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Contorni di Noir | July 21, 2017

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Ràul Argemì – Patagonia ciuf ciuf

| On 15, Mar 2013

Il libro:
Editore Beat Edizioni
Anno 2013
192 pagine – brossura
Traduzione di Raul Schenardi

Trama e recensione:
Il treno stava abbandonando il paese quando il vento si fermò, come se volesse ascoltare il silenzio che annunciava i primi fiocchi di neve.
Haroldo Boccini, alias Butch Cassidy e Genaro Manteiga, alias Juan Batista Bairoletto. Il primo, un ex marinaio discendente del famoso bandito e il secondo, un ex macchinista della metro di Buenos Aires, licenziati a causa delle privatizzazioni argentine.
Due disperati alla ricerca di riscatto che hanno l’idea di assaltare La Trochita, un treno a scartamento ridotto composto da due carrozze mingherline e un vagone merci. All’interno, due file di sedili di legno, simili alle panchine delle piazze. In mezzo, una stufa a legna per scaldare i vagoni.
L’obiettivo era impossessarsi del denaro trasportato sul treno – che li avrebbe tolti dalla lista dei miserabili – e liberare Beto, loro compagno di lotta. Ma nessuno potrà prevedere la piega che prenderà il loro viaggio nella selvaggia Patagonia, luogo in cui non è pensabile vivere senza la testardaggine di un mulo e l’inventiva stravagante di uno scopritore di nuovi mondi.
Butch Cassidy e Bairoletto (fuorilegge nato nel 1894, figlio di immigrati italiani, amato dal popolo per le sue tendenze anarchiche). Due rapinatori improvvisati che rappresentano le condizioni di un paese che ha subito il disagio delle privatizzazioni, avvenute durante gli anni ‘90, nelle quali fu applicata una riforma strutturale del settore pubblico. Vennero venduti ai privati dai servizi telefonici alle ferrovie, dalle aziende di produzione energetica, alle acciaierie, al sistema stradale.
E quale modo migliore per riscattarsi se non utilizzando il treno simbolo dell’Argentina come La Trochita? Collegava circa quattrocento chilometri di valli e montagne con oltre seicento curve. Viaggiava spesso a passo d’uomo, sopportando frane, deragliamenti, tempeste, ma le politiche di modernizzazione ne hanno causato la dipartita.
Un’avventura attraverso le azioni di due disperati, che ci fanno conoscere il risvolto di un paese in cui vivere è una dura lotta, tutti i giorni. Un viaggio in compagnia di personaggi dalle caratteristiche più disparate, un senatore preso a organizzare il suo discorso pre-elettorale per convincere il popolo a votarlo – in realtà un ladro, un corrotto, un ripugnante globalizzatore -; una donna incinta che partorisce sopra pelli di capra; alcuni manifestanti che protestano contro il sistema. E una partita di calcio che riesce ad aggregare chiunque!
Be’, compaesani, sembra che sia finita. Ognuno a casa sua e chi s’è visto s’è visto.
Un noir che appare leggero, ma che trasuda tutta la sofferenza di questo paese. Ma anche la sua grande dignità.

Lo scrittore:
Raúl Argemí è nato a La Plata in Argentina. Ha partecipato alla lotta contro la dittatura dal 1969 al 1974, anno in cui è stato arrestato. Durante i dieci anni di carcere, ha iniziato a scrivere e collaborare con numerosi giornali, fino a diventare, una volta libero, direttore della rivista Claves e collaboratore abituale di Le Monde Diplomatique.

Nel 1997 pubblica il suo primo romanzo El Gordo, el Francés y el Ratón Pérez. Poi nel 2000 si trasferisce in Spagna, dove tuttora risiede. Le sue opere sono state tradotte in vari paesi, soprattutto in Francia. Di Raúl Argemí la Nuova Frontiera ha pubblicato anche Penultimo nome di battaglia (Premio Dashiell Hammett 2005) e L’ultima carovana della Patagonia.

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