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Contorni di Noir | June 28, 2017

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Eduardo Savarese Non passare per il sangue

| On 06, Feb 2013

Il libro:
Edizioni E/O Collana Sabot/age
Anno 2012
192 pagine – brossura

Trama e recensione:
Quando davvero saremo in guerra ci sentiremo più liberi. Sapremo cosa fare e sapremo dire chi siamo. Diventa tutto essenziale, in guerra. Lo abbiamo studiato, lo abbiamo letto, no?”

Ogni tanto sul blog di Contorni di noir “divago” in altri generi e questa volta l’argomento è delicato e tocca temi quanto mai attuali..
Protagonisti principali di questo romanzo sono essenzialmente tre: Luca, Marcello e Agar. I primi due, ufficiali dell’Esercito Italiano in missione in Afghanistan. Dei due, però, solo Luca sopravvive a un attacco terroristico e il suo compito sarà quello di tornare in Italia e consegnare i suoi effetti personali alla famiglia, nello specifico alla nonna Agar, di origini cretesi.
E sarà un confronto complesso, poiché il legame che univa i due ragazzi andava oltre il cameratismo e l’amicizia. E Agar – brusca, imperativa, imperiosa – vissuta in un’altro tempo, incapace di vedere con occhi diversi l’amore in tutte le sue sfaccettature e le sue regole, non accetta altre verità che non siano le sue. Due mondi che si scontrano e si incontrano, mettendo a nudo sentimenti e rancori attraverso i luoghi, la memoria e le guerre a cui hanno dovuto assistere entrambi.
Romanzo scritto in..punta di penna quello di Eduardo Savarese. Gli argomenti trattati spaziano dalla morte, all’omosessualità, alla comunicazione – quest’ultima sempre più ardua nonostante i mezzi che abbiamo a disposizione. Il legame che univa Luca e Marcello è difficile da raccontare e Luca si trova spesso a disagio davanti al volto burbero e rugoso di yaya – nonna in cretese – Agar.
Luca le sorride. Pensa a tutte le cose che rimangono compresse dentro di noi, a tutto il tessuto della memoria che ci rimane bloccato in gola senza che troviamo mai il coraggio di sputarlo fuori.
Quante cose non dette, quanti rancori covati, quanto astio represso..I ricordi possono essere ferite che non si rimarginano mai, nascosti in qualche angolo di noi stessi, ma alla prima occasione riemergono e fanno ancora più male.
Stabilire dei ruoli, all’interno di una società, è complesso se quegli stessi ruoli non ti si addicono. Lo sapeva Luca, cresciuto con un padre autoritario che lo accusava di essere una femminuccia sempre attaccato alle sottane della madre. Lo sapeva Agar, la quale visse la sua guerra, all’epoca del fascismo, in cui non voler necessariamente essere una donna che fa figli non era concepibile. Il suo sogno era diventare medico, ma a quanto pare era una professione relegata alla figura del maschio riproduttore. E per lei, sofferente di una grave forma di asma bronchiale fin da piccola, che la costrinse a vivere con un polmone solo, anche il ruolo di madre avrebbe rappresentato un problema.
Lo sapeva Marcello, che forse scelse di andare in Afghanistan per affermare una sessualità che non gli apparteneva.
Un romanzo, quello di Savarese, che ci ricorda quanto la carne, il sangue, la memoria, siano il collante che ci tiene uniti. Il ricordo rimane lì, indelebile come un marchio sulla pelle, che non può essere tolto, che non può essere negato. Che fossimo figli, genitori, o amanti.

Lo scrittore:
Chi ne parla è Eduardo Savarese, magistrato e studioso di diritto internazionale. Tiene un corso di scrittura creativa per diversamente abili presso l’associazione ONLUS “A Ruota Libera” e collabora con Antonella Cilento nei laboratori di Lalineascritta. I suoi racconti sono apparsi in raccolte e antologie. Finalista al premio Italo Calvino 2010, è stato segnalato dalla giuria per il romanzo L’amore assente, dalla cui rielaborazione è nato Non passare per il sangue. 

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