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Contorni di Noir | October 18, 2017

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Intervista a Dave Zeltserman

| On 31, Gen 2013

Dave Zeltserman vive nella zona di Boston con sua moglie Judy. Ha lasciato la programmazione di software per dedicarsi alla scrittura di crime fiction e allo studio del kung fu. La sua scrittura risente dell’influenza di Jim Thompson, Ross Macdonald e Dashiell Hammett. L’occhio privato di Denver, il suo primo romanzo, ha attirato l’attenzione di vari maestri del noir contemporaneo.

1. Benvenuto Dave, so che tutti ti chiedono come si fa a mettersi in discussione, dopo oltre vent’anni di lavoro come informatico, per tuffarsi in un’avventura letteraria..come ti presenteresti ai lettori italiani per farti conoscere al meglio?
D. Cecilia, grazie per avermi intervistato. Io scrivo romanzi gialli, polizieschi ed horror, e la mia narrativa tende verso temi più cupi. Finora solo alcuni miei romanzi gialli sono stati tradotti in italiano,e ciascuno di questi libri ha personaggi principali brutali, ma non si può dire ciò per tutti i miei libri. Con un po’ di fortuna ci saranno presto delle versioni cinematografiche dei miei libri.

2. Uno scrittore americano che ho avuto modo di intervistare – Kent Harrington – mi ha confidato che “oggi la tendenza degli scrittori americani di libri gialli è quella di essere molto provinciali e di solito si focalizzano sull’America.” Cosa ne pensi? Quale aspetto ti piace che emerga dai tuoi romanzi?
D.: Noi scrittori siano inclini a scrivere ciò che conosciamo, per cui tendiamo a collocare i nostri libri in posti a noi familiari. Per questo motivo tendo a collocare la maggior parte dei miei libri nella zona di Boston. Ma visto che le versioni tradotte dei miei libri stanno avendo successo, penso che i miei personaggi, i temi e i racconti abbiano una qualità più universale anche se sono collocati a Boston e nel New England.. Il mio ultimo libro, “Monster”: A Novel of Frankenstein”, invece è completamente collocato nell’Europa dei primi del 19° secolo.

3. Come si comincia? Hai frequentato qualche scuola di scrittura? O avendo letto parecchi libri, ti sei sentito comunque pronto per affrontare il mondo editoriale?
D.: Sono per lo più uno scrittore autodidatta. Ho letto migliaia di libri quando ero più giovane, ed ero sempre attratto dallo scrivere. Anche se ho conseguito una laurea in matematica ed informatica e sebbene avessi seguito pochissimi corsi che non riguardavano la matematica, l’informatica e l’ingegneria, in momenti diversi della mia vita ho cercato di scrivere racconti. Quando stavo tentando di scrivere il mio primo romanzo, Fast Lane (tradotto in italiano da Meridiano Zero), incominciai a prendere lo scrivere molto più seriamente e studiai il modo di scrivere di Jim Thompson ed il modo in cui strutturava i suoi romanzi. L’unico tirocinio formale che ho fatto è stato un seminario di due settimane al Pine Manor College tenuto da Dennis Lehane ed il suo mentore Sterling Watson.

4. Hai trovato difficoltà ad approcciare le case editrici, quando hai cominciato? Quanta apertura mentale trovi che ci sia?
D.: La prima novella che ho presentato fu comprata ma non ebbi buona fortuna nel vendere i miei romanzi. Ero troppo idealistico – credevo erroneamente che gli editori statunitensi avessero interesse a comprare libri buoni. Non era così. Ciò che interessa agli editori statunitensi è quanto commerciale possa essere il libro. Cosi mentre ogni editore americano respinse Small Crimes, l’editore londinese, Serpent’s Tail lo comprò. La differenza tra Serpent’s Tail e gli editori Americani è che Serpent’s Tail compra solo i libri che apprezza senza preoccuparsi di quanto siano commerciali,e per questo motivo è uno degli editori più rispettati al mondo, e ha pubblicato le opere di 2 vincitori del premio Nobel della letteratura. E quando Small Crimes fu pubblicato nel 2008, era in cima alla migliore classifica radiofonica nazionale dei romanzi gialli e polizieschi.

5. Avresti mai pensato di raggiungere questo successo?
D: Quando iniziai, il mio unico scopo era farmi pubblicare Fast Lane. Ero un informatico e a dire il vero non sentivo di appartenere al club degli scrittori. Ma quando stavo scrivendo Small Crimes, credevo di avere qualcosa di molto buono e che avevo un’opportunità di fare una carriera da scrittore. Sin da allora i miei libri hanno avuto un unanime consenso critico e un forte sostegno da parte dei lettori, per cui sto incominciando a credere che posso avere successo in questo campo.

6. Conosco bene i libri tradotti da Luca Conti e quindi ti chiedo quanto, secondo te, incide una traduzione sul successo di un libro?
D.: Moltissimo. Le traduzioni possono creare uno stile diverso per un libro, e perlomeno le traduzioni dei libri che ho letto quando frequentavo la scuola superiore erano tradotte in modo da far sembrare gli scrittori popolari nel momento in cui era fatta la traduzione. Quando ero al college ho seguito delle lezioni di lingua russa, e il Chekhov e il Tolstoy che ho letto in russo erano molto diversi dalle opere tradotte che avevo letto.

7. Il mio blog si chiama “Contorni di noir” e quindi mi piacerebbe avere una tua definizione del genere noir.
D.: Qui negli Stati Uniti i thriller sono considerati un genere diverso dalla giallistica. Tendono ad essere più commerciali e per un mercato di massa, con la loro definizione che sono semplicemente libri che danno i brividi. Il mio romanzo giallo tende verso il noir, che è più cupo, e dove i personaggi tendono ad essere condannati. Nel noir non ci sono finali a lieto fine.

8. Hai auto-pubblicato il tuo primo romanzo, “Fast Lane” (titolo originale In his Shadow e tradotto in Italia con “L’occhio privato di Denver”), definendo il protagonista – Johnny Lane – Uno che ha bisogno di tenere nascosto agli altri la sua vera natura e anche, molto importante, che ha bisogno di essere riconosciuto come un eroe. Anche in “Piccoli crimini”, pubblicato in Italia da Fanucci, racconti di Joe Denton, perseguitato dal suo passato di poliziotto corrotto e che ancora deve combattere contro il male che si cela in lui. Cosa ne pensi? Credi che ognuno di noi tenda a celare la sua vera natura? Siamo una moneta con due facce?
D.: Ho auto-pubblicato “In His Shadow”, che fu successivamente pubblicato da un piccolo editore statunitense, Point Black Press, come “Fast Lane”.Joe Denton, come con Johnny Lane, è profondamente auto-delirante rispetto a ciò che è. Questo è un tema presente in parecchi miei libri, e probabilmente non più che in KILLER, che è incluso nella “ Trilogia Nera dell’editore Fanucci. In questi romanzi, sarebbe troppo devastante per i personaggi venire alle prese con ciò che è la realtà dentro di loro e le loro lotte per nascondere queste verità fondamentali finiscono per causare enormi danni a quelli che li circondano. Ma ho anche molti romanzi dove c’è poco o nessun auto-inganno.

9. Leggo che sei stato influenzato da autori come Ross Mcdonald e Jim Thompson, ma secondo te loro hanno letto Dave Zeltserman? Ti hanno mai scritto?
D.: MacDonald e Thompson erano entrambi già morti prima che avessi scritto qualcosa. Ma ho saputo di scrittori molto noti e di altre persone famose che ammirano le mie opere.

10. Quanta importanza ha la caratterizzazione dei personaggi e il loro profilo psicologico rispetto alla storia vera e propria?
D.: La psicologia e le caratterizzazioni sono due aspetti profondamente uniti nei miei racconti e non si potrebbe avere l’uno senza l’altro.

11. Quanto c’è del tuo lavoro precedente nelle trame dei romanzi che hai scritto?
D.: Sicuramente con Outsourced. In quel romanzo un gruppo di ingegneri di software che sono stati resi obsoleti a causa della tendenza dell’industria ad esternalizzare il lavoro tentano di rapinare una banca. Questo è stato per me un romanzo molto personale, ed è uno che penso ogni ingegnere di software apprezzerebbe, o qualsiasi lavoratore che sente che potrebbe essere considerato obsoleto. Il libro è stato scelto da Impact Pictures e Constantin Film, che realizzano i film The Resident Evil.

12. Quale dei romanzi che hai pubblicato ti è costato maggiore lavoro, di stesura, di informazione, di …?
D.: Nessuno dei miei romanzi mi ha creato problemi durante la scrittura. Il più veloce che ho scritto è stato Pariah, che ho scritto in 6 settimane in un impeto di rabbia nei confronti dell’editoria. Fra tutti i miei romanzi gialli, Killer, che è uno dei più brevi, è stato il più lungo da scrivere, ho impiegato 6 mesi. L’unico libro che mi ha messo in difficoltà è stato Monster, per il quale ho trascorso 9 mesi a fare ricerche prima di iniziare a scriverlo. Le prime stesure di tutti i miei libri tranne Fast Lane, sono molto fedeli alle versioni pubblicate.

13. Ti piace scrivere in prima persona, come hai fatto nel romanzo “Piccoli crimini”, o a secondo dell’idea, cambi metodo? Come ti organizzi?
D.: Tutti i 4 libri tradotti in italiano sono scritti in prima persona, ma in realtà, metà dei miei libri sono scritti in quel modo, l’altra metà in terza persona. Lo stile e la persona in cui scrivo dipende semplicemente dalla storia che sto raccontando. Il noir si presta alla prima persona a causa dell’intimità per riuscire ad entrare nella testa del tuo personaggio predestinato.

14. Credi che scrivere di violenza sia un modo per esorcizzarla? Cosa ti spinge a scrivere storie così..estreme?
D.: Sebbene molti miei romanzi abbiano delle scene molto violente, la violenza tende ad incutere terrore nel lettore invece di essere gratuita, così sotto molti aspetti i miei libri sono decisamente anti-violenza. Non riesco ad immaginare qualcuno che legge qualche mio libro e che rabbrividisca o che sia turbato dalla violenza presente in essi.

15. In Italia emergono case editrici a pagamento per scrittori speranzosi di emergere. Esistono anche in America? Se si, come funzionano?
D.: Queste sono diventate molto popolari da circa 10 anni, ed erano veramente un modo per separare scrittori speranzosi dai loro soldi. Pochissimi scrittori che hanno usato queste compagnie hanno recuperato il denaro che hanno speso come la maggior parte delle librerie non venderebbero libri auto-pubblicati, e i recensori non ne farebbero la recensione. Negli ultimi anni è cambiato drammaticamente tutto con Amazon che ha aperto a qualsiasi autore la libreria Kindle. Ora decine di migliaia di autori che auto-pubblicano stanno aggiungendo il loro libri direttamente nel negozio Kindle di Amazon, ma la stragrande maggioranza non recupererà mai il denaro che sta spendendo per produrre la cover art, per curare l’edizione dei loro libri (anche se molti autori che auto-pubblicano i libri li stanno pubblicando senza editing). Secondo la maggior parte degli autori, se vuoi fare carriera hai bisogno di essere pubblicato da editori veri.
I miei editori sono di media grandezza, e non hanno molti soldi per la promozione delle vendite e la pubblicità, ma i miei libri riscuotono molto plauso da parte dei critici, sono recensiti da giornali importanti sono stati raccomandati come i migliori libri dell’anno dall’American Library Association, dalla National Public Radio, dal Washington Post ed altri, e penso che tutto ciò abbia contribuito a fare interessare i lettori ai miei libri. Inoltre, lavoratori presso librerie indipendenti tendono a raccomandare i miei libri, ed i lettori a loro volta ai loro amici, così ho costruito in questo modo il mio seguito di lettori. Ho preso accordi per un film per 2 delle mie opere, ed ho gente ad Hollywood che sta cercando di prendere accordi per altre, per cui la mia speranza è che quando saranno fatti uno o più film avrò un maggior numero di lettori.

16. Chi sono i tuoi lettori? In Italia l’editoria è fortemente in crisi. E’ lo stesso anche nel tuo Paese? Quali potrebbero essere le cause e i rimedi?
D.: Siamo in crisi anche qui. In questo paese hanno chiuso molte librerie indipendenti e quelle sono le persone che amano i libri e che aiutano a segnalare i nuovi autori ai lettori. In parte a causa di ciò i grandi editori si stanno ora dedicando solo ai libri di grande successo, e vediamo sempre più lettori che in modo sempre più crescente sono indirizzati verso un gruppo più piccolo di libri, il che sta causando che meno scrittori posizionati a metà classifica vedono i loro libri pubblicati. Non è bello. Penso che parte della soluzione stia in siti come “Contorni di Noir” per continuare a dare visibilità ad autori e libri meno conosciuti ma che sono degni di esserlo.

Grazie a Dave per le sue risposte e a presto sul blog per le recensioni dei suoi romanzi!

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