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Contorni di Noir | August 23, 2017

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2 Commenti

Intervista a Cristina Rava

| On 25, Ott 2012

foto di Cristina Rava
Lomellina in Giallo 2012

Cristina Rava è nata e vive nel Ponente Ligure, dove sono ambientati i suoi romanzi. Nel 2006 ha pubblicato presso l’editore Frilli, “I giovedì di Agnese”, storia di guerra e non solo di una maestra elementare nell’entroterra savonese. Nel 2007 passa alla narrativa noir, con la serie che ha per protagonista il commissario Bartolomeo Rebaudengo: “Indagine al nero di seppia”, “Tre trifole”, “Cappon magro”, “Come i tulipani gialli”, “Se son rose moriranno”.
“Un mare di silenzio” rappresenta l’esordio investigativo di Ardelia Spinola, medico legale genovese, e l’inizio di una nuova serie. Il romanzo è pubblicato da Garzanti.
1. Ciao Cristina e benvenuta. Fatti conoscere ai lettori del blog.
C.: Scrivo per passione, ho sempre scritto e rigorosamente buttato via. Ho sempre sognato di diventare una scrittrice, anche se mi sembrava un sogno esagerato. Insicura ma testarda. Ho dedicato il mio ultimo libro ai sognatori coraggiosi, bisogna avere coraggio per sognare, ma ancora di più per dare forma i propri sogni. 
2. Raccontaci la tua gavetta con le case editrici. E’ stata dura farsi conoscere? 
C.: Discretamente. Guai a farsi prendere dallo sconforto. Ho cominciato dal basso, o dal piccolo, se preferisci. Due raccolte di racconti pubblicati a mie spese, poi l’approdo alla Frilli di Genova: una memoria storica intitolata ‘I giovedì di Agnese’, che raccoglieva ricordi e riflessioni di una maestra elementare nel periodo precedente, durante la seconda guerra mondiale ed in quello successivo, quindi i cinque romanzi noir. Ma la vera prova è stata la scalata ad un editore nazionale. 
Lì c’è stato il colpo di fortuna: una presentazione ad Alba, la conoscenza con Veit Heinichen che mi ha messo in contatto con un’agente di sua fiducia, la signora Silvia Meucci. Ci siamo piaciute, mi ha fornito consigli e suggerimenti, era indispensabile liberarmi dal peso di una scrittura dilettantesca, ed è arrivato l’interesse di Garzanti per il mio lavoro. 
3. Cosa ne pensi delle donne che scrivono noir? Ce ne sono e quali, secondo te, riescono a rappresentare meglio il genere (italiane o straniere)? 
C.: Ci sono molte donne brave, non credo che alcune rappresentino meglio il genere di altre. E’ soprattutto una questione di gusto. A me piace molto Margherita Oggero per esempio o Alicia Gimenez Bartlett, entrambe dotate di ottime capacità nel creare ‘crime stories’, ma anche dotate di senso dell’umorismo, ingrediente irrinunciabile, nella scrittura come nella vita. Brave le nordiche Anne Holt e Liza Marklund, meno empatiche quelle d’Oltreoceano: la Cornwell e la Reich per esempio, troppo prese dal mantenere il ruolo di prime della classe, alla fine sono ripetitive e noiose. La scienza può avere un ruolo importante in una crime story, ma lo scintificismo è risibile. 
4. Che cosa significa noir per te? 
C.: Non lo so mica bene cosa significhi noir per me. Ma io faccio noir? Secondo me io non faccio noir. Il noir, quello originale, di J.C.Izzo per esempio, propone una visione tragica dell’esistenza, è gravato da una cupezza che impregna azioni e pensieri. Non amo il poliziesco di scuola anglosassone, ridicolmente cervellotico, un gioco di società per signore per bene annoiate. Secondo me l’importante è raccontare storie. Intorno ad un omicidio o comunque all’interruzione brutale di una vita ruotano infinite storie, sentimenti, pulsioni, vicende personali, devianze. Il vero noir è un testo di psicopatologia. 
5. Ci sono parecchi scrittori in Liguria, che scrivono thriller e noir..credi che i luoghi si prestino bene…a delitti e affini? 
C.: Qualunque luogo può far da sfondo ad un’azione criminale. Non esiste la location ideale o quella inidonea. Sono le persone che possono agire il male, non i luoghi. Non peraltro alcuni autori o registi scaltri hanno ambientato vicende cupe in luoghi ameni e pieni di luce. 
6. Pregi e difetti di scrivere e ambientare un noir in Italia 
C.: Si evita di studiare google maps e wikipedia per informarsi su usi, costumi, storia e geografia di posti sconosciuti. Si ottiene l’affetto e l’attenzione di chi conosce o vuole visitare i luoghi dove sono ambientate le storie. Difetti non ne vedo. 
7. Ho letto in una recente discussione sul web che esiste disparità tra autori uomini e autrici donne. Hai avuto la stessa sensazione? Anche in questo caso occorrerebbe costituire…una commissione per le pari opportunità? 
C.: Secondo me non ne abbiamo alcun bisogno. La scrittura è da tempo immemorabile uno dei pochi campi in cui la figura femminile ha avuto qualche spazio, da un secolo in qua sempre maggiore. E’ semmai nel mondo della scienza e della tecnologia che la nostra intelligenza viene riconosciuta con maggiore difficoltà. 
8. Ora esce il tuo nuovo romanzo con Garzanti: “Un mare di silenzio”. Ce ne vuoi parlare? 
C.: Due algerini vengono trovati uccisi, ciascuno con una fucilata a pallettoni. Un modus operandi strano, di difficile collocazione. Alla storia, dopo il sopralluogo di carabinieri e magistrato, s’interessano i servizi. Ma il medico legale, Ardelia Spigola, enfant terrible di cinquant’anni, trova una chiavetta usb e non la consegna a chi di dovere. E da quella chiavetta emerge una nuova storia ed una nuova possibile interpretazione della vicenda. 
9. Come ti è nata l’idea del personaggio di Ardelia Spinola? 
C.: Ardelia è un medico. Qualche volta viene svegliata di notte dagli amici con la febbre alta o con il mal di pancia, ma il suo lavoro non è quello. Non ricerca la guarigione, ma la verità e la giustizia. Due parolone in una situazione disastrata come quella italiana. Ma lei cerca quelle ideali, con l’iniziale maiuscola. Lei sogna di raddrizzare le cose storte e s’impegna in quello. Sentimentalmente non se la passa benissimo. Ha un fidanzato virtuale, una vecchia storia che fa acqua da tutte le parti e che sopravvive soltanto perché c’è l’Atlantico di mezzo. 
10. Nella trama si parla dell’uccisione di due uomini algerini. E subito si associa il coinvolgimento di reti terroristiche islamiche..quanto siamo ancora radicati alle apparenze e quanto possiamo esserne influenzati nel formulare giudizi? 
C.: Il pregiudizio precede il giudizio, è cioè una forma di giudizio sommario in mancanza di informazioni che lo rendano razionale ed efficace. Le informazioni sono difficili da ottenere, ci vuole intelligenza e determinazione. Ma la tentazione di giudicare è irrinunciabile. Ecco perché tanta gente parla senza sapere di cosa sta parlando. Le apparenze non sono informazioni, sono elementi da valutare nella ricerca dell’attendibilità e del riscontro. Una roba difficile. Si fa prima a dire: ‘Secondo me è stato lui’. 
11. Quale, fra i tuoi romanzi, una volta finito hai pensato: “Questo è diverso da tutti gli altri.”? 
Se c’è stato, raccontaci il motivo. 
C.: Forse questo, perché pur trattandosi di uno spin off dei precedenti, l’ho scritto sognando il salto. 
Ho cercato di fare un buon lavoro sapendo che avrebbe dovuto sostenere un esame severo. E così è stato. Ora so quali sono le indulgenze e gli errori da evitare, la buona ricetta insomma. 
12. Che consiglio daresti a chi vuole cimentarsi nell’avventura dello scrittore? 
C.: Di leggere in modo costante e coscienzioso, seguendo un disegno o un percorso interiore. Siamo nani seduti sulle spalle di giganti, ma se manca il gigante sotto, son dolori. Di scrivere senza pensare di pubblicare ai primi esperimenti. La buona scrittura è come il cuore delicato di una cipolla: ci sono molti strati di cui spogliarsi. 
13. Raccontaci i tuoi progetti futuri. Hai in programma un nuovo romanzo?
C.: Il prossimo è già pronto, l’ho già sottoposto ad una prima revisione, ma prima di affidarlo all’agente, lo limerò e lustrerò ancora un po’.
Una bella chiacchierata e Cristina è davvero una forza della natura! 
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Commenti

  1. www.giallomania.it

    mi stupisco che certi scrittori siano ingrati con chi gli ha scoperti e permesso di farsi conoscere. Inoltre mi sembra un pò supponente definire, e non farlo fare ad altri,la propria scrittura precedente dilettantesca,come dire che i libri di prima non erano buoni e questo solo perchè targato Garzanti/Gems è oro. Dal punto di vista della scrittura non vedo nessuna differenza dai precedenti

  2. Lascio l’eventuale commento direttamente a Cristina, se vorrà intervenire.

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