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Contorni di Noir | April 25, 2017

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Intervista a Glenn Cooper

| On 17, Dic 2012

2012-11 bookcity Milano a
Glenn Cooper è uno straordinario caso di selfmade man. Dopo essersi laureato con il massimo dei voti in Archeologia ad Harvard, ha scelto poi di conseguire un dottorato in Medicina. Attualmente è presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts, ma, a dimostrazione della sua versatilità, è anche sceneggiatore e produttore cinematografico.
Questa è la biografia che riporta la Casa Editrice Nord, che pubblica i suoi romanzi, ora in libreria l’ultimo intitolato “I custodi della biblioteca”, che conclude la trilogia de La biblioteca dei Morti, suo primo romanzo.
In occasione dell’evento di BookCity Milano, dal 15 al 18 novembre 2012, Glenn Cooper è arrivato per presentare il suo libro e immergersi nell’atmosfera italiana.
Io l’ho incontrato per voi!

1. Benvenuto Glenn, è un piacere ospitarti sul mio blog! Nella tua vita hai spaziato davvero in molti settori..dall’archeologia, alla medicina, alla bio-tecnologia. Scrittore e sceneggiatore, produttore cinematografico. Ho fatto una specie di ragionamento sul fatto che l’archeologia riguarda il passato, la biotecnologia riguarda il futuro mentre, in qualche modo, la medicina riguarda il presente. C’è un filo conduttore fra queste tre attività, in qualche modo? Cosa hai scoperto e cosa vorresti scoprire?
G.: Wow..Bella domanda! Magari è meglio rispondere dopo un caffè..scherzo! Più che un filo conduttore fra queste discipline, i miei interessi sono dettati dalla mia curiosità per il mondo. Ho sempre bisogno di esplorare territori nuovi e alla ricerca di argomenti che stimolino la mia mente. Mi sono accorto di non essere il tipo di persona che può fare una sola cosa nella vita. I libri che mi piace scrivere non hanno trame lineari, mi piace esplorare e viaggiare nel tempo, quindi diversi periodi e aspetti storici. L’unico romanzo che ho scritto diverso dagli altri è “L’ultimo giorno” e l’ho trovato piuttosto difficile da scrivere, rispetto agli altri che sono ambientati in epoche storiche diverse. Questo riflette proprio la mia ricerca continua e la curiosità per il nuovo.
Mi è piaciuta molto questa tua idea di associare i periodi diversi all’archeologia, alla medicina e alla biotecnologia. Non ci avevo pensato ed è davvero interessante!
2. Hai avuto degli esordi difficili? Un sogno nel cassetto che si è realizzato grazie a chi o cosa? Come cambiano le prospettive quando si scrive?
G.: All’inizio era un po’ come guardare fuori alla finestra e invece quando ho pubblicato, è stato come entrare dalla porta. Questo ti cambia sicuramente la prospettiva..fino a quando non pubblichi un romanzo, è difficile definirsi uno scrittore. Ci sono molti scrittori che non hanno mai pubblicato un libro, che si definiscono comunque scrittori, ma entrare a far parte del club dell’editoria è davvero bello e fondamentale se il libro ha successo. Devo il mio successo innanzitutto a me stesso, perché sono stato testardo, ho perseverato nonostante i rifiuti e non ho mai abbandonato l’idea di pubblicare un libro. Anche quando ho scritto le sceneggiature dei film, sentivo di avere qualcosa da raccontare, delle prospettive nuove da comunicare su questioni importanti. E, man mano che scrivevo, sentivo che miglioravo anche come scrittore. Ma solo con il primo romanzo mi sono sentito veramente fiducioso di potercela fare. Il mio libro l’ho mandato a 66 agenti e 65 hanno rifiutato, solo uno l’ha accettato. Devo molto a questo agente, tra l’altro io sono stato l’unico cliente, perché subito dopo questo agente ha cambiato lavoro!3. Nelle trame dei tuoi libri, c’è sempre spunto per profonde riflessioni, tra cui la predestinazione della nostra vita ne “La biblioteca dei morti” o del delicato momento del passaggio dalla vita alla morte, attraverso gli esperimenti di Alex Weller ne “L’ultimo giorno”. Vuoi che i tuoi romanzi siano anche momento di riflessione, che corre su un binario parallelo alla storia? Sono comunque argomenti che vanno al di là di ogni razionalità, ti pare? 

G.: Il momento del passato tra la vita e la morte credo vada al di là della razionalità, non è qualcosa di empirico che si possa provare o confutare. E’ comunque una tematica che offre una tela molto vasta all’interno della quale si può scrivere. Dopotutto, non l’ho fatto solo io, ma è già da 2000 anni di storia che ci sono speculazioni laiche e religiose sul significato della vita e della morte. E’ una tematica molto interessante della nostra vita e del perché siamo qui e di cosa facciamo. Io non sono un grande filosofo, ma sono interessato alle questioni filosofiche. Il mio modo di esplorarle si è rivelato essere un genere di grande successo, molto popolare e che piace. E questo forse spiega in parte il successo dei miei libri, perché affrontano tematiche profonde e importanti, nella veste del thriller, quindi più accessibili alle persone che come me non sono filosofi o accademici.4. Ora esce per Editrice Nord, l’ultimo volume della trilogia, intitolato “I custodi della biblioteca”. Ce ne vuoi parlare? 

G.: Questo è il terzo libro che chiude la trilogia de La biblioteca dei morti. Ritroviamo Will Piper, il nostro eroe protagonista ormai sessantenne che attende, come il resto del mondo , l’arrivo dell’orizzonte previsto per il 2027. Il romanzo è ambientato un anno prima, nel 2026 e Will Piper riflette molto sulla morte e sulla mortalità. Ma a quel punto il figlio scompare e quindi Will viene riportato nelle vesti dell’agente del FBI e affronta questo suo ultimo caso alla ricerca del figlio e nel frattempo si troverà anche a risolvere il mistero della fine dei giorni previsto appunto nella profezia de La Biblioteca dei morti.5. Parlaci del protagonista, che troviamo sin dal primo romanzo “La biblioteca dei morti”. Un uomo con le spalle larghe e coi capelli biondi, un anti-eroe inquieto e infelice. Ci racconta di lui e come si è evoluto nel corso della trilogia? 

G.: Will Piper è’ un uomo con tanti difetti, che lotta contro i suoi demoni e la sua irrequietezza. Come tutti, si trova ad invecchiare e ho pensato che fosse molto interessante analizzare il passaggio nella vita di quest’uomo, vitale e attivo a 40 anni, che si ritrova ad essere in pensione a 60 anni. Non è proprio la situazione esatta in cui mi trovo io, ma ci sono molte analogie tra me e lui. Entrambi invecchiamo, i figli crescono, e anch’io sono sposato da tanti anni. Ho trovato curioso esplorare l’evoluzione di questo eroe che invecchia.
Anche seguire l’evoluzione di Will Piper come padre. Vive un matrimonio fuori dagli schemi, lui in Florida che vive sulla sua barca e la moglie, agente di successo del FBI vive a Washington. Will si trova a gestire il figlio adolescente nel periodo di ribellione e in questo percorso migliora tanto come padre e anche il figlio alla fine lo stimerà molto di più. Molti padri che vivono e si trovano ad affrontare questo periodo di pazzia e di irrequietezza dei figli, si ritroveranno in questa figura.6. I tuoi romanzi sono letti principalmente da alcune fasce di età o spaziano dai giovani ai meno giovani? E quali sono i commenti sui tuoi libri che ti hanno colpito maggiormente e che ricordi con piacere? 

G.: Proprio ieri, in occasione della presentazione al Castello Sforzesco per Bookcity Milano, durante la firma delle copie, ho notato come i miei lettori spazino dai giovanissimi ai più anziani. Soprattutto molti giovani lettori ventenni. Il commento più bello che mi è stato fatto l’ho ricevuto proprio ieri.. Una ragazza mi ha detto: “Grazie per aver riacceso in me il piacere della lettura.” E credo che, per uno scrittore, sia il commento più bello, che tocca il cuore delle persone.7. Leggo che da ragazzino leggevi libri di fantascienza e hai citato autori come Ray Bradbury, a cui mi voglio ispirare per la prossima domanda: ammettiamo che, in una società futura, si prospetti un caso come quello del libro “Farenheit 451” in cui vengono bruciati tutti i libri, quale o quali salveresti? 

G.: Salverei sicuramente i libri della mia biblioteca, poiché sono i libri che ho scelto personalmente e che rappresentano la mia vita. I miei libri di archeologia, di medicina, di storia, di biotecnologia. I film e i romanzi, sono la mappa della mia vita.8. In una precedente intervista, hai dichiarato che “rifugiarsi in un mondo diverso da quello di tutti i giorni è piacevole non solo per i lettori, ma anche per gli scrittori.” Vedi la scrittura come veicolo di fuga dalla quotidianità, quindi, o come necessità che una storia venga scritta?

G.: Entrambe le cose. Senza questa forte spinta, questo desiderio, necessità, di scrivere, sarebbe molto difficile, non si troverebbe la forza di aprire il computer e iniziare. Quando ci si accorge che si è nello slancio giusto e si scrive una bella pagina, allora questa è la soddisfazione più grande per lo scrittore, perché a quel punto ti perdi nella storia. Ed è l’unica volta in cui ti rendi conto di entrare in una nuova dimensione, in un nuovo mondo.Il tempo a mia disposizione è, purtroppo, arrivato alla conclusione e parecchie domande sono rimaste senza risposta..è stato davvero un bell’incontro e spero ci saranno altre occasioni di incontrare Glenn Cooper  in Italia!

Qui le mie recensioni di: Il marchio del diavolo e L’ultimo giorno

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