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Contorni di Noir | August 21, 2017

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Intervista a Margherita Oggero

| On 22, Feb 2013

foto di Margherita Oggero

Margherita Oggero è nata a Torino, dove vive, e ha insegnato in quasi tutti i tipi di scuola. Ha pubblicato il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori nel 2002.
Da quest’opera Luciana Littizzetto ha tratto il fortunato film Se devo essere sincera. Nel 2003, sempre con Mondadori, è uscitoUna piccola bestia ferita che ha ispirato la serie televisiva Provaci ancora, prof! con Veronica Pivetti. I suoi ultimi libri sono L’amica americana (2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), Il rosso attira lo sguardo (2008), Orgoglio di classe (2008), L’ora di pietra(2011), tutti pubblicati con Mondadori.
L’ultimo, romanzo, Un colpo all’altezza del cuore, è uscito da poco ed è stato recensito sul blog. Ed è proprio in occasione del suo ultimo libro che ho il piacere di ospitarla.
Ciao Margherita, è un grande onore ospitarti nel mio blog!  Comincio subito con il chiederti: 
1. Anziché descrivere Margherita Oggero ai lettori del blog, come ti descriverebbero i lettori ? 
M.: Francamente, non lo so. Spero che mi immaginino curiosa delle persone e del mondo, amante della buona tavola, infastidita dall’accettazione di tanto sciocchezzaio contemporaneo spacciato per “trendy”. 
2. Alcuni scrittori tendono a scrivere romanzi che rispecchino il target editoriale, rispetto a una storia “sentita” come quelle che scrivi tu. Cosa ne pensi? E’ una questione di coraggio uscire dagli schemi? 
M.: Forse, più che di coraggio, parlerei di voglia di mettersi alla prova e qualche volta addirittura di una certa presunzione di sé. Gli editori fanno il loro mestiere, che è in parte commerciale, e abbastanza giustamente mirano a catturare il pubblico. Gli scrittori (che non vivono solo d’aria) talvolta cedono al desiderio o alla necessità di entrare nel filone giusto. Io, per mai sfortuna e fortuna, ho un’età che mi permette di scrivere solo quello che voglio. E quindi non posso parlare di coraggio. 
3. Devo dire di aver conosciuto vari autori che svolgono la professione di insegnante. Com’è per una docente di lettere cimentarsi nella scrittura? E’ una sorta di banco di prova? E, soprattutto, è necessario comunque frequentare una scuola di scrittura? 
M.: Un docente di lettere è favorito dagli studi e dalle letture che ha fatto. Non credo che sia necessario frequentare scuole ad hoc, se non per particolari tipi di scrittura, quali ad esempio la sceneggiatura. A scrivere si impara leggendo molto e riflettendo su quanto si è letto. Se si vuole approfondire, basta un buon manuale, che indichi soprattutto cosa non fare. 
4. Sempre collegandomi alla domanda precedente, sei più critica nei confronti di te stessa? 
M.: Certo che sono critica: scrivo cancello riscrivo correggo ogni pagina più volte. Anche perché non credo affatto alla scrittura spontanea. 
5. Che rapporto hanno, secondo te, i giovani con la lettura? E con la scrittura? 
M.: Difficile generalizzare. Certo ascoltano più musica di quanto leggano e sono distratti dai moderni mezzi di comunicazione. La lettura richiede solitudine e concentrazione, oppure può essere una lettura condivisa, in questo caso ad alta voce, ma questa seconda modalità non mi pare usuale tra i giovani. 
Con la scrittura in genere hanno un rapporto difficile, perché sono abituati a usarla prevalentemente per sms, messaggi su FB, tweet e non per forme più distese e studiate. 
6. E’ capitato che i tuoi studenti venissero a raccontarti le loro opinioni dopo aver letto i tuoi romanzi? Se si, raccontaci un commento che ti ha colpita particolarmente. 
M.: Sono ormai parecchi anni che ho lasciato la scuola e molti miei ex allievi/e sono adulti. Alcuni vengono alle presentazioni o mi scrivono: il commento più frequente riguarda riguarda la nostalgia per gli anni della scuola (me inclusa, penso forse con presunzione) 
7. Ho letto in una tua precedente intervista che organizzi lezioni di scrittura: da quando nasce l’idea, alla progettazione del testo e alla stesura finale. Quali differenze hai potuto notare fra gli studenti dei licei in cui hai insegnato, rispetto agli allievi delle tue lezioni? Diverso coinvolgimento? 
M.: Non tengo veri e propri corsi di scrittura, ma ho partecipato per anni all’iniziativa “Adotta uno scrittore” organizzata da Salone dal Libro. In questo caso si sceglie (o meglio i ragazzi degli istituti superiori scelgono) un argomento su cui esercitarsi per un racconto, che viene scritto singolarmente o collettivamente poi discusso insieme. Quindi non ci sono differenze tra i miei ex allievi e i miei temporanei allievi di oggi. 
8. E’ uscito per Mondadori “Un colpo all’altezza del cuore”, recensito sul blog. Com’è nata l’idea? 
M.: Volevo raccontare due storie parallele che poi si incrociassero e soprattutto costruire un personaggio nuovo che diventasse deuteragonista di Camilla Baudino. 
9. Camilla e Francesca, due donne diverse ma in qualche modo simili, nella loro quotidianità e nel modo di affrontare la vita privata e i fatti di cronaca che coinvolgono Torino e Chivasso, unite dall’amicizia e dalla solidarietà femminile. Cosa le accomuna e cosa le divide, secondo te? 
M.: Le accomuna il senso del dovere, un certo rigore morale e l’ironia; le divide l’età, il tipo di lavoro, l’interesse o meno per le attività sportive, il tipo di cultura. 
10. Nella mia recensione, sottolineo il fatto che si parla di relazioni, tra uomini e donne, tra madri e figlie, tra vicini di casa, tra polizia e criminalità. Un equilibrio difficile e precario, in cui la comunicazione risulta essere lo scoglio più difficile da superare.Perché è così difficile, secondo te? 
M.: Perché oggi ci sono molte “distrazioni” virtuali, c’è un ritmo di vita accelerato rispetto a quello di un tempo, perché certi mutamenti del costume (p.es tra uomini e donne) non sono ancora stati assorbiti serenamente, perché è mutato il modello di famiglia (ora prevalentemente mononucleare). 
11. Nel romanzo si parla di attrazioni improvvise, di amori mai sbocciati, di storie ormai finite. Mi è piaciuta molto una frase, che riporto: “Il fatto è, considera tra sé, che scegliamo soggetti cui affezionarci obbedendo a impulsi misteriosi, indecifrabili razionalmente anche se cerchiamo sempre l’appiglio della ragione.” Ce ne vuoi parlare? 
M.: L’irrazionalità fa parte della sfera affettiva ed è quasi ineliminabile(per sfortuna e fortuna). 
12. Scrittura come medicina, come terapia, o..? 
M.: Scrittura anche come bisogno. 
13. Ho scoperto esserci molti autori di genere noir originari della Liguria e noto molte similitudini con i piemontesi (spero non aver scritto un’eresia!)..Ma è il territorio che ispira la storia o i caratteri di chi vive il territorio? 
M.: I caratteri, direi. 
14. Cosa legge una scrittrice come Margherita Oggero? 
M.: Non molti saggi (prevalentemente di tipo storico), poesia (contemporanea, ma soprattutto del passato) e molta narrativa. 
15. Nei tuoi romanzi vi sono anche aspetti ironici, che smorzano il contesto drammatico delle vicende. Quanto pensi sia importante questo aspetto nelle storie che racconti? 
M.: Credo che gli elementi comici siano sempre presenti nella vita, accanto a quelli drammatici o addirittura tragici. L’ironia aiuta a ridimensionare. 
Ringrazio Margherita per la disponibilità e alla prossima!

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