Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | September 21, 2017

Torna su

Alto

2 Commenti

Intervista doppia: Lee Child e Jack Reacher

| On 29, Apr 2013

SAM_0380bis
Lee Child non ha davvero bisogno di presentazioni..ma per i pochissimi che ancora non l’avessero sentito nominare, riporto un breve stralcio della sua biografia tratto dal sito della casa editrice Longanesi:
è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro Zona pericolosa è stato salutato da un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dal suo autore come «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Da La prova decisiva è stato tratto il film con Tom Cruise nei panni di Jack Reacher. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.
Dopo aver letto alcune sue interviste, mi è balenata l’idea di organizzare un’intervista doppia!
Si, lo so..non mi sto inventando nulla, niente di originale. L’originalità sta nel fatto che abbia deciso di dare forma e sostanza a Jack Reacher, tanto da fargli le domande insieme al suo autore. E dopo i primi attimi di smarrimento di Lee nel dare retta a questa blogger un po’ strana, questo è il risultato:

1.
Lee: Grazie di essere mio ospite e comincerei con il chiederti chi è Lee Child e il suo background.

Posso descrivermi come un ragazzo inglese assolutamente ordinario, sono cresciuto in una parte del Regno Unito non particolarmente interessante o di moda, Birmingham. Una città non bella, che non piace a nessuno dei britannici. E una città industriale paragonabile alla vostra Torino, e il ricordo che mi ha lasciato per me è il fatto di ritenere importante fare qualcosa di più utile, fatto bene e senza fronzoli. Questa è stata la chiave di volta della mia vita: fare le cose bene senza troppi ricami.
Jack: chi è Jack Reacher e il suo background?
E’ difficile rispondere per conto di Jack Reacher perchè in tutti i libri la frase più comune che lo contraddistingue è : “Reacher non disse nulla.” E’ un personaggio molto silenzioso, a lui non interessa che la gente sappia quello che fa; non gli interessa l’autopromozione, ma se devo dire qualcosa su di lui posso dire che è un ufficiale della Marina americana, cresciuto in tutte le basi americane nel mondo, abituato a trasferirsi solo dopo pochi mesi di permanenza in una base e questa è diventata una sorta di dipendenza che ha sviluppato. Quindi dopo aver abbandonato la carriera militare, si rende conto che gli è rimasta un’incapacità a sistemarsi, mettere su famiglia. Non riesce a smettere di spostarsi. Quindi le sue particolarità sono quelle di non possedere nulla e di essere sempre on the road.
2.
Lee: Quando hai realizzato che avresti voluto diventare uno scrittore e proprio di thriller?
Io facevo il regista televisivo e ne ero ben felice. Fosse stato per me, avrei continuato a fare quel tipo di lavoro, se non fosse che mi licenziarono! La cosa più insolita – forse sono una mosca bianca fra i miei colleghi scrittori – è che non ho mai avuto l’intenzione di scrivere. Non ho mai avuto questa ambizione, ma sono stato costretto dalle circostanze. E’ vero, sono sempre stato un accanito lettore e ho cominciato a chiedermi: “Ma visto che non ho niente da fare, perché non provare anch’io a scrivere un romanzo?”
Più che altro, quindi, per necessità e non per ambizione. E forse parte del mio successo è che non ho preconcetti, non ho modelli, non ho un format che seguo. Perché thriller? Perchè mi sono sempre piaciuti e per cultura del genere umano, in cui le storie più entusiasmanti sono sempre state quelle che partono da una situazione pericolosa e si arriva alla situazione di sicurezza. Dal caos all’ordine. Sono i primi racconti che l’uomo ha apprezzato di più.
Jack: Qual è stata la scintilla che ti ha fatto mollare tutto e iniziare a vagare per gli States?
E’ successo tutto un po’ per volta. Non è stata una decisione consapevole. Ho lasciato l’esercito e ho cominciato a pensare di trovare qualcosa da fare. Ma dopo quindici anni sono ancora al punto di partenza..
3.
Lee: Dopo parecchi anni da quando hai cominciato a scrivere, quali aspetti ami di più in questo lavoro rispetto a prima?
La differenza maggiore è il fatto che all’inizio non avevo lettori e poi qualche lettore ho cominciato ad averlo! La cosa che oggi mi esalta di più è il fatto di avere qualcuno a cui piacciono i miei libri e lo capisco dalle lettere che ricevo. Ce ne sono alcune drammatiche, come un lettore che mi scrisse di aver avuto il cancro e la terapia era così dura che riusciva a sopportarla solo grazie alla distrazione dei suoi libri. Oppure un’altra in cui un lettore diceva di avere il padre morente che sperava di sopravvivere sufficientemente a lungo per poter arrivare a leggere il prossimo libro di Reacher. Quello che mi fa andare avanti è proprio questa emozione, attraverso i lettori e le loro conferme.
Jack: Hai quasi 50 anni e sono passati parecchi romanzi. Come si è evoluto il tuo personaggio rispetto a quando sei stato creato? Un uomo con un passato da dimenticare e un futuro tutto da costruire. O sei uno che vive solo nel presente?
Io sono prevalentemente interessato al presente, all’oggi. Magari al domani, ma sicuramente non al passato. Ecco perché nelle storie che mi riguardano non c’è nessun riferimento a eventi passati perché sono più interessato al presente.
4.
Lee: passiamo al tuo ultimo romanzo, “Una ragione per morire”, com’è nata l’idea?
Sapevo di avere il desiderio di ambientare un romanzo in un paesaggio scarno e solitario e il Nebraska è stata la scelta più azzeccata. La realtà fisica di questo paesaggio è una zona quasi del tutto disabitata, tranne qualche comunità di agricoltori. Cos’è importante per la sopravvivenza di queste persone? Loro coltivano la terra e il raccolto deve essere venduto. E’ quello il punto debole della catena: se non riescono a vendere tutti i loro prodotti, ogni lavoro diventa vano. Ho pensato a questa famiglia di trasportatori particolarmente potenti – la famiglia Duncan – che diventano i capi della comunità perché sono gli unici canali di trasporto per gli agricoltori.
Jack: Leggendo il tuo personaggio, mi vengono in mente McGyver, che crea al momento gli strumenti per difendersi o “Il giustiziere della notte” interpretato dal grande Charles Bronson. Cosa ne pensi? Rispecchia l’idea che ho di te?
Io sono un personaggio fittizio e quindi non ho legami con la realtà, ma presumo che qualsiasi persona si trovi per strada e ad un certo punto vede una persona aggredita si ha l’istinto di reagire, ma non lo fa per paura di restare feriti o usciti. La realtà ti impedisce di agire, ma io che sono Reacher lo posso fare! Perché? Perché non sono reale, sono grande e forte e proprio per questo posso fungere da sostituto ai desideri degli altri.
5.
Lee: nel tuo romanzo il messaggio che mi è arrivato è che, forse, si può sovvertire l’ordine delle cose se si agisce in gruppo e non come singoli individui. E’ vero?
Si, hai proprio colto il punto. Perché il messaggio è che Reacher non vuole agire da solo, ma incoraggiare la comunità ad assumersi le proprie responsabilità, agire in gruppo. E’ anche un messaggio politico, in un certo senso.
Jack: In contrapposizione, però – ed è quello che mi stupisce di te – è che sei sempre un uomo contro tutti, in realtà..Perché ti trovi sempre in queste situazioni? Non riesci ad ambientarti in un luogo, non riesci a fermarti..
Mah, questo forse è un lascito della sua carriera militare, proprio perché i militari rappresentano una piccola parte della società americana, un milione su trecento milioni. E quindi nel momento in qui escono dall’ambiente militare, si ritrovano spaesati. E se a questo si aggiunge alla natura sociale di Reacher, lui sta molto meglio da solo. Ha poco in comune con gli altri e non ha neanche voglia di farne parte. Se poi ci si chiede perchè non si sistema con una donna, occorrerebbe trovarne una che abbia le stesse sue opinioni, cosa assolutamente non facile.
6.
Lee: E’ stato dato un volto a questo eroe: Tom Cruise, il quale ha interpretato il ruolo di Jack Reacher nel film “La prova decisiva”. Com’è nata l’idea?
Tanti anni fa Tom Cruise lesse i miei romanzi e faceva parte del team dei produttori che acquistarono i diritti per la trasposizione cinematografica. Quindi da una parte aveva interesse affinché questo film venisse prodotto. Dopo è stata fatta la sceneggiatura, che gli è stata mostrata in quanto produttore (è questa la prassi) e a lui è piaciuta così tanto da decidere di volerne fare parte come attore.
Anche questo ha decretato il successo del film, è una tale superstar del cinema che ha avuto il talento di entrare nel cuore del personaggio, anche se fisicamente non gli somiglia. Ha capito veramente lo spirito di Reacher.
Jack: quali sono state le reazioni dei lettori vedendo la trasposizione del romanzo al cinema e Tom Cruise nel tuo ruolo?
Non so rispondere come Jack Reacher poiché non ha visto il film e non legge i libri! (risata collettiva)
La mia sensazione è che ci sia una sorta movimento circolare che avviene: lo scrittore mette se stesso nel personaggio, l’attore cerca di abitare il personaggio, e quindi avrei dovuto vedere me stesso in Tom Cruise ed ecco il successo!
7.
Lee: nei tuoi romanzi c’è molta azione, molta violenza anche. Una trama che non si discosta dalla realtà, purtroppo. E che riporta alle notizie sempre più frequenti di un Paese in cui l’uso delle armi è massiccio e forse ancora troppo incontrollato..qual è il tuo giudizio in proposito?
Nel libro cerco di spiegare nella maniera più specifica possibile che Reacher ha un passato da soldato, quindi le armi rappresentano per lui uno strumento da usare solo quando è strettamente necessario. Non sono un feticcio o un hobby, è uno strumento. C’è una frase nel libro che dice: “Non dire mai a un soldato che le armi sono divertenti.” Per Reacher un’arma è come un martello per un falegname. Non ci sono dei fan club dei martelli e non si usano per divertimento. Quindi Jack ritiene che la venerazione per le armi sia stupida e nessun adoratore di armi sia mai stato nell’esercito.

8.

Lee: in genere cerco di parlare solo del libro in uscita – perché credo sia giusto dargli un ruolo da protagonista – ma i lettori di uno scrittore del tuo calibro vorranno sicuramente sapere i tuoi progetti futuri e quindi ti chiedo cos’hai in programma per il futuro?
Ho un libro che esce a settembre 2013, intitolato “Never go back” e sarà il diciottesimo. Ora sono arrivato alla fine del contratto e dovrò parlare con l’editore per il futuro..Jack Reacher continuerà sicuramente ad esistere, non so sotto quale forma, se cinematografica o altro. La domanda è se sarò ancora io a scrivere di lui o sarà qualcun altro! Spero comunque che continui a sopravvivere per anni, ma ora non mi dispiacerebbe andare in pensione e godermi il meritato riposo!
E allora tanti auguri allo scrittore Lee Child – che ringrazio per essere stato al gioco – e al suo grande eroe Jack Reacher, due uomini che hanno contribuito a rendere piacevoli tante nostre letture!

Commenti

  1. Bella intervista e bellissima idea:) complimenti

  2. Grazie Nico! E’ stato divertente leggere in faccia a Lee uno sguardo di smarrimento di fronte a una pazza e alle sue domande.. Ma alla fine mi ha assecondata 🙂

Se vuoi... commenta