paura Sabine Thiesler? 
S.: Di tutto. La mia immaginazione criminale è così sviluppata che non esiste niente che non mi intimorisca. E questo decisamente non facilita la vita.

Grazie a Sabine Thiesler e aspetterò di leggere il suo romanzo!

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