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Contorni di Noir | December 14, 2017

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Intervista a Dominique Sylvain

| On 05, Lug 2012

Appena uscito per Mondadori il nuovo romanzo di Dominique Sylvain, La guerra sporca, ospitiamo oggi, su Contorni di noir, la scrittrice. Le diamo il benvenuto e cominciamo con il farle qualche domanda..
1. Vogliamo conoscere meglio Dominique Sylvain. Come si descriverebbe? 
D.:Sono autrice di romanzi polizieschi, il primo l’ho pubblicato nel 1995, quindi un po’ di tempo fa.. Inizio la mia carriera come giornalista, per diventare poi giornalista specializzata nel settore aziendale per il Gruppo Easy North, che si occupa di tecnologia, in cui ho passato 8 anni. Sono poi partita per il Giappone, insieme a mio marito e i miei figli e ho cominciato a vivere a Tokyo. Ed è lì che ho cominciato a scrivere, un po’ per gioco e forse anche per vedere se sarei stata in grado di portare avanti un romanzo. In quel periodo c’è stato un incontro importante con la mia editrice, Viviane Hamy. Un rapporto che non è mai cessato e si è consolidato nel tempo. Ho vissuto 10 anni in Asia e poi, da due anni, sono tornata a Parigi, anche se tra poco ripartiremo per Hong Hong, perché il lavoro di mio marito è là. E credo faremo la spola fra questi due paesi.
2. Quanto c’è di esotico nei suoi romanzi e cosa le ha trasmesso la permanenza in Giappone? 
D.:Il mio primo romanzo che si intitolava “Baka!”, l’ho scritto quando vivevo in Giappone e l’ho ambientato lì. Tutta l’azione era a Tokyo e la mia eroina torna a Parigi alla fine della storia, dove si conclude. Forse i miei primi romanzi si ambientano prevalentemente in quel Paese, perché avevo bisogno di raccontare la mia esperienza in Asia e della cultura giapponese, affascinante e per certi lati incomprensibile. Poi ho modificato il genere e ho voluto raccontare romanzi in situazioni francesi, ma senza rimanerne coinvolta, come se li guardassi dall’esterno, lasciando comunque uno sfondo di viaggio. Infatti, i personaggi tendono a muoversi e a viaggiare. Anche l’altro romanzo che ho pubblicato, la protagonista Louise Morvan, la protagonista era stata una viaggiatrice, a Los Angeles, Berlino, Ibiza. Quindi anche lei si spostava parecchio.
Dopo di che ho cominciato la serie con Ingrid e Lola, due donne che vivevano in quartiere popolare di Parigi, anche se un accenno al viaggio rimane, visto che la storia parla di un viaggio in Indonesia.
Tutti i romanzi ambientati a Parigi, li ho scritti a Tokyo. E questo mi ha permesso di dare l’effetto di una lente di ingrandimento. La distanza mi ha aiutato a vedere le cose con un punto di vista diverso.
Nel caso di una delle due protagoniste, massaggiatrice di giorno e spogliarellista di notte, il massaggio è molto importante nella cultura asiatica e anche i tatuaggi, fatti da un maestro giapponese famoso, che le ha tatuato la schiena con delle tecniche tradizionali. Quindi l’esotico torna nei romanzi attraverso queste citazioni. 

3. Ha pubblicato vari romanzi, prima di approdare, nel 2004, alla serie di Ingrid Diesel e Lola Jost, la prima una massaggiatrice e spogliarellista e la seconda un commissario in pensione che si gode la vita. Com’è nata l’idea di creare due personaggi così singolari e quanto è importante “sdrammatizzare” un thriller? 
D.:Devo dire che, prima di Ingrid e Lola, avevo sviscerato il personaggio di Louise Morvan, una storia assolutamente noir, molto dura, ma anche con un tocco di glamour, di luce. Perché non volevo scrivere una storia troppo buia, troppo dark, anche se l’autore che da sempre ispira le mie scritture è Raymond Chandler.. Ho provato a riunire con Louise Morvan due archetipi tra il detective privato e la femme fatale. Ci ho lavorato davvero per molto tempo. Poi è arrivato l’11 settembre e mi sono chiesta: “Ma con queste catastrofi che colpiscono il mondo, devo ancora scrivere polizieschi o noir?” Mi sono posta una serie di questioni professionali in quel periodo su quello che potesse essere il mio lavoro e le finalità legate ad esso. E ho pensato di rendere interessante la trama di un romanzo, creando un mix tra commedia e dramma. Per creare una situazione comica, dovevo creare un dialogo fra un duo. Mi sono detta: “Benissimo, anziché il solito poliziotto, creo Lola, una ex commissaria di polizia in pensione. Salvatrice, corpulenta, rassicurante, con piglio militare. Poi Ingrid, un’americana, appunto massaggiatrice e spogliarellista. Perché descrivere un personaggio americano? Di fatto i francesi, si erano rifiutati di ammettere con gli americani l’esistenza di certe armi chimiche, che dicono non essere mai esistite. Quindi è nata una campagna anti-francese da parte degli americani. Volevo riflettere sullo scontro tra la cultura francese e quella americana. Non volevo drammatizzare la situazione, ma nel contempo renderla ridicola. A questo punto mi sono detta di continuare a fare il mio lavoro e scrivere, ché oltre a cucinare, non so fare altro che scrivere!
E ho accoppiato il dramma al genere commedia, costruendo un noir in cui si riesce anche a ridere. Un mix di generi è sicuramente più interessante che seguirne uno solo. Anche gli anglosassoni mischiano i vari generi. Al cinema è una soluzione che funziona e non volevo che il mio venisse classificato in un genere specifico, anche se ho sempre amato Chester Himes, Donald Westlake, che mi hanno ispirato e continuano a ispirare il mio lavoro.

4. Ingrid e Lola, sono alleate o anche rivali? Ci racconti un po’ di loro, qualche lato particolare. 
D.:Non so esattamente se ci sia stata della vera rivalità o meno. Nel primo libro, “Passage du désir”, le due non si conoscono e probabilmente non si sarebbero mai conosciute. Non hanno la stessa età, la stessa estrazione culturale, né gli stessi interessi. L’unica cosa che avevano in comune era un ristorante, di nome “Belles de Jour comme de Nuit”, e solo quando il proprietario, Maxim Duchamp, amico di entrambe, viene condannato ingiustamente, le due si mobilitano per cercare di salvarlo e si conoscono, facendo nascere un’amicizia tanto improbabile quanto forte. Da qui nasce il contrasto che mi serviva per creare uno sfondo a un’inchiesta seria, attraverso piccoli commenti sulle diversità culturali, il cibo, l’abbigliamento, i dettagli della vita. E, perché no, anche l’amore. E che venisse fuori in certi momenti l’ingenuità di Ingrid, rispetto alla rigidità di Lola. Credo che sia proprio un romanzo anche sull’amicizia fra queste due persone.

5.Ora esce l’ultimo romanzo, “La guerra sporca” pubblicata da Mondadori. Ce ne vuole parlare? 
Nel primo libro, Passage du désir, Lola aveva un aiutante meticcio, morto in circostanze violente e misteriose. Quindi mi sono detta che a un certo momento della trama bisognava arrivare a risolvere l’enigma e fare qualche rivelazione eclatante. Allora, visto che l’aiutante arrivava dall’Africa, ho fatto una ricerca su internet, e ho unito il connubio “Africa” e “inquietudine”. Il risultato è statoquesta organizzazione  Françafrique,che non è mai stata trattata in modo approfondito da nessuno negli ultimi anni. Argomento alquanto delicato, tra l’altro, perché coinvolge rapporti politici, traffico d’armi, interessi economici tra la Francia e i paesi africani. Quindi da un lato era interessante e dall’altro un terreno minato da affrontare..
E proprio per l’argomento stesso, l’essere trattato da una donna detective rappresentava una sfida per me.
6. Mi spiega il significato di Françafrique? Ho letto che la definizione ha assunto diverse trasformazioni..e quanto è ancora presente nel territorio? 
D.: Mi sono documentata e, essendo io della stessa regione del presidente De Gaulle – la Lorena – e quando ero piccola lui era già al potere, si parlava molto di questo Signor Foccart, soprannominato Monsieur Afrique. Era un emissario ad alto livello del Presidente della Repubblica, che conosceva personalmente tutte le alte sfere politiche. Eravamo alla fine della colonizzazione dell’Africa ed era uno che ne sapeva una più del diavolo sulla politica africana. Dopo di lui Sarkozy, quando salì al potere, tentò di mettere fine a questa storia di traffico d’armi, commissioni, retro-commissioni, sovra-commissioni. Si parla molto dell’affare di Karachi, che riguarda il Pakistan e non direttamente il paese africano, ma di soldi sporchi che sono serviti ad una campagna elettorale, che tra l’altro si sta svolgendo in questo periodo. Storie di vendite illecite, storie di commissioni, mi sembravano argomenti assolutamente di attualità.
7. Ci racconti qualche dettaglio del romanzo, a cui tiene particolarmente.
D.: Ne “La sporca guerra” il prologo che descrive un funerale africano è tratta da un’esperienza personale. Una mia amica originaria del Gabon mi aveva invitato in Africa per un certo periodo. Mentre ero lì, è morto un familiare e mi sono quindi trovata insieme agli altri membri della famiglia su un aereo militare e siamo stati portati in una regione, in piena jungla, per presenziare al funerale. Durante la cerimonia, c’erano delle donne “piagnone”, che venivano apposta per piangere, cioé svolgevano professionalmente questo “lavoro”.
Molte parti del romanzo prendono spunto proprio dalle mie esperienze di vita..
8. Ha un controllo sulle vite delle sue protagoniste e sulla storia che vuole scrivere, o sono loro che conducono? 
(Sorride) Io penso che siano proprio i personaggi che guidano la storia. Uno, perché quando hanno trovato una loro logica interna, “se” questa logica viene scoperta, fanno le cose a modo loro.
Poi, è una questione di temperamento, di passato, di vita. La logica è molto interessante e molto presente anche nella mia vita personale, quindi tendo a rispecchiarla nei caratteri dei miei personaggi. Poi, certo, quando voglio prendere una boccata d’aria, mi invento un nuovo personaggio!
E’ stata davvero una piacevole chiacchierata e spero che Dominique Sylvain abbia in Italia il successo che merita.

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