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Contorni di Noir | June 27, 2017

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Iain Banks – La fabbrica delle vespe

| On 15, Mag 2012

Il libro:
Editore Meridiano Zero
Titolo originale The Wasp Factory
Anno 2012
240 pagine – brossura
Traduzione e postfazione di Alessandra Di Luzio

Trama e recensione:
In un luogo non meglio precisato della Scozia, denominato “l’isola”, vive Frank Culdhame insieme al padre. Ha diciassette anni e odia praticamente tutti, a cominciare proprio dal genitore, un ex hippy che conduce una vita al di fuori degli schemi, tanto da non aver neanche registrato Frank all’anagrafe e averlo tenuto lontano da scuole e istituzioni. La madre non l’ha neanche conosciuta, perché aveva pensato bene di andarsene subito dopo averlo partorito. Odia tanto le persone quanto gli animali, e dice che i suoi peggiori nemici sono le Donne e il Mare. Il suo unico amico è Jamie il nano, con cui passa le serate, girando per pub ubriacandosi e stordendosi per movimentare le sue giornate sempre uguali.
Si è creato complicati rituali che, insieme a particolari feticci e simboli, scandiscono il territorio e delimitano i luoghi associati a eventi particolari, come Il Cerchio della Bomba in cui ha ucciso il fratellino Paul, o Il Parco del Serpente, luogo in cui tolse la vita al cugino Blyth. Non prova sensi di colpa per aver ucciso senza scrupolo bambini innocenti. Anzi. E’ talmente abile e di una perfida lucidità, da riuscire a inscenare crisi di pianto e attacchi di panico, subito dopo gli omicidi, tali da renderlo puro e innocente come un neonato.
Per Frank, comunque, l’importante è uccidere, siano esseri umani, animali o insetti. Si accanisce peraltro anche sui conigli e sulle vespe. Dichiara di attendere un segno da parte della “Fabbrica”, che palesi la sua volontà.
Ma tutta questa violenza ha un’origine, un’agghiacciante verità che verrà svelata solo nel finale, lasciando sgomento il ragazzo, che finalmente darà un senso alla sua vita.

La nostra destinazione è la stessa alla fine, ma il viaggio – in parte scelto, in parte prestabilito – cambia per ognuno di noi, anche mentre viviamo e mentre cresciamo. Credevo che una delle porticine mi si fosse chiusa alle spalle anni addietro, e invece stavo ancora arrampicandomi su per  la facciata. Adesso la porta si chiude, e comincia il mio viaggio.
Ed è così che vivo il romanzo di Iain Banks. Come un viaggio senza meta, che non svela la destinazione  e non si sbilancia fino alle ultime pagine. Inizia accompagnandomi in un’isola,  attraverso il racconto di un adolescente che, con un IO narrante, esprime tutto il suo disagio nel condurre una vita come una barca senza timone, senza madre e con un padre sbandato. Un padre che ha preferito crescere Frank nell’ombra, impartendogli nozioni che avrebbe dovuto imparare a scuola. E finché il figlio non fu in grado di comprendere da solo che  spesso si trattavano di bugie, quel sistema funzionò. 
Un ragazzo che crebbe solo e che visse l’internamento in manicomio del fratello Eric come un lutto, poiché aveva condiviso momenti felici e sapeva che pazzo lo era diventato, ma aveva un’intelligenza fuori dal comune.
La solitudine mi sembra l’elemento basilare per comprendere i comportamenti di un ragazzo lasciato alla mercé degli eventi. Ha quasi 17 anni, “grande abbastanza per sposarsi senza il permesso dei genitori“, capace di una malvagità al limite dell’assurdo. Uccide qualsiasi cosa si muova e non prova rimorso. Anzi, pensa che i suoi feticci – come ad esempio i Pali Sacrificali – servano per tenere lontani, incutere paura o chissà cos’altro. Difficile capire chi voglia tenere lontano. Forse il fratello Eric, del quale teme il ritorno sull’isola con la volontà di appiccare altri incendi o per vendicarsi di essere stato rinchiuso?
Il viaggio che conduco attraverso la lettura, è scosceso e impervio, a tratti senza un binario logico. Ma è solo per aumentare l’effetto sorpresa dell’arrivo, del traguardo. 
Frank potrebbe essere scambiato benissimo per un assassino incallito, un uomo cinico e spietato. E lo è, in effetti. Banks sembra volerci ricordare che il Male non risparmia nessuno e la dicotomia è il fil rouge di questo libro: Tesi e Antitesi, Bene e Male, Pazzia e Saviezza. Bianco e Nero, come la copertina che Meridiano Zero propone per questa edizione. Come il negativo di una fotografia e ciò che sembra non collima pedissequamente con ciò che è.
Un romanzo che non lascia indifferenti, per originalità e follia. Del protagonista o dell’autore..chissà?
Iain Banks è nato nel 1945 e vive in Scozia. È clamorosamente salito alla ribalta letteraria con la pubblicazione di questo romanzo, nel 1984. Altri titoli di grande successo sono Complicità e Canto di pietra (Tea), oltre al visionario Corpo a corpo (Guanda). Banks ha al suo attivo, inoltre, una vasta produzione di romanzi fantascientifici, assai noti anche in Italia.

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