Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | June 27, 2017

Torna su

Alto

0 Commenti

Intervista a Victor Gischler 2

| On 08, Giu 2012

gischler
 
Sono molto onorata di intervistare nuovamente un grande scrittore americano, Victor Gischler, scrittore de “La gabbia delle scimmie“, “Anche i poeti uccidono“, Notte di sangue a Coyote Crossing per Meridiano Zero e molto altro ancora! Ora ben due romanzi usciti per la Collana Revolver Libri, Sinfonia di piombo e Salutami Satana, scritto a quattro mani con Anthony Neil Smith.
 
Le prime domande che ti farò, sono logicamente rivolte a quei (pochissimi!) lettori che non hanno avuto ancora occasione di conoscere i tuoi romanzi.
 
1. Ti chiederò quindi di raccontarmi chi è Victor Gischler raccontato da te e attraverso gli occhi di chi ti guarda.
V.: Dal mio punto di vista sono una persona fortunata, perché posso scrivere e posso vivere con la mia scrittura. C’è gente che fa lavori difficili, pericolosi, quelli che combattono il fuoco come i pompieri, medici che salvano vite. Io sono fortunato perché posso vivere della mia creatività. Ma sono anche una persona molto normale, che ama fare grigliate con gli amici, nuotare in piscina e passare il tempo con la mia famiglia. 
I miei lettori? Non ci penso molto spesso a come mi vedono loro. Sicuramente, dopo l’uscita de “La gabbia delle scimmie”, una signorina mi ha incontrato e mi ha detto: “Wow, non ti immaginavo così!”. Non so come mi immaginasse esattamente, forse come il personaggio del romanzo. Uno grande e grosso, un macho..chissà. Non so se sia stata delusa o no. Sicuramente, visto quello che scrivo, è possibile che io sia uno tosto, ma non è vero! 
 
2. Alcuni romanzi che hai scritto, hanno come protagonisti personaggi un po’ goffi e maldestri. In “Anche i poeti uccidono” un insegnante si ritrova con un cadavere nel letto. Poi è arrivato Tob Sawyer in “Notte di sangue a Coyote Crossing”, anche quello con un cadavere di troppo in mezzo ai piedi. E’ corretta la mia analisi? Ti piacciono i ritmi sincopati e poi, per alleggerire, inserisci personaggi improbabili?
V.: Ne “La gabbia delle scimmie” il personaggio è uno competente, che sa combattere. In tutti gli altri romanzi è come dici tu. Mi piace creare personaggi che non sanno come venir fuori dalle situazioni, forse perché in qualche modo mi identifico in loro. Voglio dire, io dico: “C’è un problema” e qualcuno mi aiuta a risolverlo. Ma non capita lo stesso ai miei personaggi. E’ molto divertente dal punto di vista dello scrittore vedere come ne vengono fuori e “se” ne vengono fuori. 
 
3. Quanto ti piace sperimentare e cimentarti in trame al di fuori dell’ordinario? A tuo avviso è un metodo vincente?
V.: In realtà c’è stata una sola occasione in cui consciamente ho voluto sperimentare nel romanzo “Vampire a go-go”. Altre volte, sembra che sia un esperimento, ma in realtà sono io che inciampo nella trama, che non so come far venir fuori un mio personaggio da una situazione, quindi provo. Non ho deciso di sperimentare prima. In “Vampire a go-go”, vado avanti e indietro nel tempo e il narratore è il fantasma dell’alchimista Edward Kelley, che in alcune situazioni è onnipotente. Vede tutto e sa tutto. Ad alcuni è piaciuto molto, ad altri no. E’ stato comunque l’unico esperimento che ho fatto. 

4. Ora veniamo al tuo nuovo romanzo, “Sinfonia di piombo”. Com’è nata l’idea?
Avevo un contratto per tre romanzi con una importante casa editrice, due erano già usciti e ne dovevo scrivere un terzo. Ho preparato una sinossi di due o tre pagine per un romanzo. L’ho mandata e non è piaciuta. Ne ho preparato una seconda e neanche quella è piaciuta. Allora ho impostato un paragrafetto nuovo e hanno detto: “Che meraviglia! Lo vogliamo!”. A quel punto mi sono trovato a dover pensare: “Caspita, ora devo scriverlo!” Mi ero fatto fretta e avevo deciso di volerlo finire in fretta. Il tutto è sempre frenetico e la fretta che mi ero imposto nella stesura del romanzo è stata la stessa che mi ha permesso di concluderlo. 

5. Ora è la volta di Andrew, nipote di un sicario che si va a cacciare nei guai. Ma in realtà, qui l’attenzione è più focalizzata verso lo zio, Mike Foley, un tipo alla Franchie Machine di Don Winslow. Un duro fino al midollo. Cosa ne pensi?
V.: Grazie per il paragone! Mi piace moltissimo Don Winslow, ma quel libro non l’ho letto. Quindi grazie, felicissimo, ma non posso sapere se i personaggi si somiglino particolarmente.. 
 
6. In questo romanzo, compare una donna che ha un ruolo predominante, Nikki Enders. Killer spietata che “mentre gli altri giocavano ai videogiochi, lei smontava i fucili d’assalto”. Nei precedenti romanzi, le donne mi sembravano un po’…sotto tono. Perché questo ruolo? Forse per riscattare i ruoli precedenti?
V.: In realtà, la scelta non è stata premeditata. Non mi metto a pensare: “In questo romanzo devo inserire una donna, oppure una persona di una certa etnia”. E’ venuto così, era il momento giusto. Non era una decisione cosciente. Non ci ho mai pensato di riscattare le donne, è stata un’evoluzione interna che ho avuto. Mi piace molto il personaggio e le tre sorelle e piacciono a molti lettori: Questa scelta è stata vincente e dai feed back che ricevo, mi sarebbe piaciuto presentarle prima!
 
7. Hai anche scritto un romanzo a quattro mani, “Salutami Satana” con Anthony Neil Smith, tuo amico, che ho tra l’altro intervistato e del quale ho letto “Yellow Medicine”. Com’è nata la sinergia tra due scrittori del vostro calibro? Come vi siete divisi i “compiti”?
V.: La nostra sinergia è nata perché siamo entrambi degli..stronzi (ride) e bisogna essere ottimi amici per fare gli stronzi uno con l’altro. Abbiamo scritto un capitolo a testa, facendo in modo che l’altro fosse in difficoltà nel proseguire, inserendo situazioni sempre più difficili. Ci siamo divertiti da morire a sfidarci a vicenda! Siamo contenti che sia stato pubblicato e che sia stato ri-pubblicato in Italia. Effettivamente, noi l’abbiamo fatto per divertirci e basta, è stata una piacevole sorpresa!

8. Pregi e difetti di scrivere a quattro mani?
V.: Ho scritto, sempre con Anthony Neil Smith, la sceneggiatura di un film intitolato “Pulp boy”, che non è stato ancora prodotto. E’ stata un’esperienza molto diversa, perché ci siamo coordinati, eravamo sempre al telefono, ci siamo messi d’accordo su cosa scrivere. Quindi rispetto all’altro romanzo è stato sicuramente più serio, non un divertimento sicuramente.

9. Come si è evoluto Victor Gischler nel corso degli anni e come ti percepiscono i lettori italiani rispetto a quelli americani?
V.: Non so come sia cambiata la mia carriera, almeno non ora. Dovrei avere almeno 70 anni o essere già in pensione! Mi sento a metà, quindi non voglio fermarmi e non mi guardo ancora indietro. Non mi sono ancora posto la domanda, in realtà.. Negli USA ci sono molti lettori che mi apprezzano molto ma, in Italia, dopo la quinta volta che vengo, rimango sempre stupito della calorosa accoglienza che ricevo. Forse ho più supporto in Italia che negli Stati Uniti, non so spiegarlo.
Una volta parlavo con alcuni amici al riguardo e loro mi hanno suggerito che, forse, essendo il paese da cui arriva Sergio Leone, nella psicologia italiana credo ci sia più apertura verso il genere di romanzi che scrivo. Dico forse!

10. In genere, quando il personaggio di un romanzo è vincente, si tende a fare un sequel. Non c’è il rischio che i tuoi soggetti  rimangano imbrigliati nella loro stessa storia?
V.: Peccato per i personaggi, certo. Ma nei miei libri nessuno è al sicuro! Voglio avere la possibilità di spremerli fino al midollo e di distruggerli. Di solito quando comincio un romanzo, ho idea di chi sopravviverà e chi no, a parte il fatto che ogni tanto cambio idea. Quindi il mio personaggio non avrà più niente da dire alla fine del romanzo, anche se sopravvive..
Comunque, se i personaggi avessero il modo di venir fuori dai miei libri, sicuramente me ne direbbero quattro!
 
11. Immaginando un cocktail dei tuoi libri, me li immagino formati da ¼ di anti-eroe, uno spruzzo di humour, ¾ di noir e una shakerata di blues. Sono giuste le dosi? Ci si può ubriacare?
V.: Ubriacarsi prima o dopo aver concluso il romanzo (ride)? Con le dosi ci siamo. Però c’è una percentuale molto forte di assurdo. Io ho l’idea che i miei personaggi ogni tanto si guardino intorno e si chiedano: “Ma com’è possibile che stia succedendo tutto questo?”

12. E’ una domanda che abitualmente non faccio, ma con uno scrittore poliedrico come te, vado sul sicuro e ti chiedo: quali progetti stai portando avanti?
V.: Come sai, io scrivo anche fumetti e per quelli ho delle scadenze mensili. Quindi è molto bello e divertente e poi mi aiuta a pagare l’affitto ogni mese! Al momento, ho 3 romanzi iniziati: uno è di fantascienza, uno è più o meno un fantasy e l’altro è una crime-novel. Sto cercando un buco nel calendario in cui possa concentrarmi sui fumetti..La crime-novel si dovrebbe intitolare “Big stupid” ambientata tra Baton Rouge (mio paese di origine) e New Orleans e quello di fantascienza, sarà sotto il mio pseudonimo di “Emerson La Salle”. Ora che ho partecipato alla fiera del libro, sto ricevendo molti stimoli e spunti interessanti per scrivere qualcosa di noir. Quando tornerò a casa vediamo…

E’ sempre piacevole trascorrere del tempo in compagnia di Victor e, senza accorgermi, anche questa volta abbiamo finito le domande. Un grande in bocca al lupo!

Se vuoi... commenta