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Contorni di Noir | October 21, 2017

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Intervista a Andrea Napoli

| On 29, Ott 2012

foto di Andrea Napoli

Andrea Napoli è nato il 23/04 1981 a Milano. Fin dall’età di quattordici anni ha cominciato a scrivere poesie per puro piacere. Durante gli anni del liceo si è sempre più interessato alla poesia,prendendo spunto dai poeti maledetti francesi per poi cambiare il suo stile con versi ermetici.
Ha studiato filosofia alla statale di Milano ed è in quel periodo che ha scritto i suoi primi racconti che, essendo autoreferenziali e personali, più che descrivere qualcosa,erano una sorta di sfogo e di ricerca interiore.
Non ha mai pensato di pubblicare nulla, né tantomeno leggere le poesie e i racconti ad amici o parenti.
Scrivere era la sua ancora di salvezza al mondo circostante. Fin quando quest’estate gli è nata l’idea di “Gangstamilano:Chi sbaglia paga” recensito sul blog. Ed è lì che ha finalmente compreso che la sua professione di agente di commercio gli stava stretta.
1. Hai cominciato molto giovane ad appassionarti alla scrittura..ma come si addice la poesia ad un adolescente? 
A.: Diciamo che ero un adolescente un po’ tormentato. Da un lato ero ipersensibile e dall’altro indossavo la maschera del “duro” per nascondere la mia sensibilità. Allora pensavo fosse un difetto e non un dono. Per questo mi sono avvicinato alla poesia. A casa dei miei genitori c’era e c’è una enorme libreria con tutti i classici e molti libri di poesia. Li divoravo.
La mia ipersensibilità dopo una giornata in cui non poteva esprimersi, trovava sfogo e respiro nei versi dei poeti.
2. Parli di “poeti maledetti francesi” che ti hanno ispirato..vuoi farci qualche nome? Chi ti ha coinvolto di più e con quale poesia? 
A.: I poeti “maledetti” mi hanno aperto un nuovo mondo da Guy de Maupassant a Petrus Borel. I “Fiori del male” di Baudelaire sono un opera eccezionale. Non amo fare classifiche ma sono stato molto colpito in gioventù da Mallarmè. Mi piaceva molto,anche se ero troppo giovane per giudicare la discutibile qualità delle traduzioni . Per apprezzarlo pienamente bisogna leggerlo in francese. “Le tombeau de Charles Baudalaire” è tra le mie poesie preferite.
3. Mi piace la tua scelta di utilizzare la scrittura come terapia, come sfogo e ricerca interiore. Credo sia importante canalizzare i propri pensieri in modo creativo e non distruttivo. Ce ne vuoi parlare? Lo consiglieresti a tutti come metodo?
A.: Lo consiglio. A me scrivere ha salvato la vita. E’ un ottimo metodo per affinarsi e per tirar fuori con vividezza i sentimenti. Naturalmente se si vuole diventare scrittore questo non basta. Scrivere di getto è splendido perché i sentimenti risultano credibili e veri,ma poi per fare un buon romanzo bisogna avere una o più idee centrali che vanno sviluppate. Bisogna anche pianificare lo scritto e correggerlo all’infinito.
4. Parli di un’ancora di salvezza al mondo circostante. E’ ancora così brutto? Com’è cambiata la tua visione, ora?
A.: Una domanda difficile. Adesso con un bimbo e una compagna cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose. Ma mi risulta difficile. Ho sofferto molto negli anni e ho avuto anche dipendenze. Non mi sento guarito,ma ho una visione migliore della vita. Diciamo che ho ancora ferite non cicatrizzate.
Penso ci voglia tempo.
5. “Gangstamilano: chi sbaglia paga” è il tuo romanzo d’esordio. Il titolo è piuttosto esaustivo direi.. Ci vuoi spiegare nel dettaglio?
A.: “Gangstamilano:Chi sbaglia paga” è un libro che non vuole essere di genere. Sfrutta il ritmo incalzante del noir per poi avere più sfumature e interpretazioni di lettura. Anche nello stile ho voluto alternare un iperrealismo lapidario ad aperture e momenti di abbandono. Il titolo nasce da l’idea di rappresentare la parte più oscura e dimenticata di Milano. Milano Ovest è una giungla di cemento dove la delinquenza la fa da padrona.
6. Parli di vita di strada con i suoi lati oscuri. Come ti sei preparato per la stesura del libro?
A.: Ho guardato,ascoltato e vissuto esperienze che mi hanno segnato. Come un tatuaggio interiore. Quindi la mia preparazione è stata davvero la strada.
7. Milano che lotta tra un bene che non è completamente bene e un male che non è completamente male”. Quale forza prevarica l’altra in questa città, secondo te?
A.: Il male purtroppo. Crisi economica,politiche scellerate hanno ridotto la mia città,la mia gente allo stremo. Quando parlo di mia città e della mia gente parlo di chi abita nei ghetti: Quarto Oggiaro, Baggio; Barona, Rozzano…Sono sempre loro a pagare lo scotto di una politica fallimentare.
Solo per fare un esempio in via della Spiga e in San Babila Milano è un’altra città.
8. Che messaggio vuoi trasmettere attraverso questa storia?
A.: Di non mollare mai. Qualsiasi cosa accada. Sudore e talento per cambiare la propria visione del mondo. Si può fare, basta crederci.
9. Che importanza riveste per te la musica e quale canzone abbineresti al tuo romanzo? 
A.: La musica è la colonna sonora della mia esistenza. Scrivo con la musica e la amo profondamente.
La musica che abbinerei è la musica dei miei fratelli Vacca e Jamil con cui ho già lavorato ed abbiamo fatto un book trailer su youtube.
La traccia del book trailer si intitola “A ME MI” che ad oggi ha già raggiunto 100.000 contatti. E’ questa la canzone che abbinerei al mio romanzo.
10. Ho letto recentemente un tuo sfogo sulle case editrici a pagamento. Vuoi raccontarci qualcosa a tale proposito? Hai avuto un’esperienza diretta?
A.: Spesso mi scrivono sul social network aspiranti scrittori che hanno avuto proposte editoriali da queste case editrici. Come è scritto sulla mia pagina facebook, questi signori esercitano lo strozzinaggio legale approfittandosi dei sogni di chi cerca di fare arte. Lo trovo inaccettabile e moralmente squallido. Ho avuto numerose proposte di questa natura che ho puntualmente respinto. Non accettate mai proposte del genere.

Grazie della chiacchierata, Andrea e in bocca al lupo per i tuoi prossimi lavori!

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