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Contorni di Noir | November 18, 2017

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Massimo Cassani – Zona franca

| On 26, Mar 2013

Massimo Cassani, classe 1966, nasce a Cittiglio, in provincia di Varese. Giornalista professionista, oggi lavora nel Gruppo 24 Ore. È direttore responsabile della rivista Ambiente&Sicurezza-Il Sole 24 Ore ed è responsabile periodici dell’Area Ambiente-Energia.
Zona franca non è il suo romanzo d’esordio ed è l’opera destinata a confermare Massimo Cassani come nuova voce del giallo italiano, dopo aver pubblicato presso Sironi i suoi due primi romanzi, Sottotraccia e Pioggia battente, le prime due indagini del commissario Micuzzi.
Il commissario Micuzzi si muove a Milano, tra viale Padova e Città Studi. Ma potrebbe trovarsi in qualunque grande città industrializzata, in cui lavoro nero e corruzione costituiscono un terreno fertile per atti criminali.
Uscito per TEA libri, vi racconto di cosa parla:
L’alba di Milano è un preludio che dura un amen. È il nanosecondo che anticipa il colpo dello starter, è un soffio di tempo tra l’immobilità della notte inoltrata e il sorgere del sole. E proprio poco prima di quell’amen, qualcuno uccide Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura, un ottuagenario stralunato e inoffensivo che predica in giro per Milano la necessità di abbattere il Duomo. Ma chi ha deciso di farlo fuori con tre proiettili parabellum sparati da una pistola da guerra? Davvero quell’imprenditore edile contro cui Sciagura lancia i suoi strali? Oppure i parenti interessati a ereditare la casa di via Padova per mettersi in tasca i danari della vendita? Oppure ancora un misterioso personaggio che con Sciagura ha condiviso l’adolescenza e il primo amore durante la Guerra? O forse qualcuno che voleva impossessarsi del suo misterioso tesoro? A tutte queste domande dovrà dare una risposta il commissario Micuzzi, investigatore pigro e smemorato, silurato dalla Questura e parcheggiato per punizione al commissariato Città Studi. Fra le rinnovate avance della ex moglie, un brutale pestaggio di un’amica giornalista, l’incontro con una simpatica danzatrice, morti sul lavoro e traffico di stupefacenti, il commissario Micuzzi conduce personaggi e lettori alla scoperta di una Milano popolare e multietnica che brulica incessante lungo i marciapiedi di via Padova.

Un brano tratto dal libro:

«Nella cucina di Micuzzi ristagnava l’odore dei Quattro salti in padella appena cucinati e mangiati, e di fumo del Toscanello che il commissario teneva a penzoloni fra le labbra e tirava di tanto in tanto senza spostare le mani dal tavolo. Di fronte a lui il rettangolo scuro della finestra. A ottobre le giornate si accorciano senza scampo, come i calzini di lana lavati a novanta gradi in lavatrice. E lui lo sapeva, ogni volta ci cascava. Nel bicchierino ancora un dito di Nardini. L’ultimo goccio, di solito il migliore, per questo Micuzzi aspettava a berselo, visto che quello sarebbe stato l’ultimo piacere della giornata. In attesa di ricominciarne un’altra, la mattina dopo: inutile, dispersiva come quella appena trascorsa. Un filo di fumo regolare saliva lento dal Toscanello e lui lo osservava ipnotizzato, con le pupille lievemente incrociate. »

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