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Contorni di Noir | December 12, 2017

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Luigi Romolo Carrino – Esercizi sulla madre

| On 26, Gen 2013

Il libro:
Editore Perdisa Pop
Anno 2012
168 pagine – brossura con sovraccopertina

Trama e recensione:
Protagonisti della storia sono una madre e un figlio qualsiasi – al quale si attribuisce il nome di Giuseppe – in un paese qualsiasi. Un bambino che, a otto anni, attende il rientro della madre sulla porta di casa, ora dopo ora (in tutto dieci), fino allo sfinimento e al predominante senso di abbandono che lo attanaglia e che lo annienta.
A distanza di trent’anni da quell’episodio, Giuseppe è rinchiuso in un ospedale psichiatrico.
Inizia così una sorta di dialogo in prima persona, in cui il ricordo del bambino, fatto in seguito uomo, ricerca spasmodicamente il suo esteriore e l’interiore, in cui la realtà si confonde con l’oblio, fino a raggiungere il delirio.
Sono offeso, scorticato, un pazzo, un criminale. Ai criminali è concessa una madre che sceglie di non farlo nascere, di farlo nascere morto, di fargli bene fargli male di abbandonarlo e di restare con lui. Ma soltanto ai pazzi è concesso di amarla in ogni caso.
La descrizione della madre e del figlio sono spesso contraddittorie. Una donna che all’apparenza sembra dolce e remissiva, un attimo dopo sembra la figlia del diavolo. Quello che colpisce è l’amore viscerale che unisce i due elementi, legati l’una all’altro dalla carne e dal sangue. Uniti e divisi.
C’è un figlio rifiutato e c’è una madre non avviluppata nel suo ruolo, sfuggente e vendicativa nei confronti di colui che considerava come ostacolo della sua vita. Come nel film cult “Mammina cara”, biografia di Joan Crawford, in cui una madre isterica e collerica si sfoga sui propri figli, anche la madre di Giuseppe ha la stessa indole crudele.
E Giuseppe si troverà a fare i conti con il proprio passato e sviscerare i traumi subiti durante l’infanzia. In questo caso, verrà condotto per mano attraverso un percorso di dieci esercizi, tanti quante sono state le ore di attesa fuori dall’uscio.
No, non è un romanzo semplice, è una sfida sia dal punto di vista dell’autore, che del lettore – da concedersi in un settore, come quello editoriale, che lascia poco spazio a testi complessi e innovativi come questo. Qui c’è la ricerca della parola, del significato, dell’origine della scrittura. E’ un po’ come morire e rinascere. I personaggi hanno una e cento tessere di un puzzle, ognuna di esse cela una diversa identità e al completamento del mosaico, c’è il caos.
Credo che Il romanzo di Carrino abbia la necessità di un periodo di “decantazione” alla conclusione della lettura..e non è detto che fra qualche tempo io non ritorni sul pezzo per modificarlo. Perché la profondità e l’intensità del testo hanno mille sfaccettature. E queste poche righe non gli rendono merito fino in fondo.
Originale, a completamento del romanzo, aver ricevuto una plaquette firmata dallo scrittore, in cui è contenuto Il Test di Rorschach del protagonista del romanzo, Giuseppe.
Non è esattamente facile iniziare a conoscere Luigi Romolo Carrino attraverso la lettura di questo libro perché, come ho spiegato prima, i lettori non sono abituati a uscire dagli schemi.
Ma per chi volesse avvicinarsi, in punta di piedi, a questa scrittura lacerante, crudele ma, soprattutto, coraggiosa, allora sarò lieta di aver potuto offrire il mio contributo.

Lo scrittore:
Luigi Romolo Carrino è nato a Napoli nel 1968. Ha pubblicato tre raccolte di poesie ed è autore di testi teatrali. In narrativa ha esordito nel 2006 con due racconti in Men on Men 5 (Mondadori). Ha scritto i romanzi Acqua Storta (Meridiano Zero, 2008 – anche con il cd del recital La versione dell’acqua) e Pozzoromolo (Meridiano Zero, 2009), il racconto lungo Calore (Senzapatria, 2010), la raccolta di racconti Istruzioni per un addio (Azimut, 2010), il reportage A Neopoli nisciuno è neo (Laterza, 2012).
Qui potete scaricare l’Estratto del romanzo

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