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Contorni di Noir | December 15, 2017

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Marina Marazza – Miserere

| On 16, Gen 2013

Il libro:
Editore BD Collana Revolver
Anno 2012
282 pagine – brossura con alette

Trama e recensione:

Anno 1630. Milano flagellata dalla peste, che causò numerose vittime, è lo sfondo della storia che vede come protagonista Alma, nata da una relazione segreta tra Virginia de Leyva, la famosa monaca di Monza, e Giovan Paolo Osio, signore di Usmate. Fu strappata dalle braccia della madre – la cui punizione fu quella di essere murata viva all’interno del convento dell’Ordine di San Benedetto – per essere data in adozione ad una famiglia. Giovan Paolo fu orribilmente massacrato nelle segrete di un traditore.
Crescendo alla ricerca di una propria identità, Alma cercherà di ripercorrere le sue origini, attraverso intrighi, violenze e segreti, che la porteranno anche ad innamorarsi dell’uomo sbagliato.
Ripercorrendo la storia magistralmente scritta da Alessandro Manzoni, la scrittrice ci porta per mano attraverso una città per molti versi ancora popolata dai fantasmi del passato, fra i meandri del Lazzaretto e della Ruota, caratterizzando i personaggi veri e inventati che popolano il romanzo.
Quello che colpisce maggiormente, è leggere la condizione delle donne, tacciate di stregoneria, stuprate, segregate, torturate. Chi restava incinta dopo essere stata violentata, era ritenuta disonorevole per la famiglia e accusata di chissà quali colpe. “che tu abbia peccato per tua volontà o per violenza subita, sembra non fare differenza alcuna. (..) E’ così difficile per la vittima non sentirsi sporca e complice per sempre, non pensare in qualche modo di avere meritato il male. Quando anche gli occhi degli altri ti condannano, il cuore ti si spezza.”
A uscirne bene, si finiva rinchiuse in convento a passare l’intera vita.
A 15 anni si poteva essere vendute come merce di scambio a ricchi (e vecchi) signori, in cambio di denaro che avrebbe risollevato le sorti della famiglia.
L’ignoranza regnava sovrana, tanto da immaginare che “giacere” con una vergine, avrebbe guarito gli uomini dalla sifilide, altra malattia dilagante e letale in quel periodo.
Donna Alma Francesca, figlia di don Paolo e Virginia de Leyva, Signora di Monza, era diversa dalle altre: capelli color buccia di castagna, occhi scuri e liquidi, carnagione pallida. Sensuale e forte. Fu accudita da Clara, una cortigiana che la introdusse al regno della prostituzione (altro non sapeva fare, povera donna), che le volle bene come a una figlia e le insegnò come tenere in pugno gli uomini senza diventarne vittima. La vendetta è il sentimento che alimenta lo spirito di Alma. Una ragione di vita, per scoprire chi fu la causa della morte di suo padre e la follia della madre. C’è spazio anche per l’amore, ma anche questo si rivela fonte di preoccupazione e di tensioni.
Una storia avvincente, che mi fa scoprire una Milano dimenticata, lontana anni luce dal nostro presente, tanto da non riuscire neanche a immaginare un periodo così buio per questa città, in cui la vita era appesa a un filo e le esecuzioni capitali erano considerati veri e propri spettacoli a cui partecipare e – per assurdo – cercare di portarsi via..un souvenir dell’avvenimento.
Le vicende si dilatano nel territorio – non solo a Milano – ed è interessante l’intreccio del thriller al saggio storico. Una storia vera, nel ricordo di personaggi davvero esistiti, i quali hanno contribuito a trasformare ciò che rappresenta oggi la nostra società, nel bene o nel male.
Qualche anno fa lessi “Annus mirabilis” di Geraldine Brooks, un libro sulla peste a Londra nel 1666 e, allo stesso modo in cui rimasi esterrefatta – ma affascinata – da quel periodo storico, ho avuto la stessa sensazione leggendo “Miserere”.
Un gioco di scatole cinesi accompagna il lettore fino all’epilogo. Un libro avvincente, intriso di carattere e di passione.
Consigliato.

La scrittrice:

Marina Marazza è scrittrice, traduttrice, pubblicista, sceneggiatrice, manager editoriale, nata a Milano. Laureata in storia, autrice di romanzi, biografie e racconti ambientati nel passato per adulti e ragazzi, discende da una delle vittime dei tragici processi agli untori del 1630 e ritiene che gli uomini e le donne che hanno coraggiosamente vissuto quello scorcio di tempo formidabile e disperato abbiano guidato la sua penna per far conoscere ai lettori di oggi le loro umanissime storie.
Questo è l’incipit del romanzo:
Giugno 1630.
L’odore della morte si era fatto più aspro con i primi caldi.
Stava scendendo il buio per le strade di Milano devastate dalla pestilenza.
L’uomo alto e robusto procedeva furtivo. Il sentore dei cadaveri non gli dava fastidio. Faceva il monatto, di quelli che caricavano i morti sulle carrette e li portavano via, anche se a vederlo sarebbe sembrato di più un sicario al servizio di qualche signorotto, come in effetti un tempo era stato.
Svoltò sotto il portico ed entrò nella prima casa deserta dell’infilata: poteva esserci qualche cosa da portare via. Estrasse in fretta il sacco di tela da sotto la mantella e allungò la mano verso il vassoio d’argento.
La voce femminile lo fece trasalire.
“Rubi ai morti, Camillo?”
Lui levò la daga dalla cintura e la brandi, cercando di tener salda la voce.
“Ferma dove sei, chiunque tu sia, donna o apparizione! Come conosci il mio nome?”
Ora distingueva meglio la ragazza. Era ben vestita, con un corto mantello a cappuccio che le ombreggiava il volto. Vide che sollevava la mano guantata a scoprirsi la testa e tremò: avrebbe veduto un teschio o qualche altro orrore?
La donna abbassò il cappuccio e scoprì il viso.
“Sono io, la figlia della signora di Monza”.

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