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Contorni di Noir | August 18, 2017

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Philippe Djian – "Oh…"

| On 15, Apr 2013

Il libro:
Editore Voland / Collana Intrecci
Anno 2013
176 pagine – brossura con alette
Traduzione Daniele Petruccioli

Trama e recensione:
Detesto dover lottare contro me stessa, chiedermi chi sono. Non riuscire a raggiungere quel punto nascosto in me, così profondamente da percepirlo solo come un brusìo in lontananza, un canto dimenticato, straziante, del tutto incomprensibile, è una cosa che non mi aiuta affatto.

Michèle è, prima di ogni altra cosa, una donna. Produttrice cinematografica, alle prese con uomini dalle caratteristiche più disparate: un ex marito e un padre, con una propensione a essere maledetti, ad atti irreparabili che li privano per sempre e li condannano. Nessuna speranza di riscattarsi, nessuna possibilità di cancellare la macchia.
Ogni ruolo sembra una croce per lei, figlia ancor prima di essere madre e già nelle condizioni di sentirsi costretta a restare sulla difensiva, impreparata agli attacchi di chi riconosceva in lei la figlia del “mostro” che sterminò un gruppo di bambini anni prima. Spintonata, schiaffeggiata, umiliata, colpevole di avere un legame di sangue verso quell’uomo – disconosciuto come padre – e sua madre per averlo sposato.
Una madre che, nonostante tutto, riconosceva in quell’assassino uno sprazzo di vuoto in tutto il nero che si annidava in lui. Un vuoto in cui il male non si era ancora diffuso. Una moglie devota che – contro ogni logica – non rinunciava a incontrarlo in prigione dove l’uomo stava scontando trent’anni.
Michèle era circondata da “mostri”, uno l’aveva messa al mondo, uno l’aveva sposata e un altro l’aveva violentata. E in tutta quella violenza, lei stessa non si rende conto che le scelte nelle relazioni la portano a cercare altra violenza. Come un circolo vizioso dal quale non riesce a uscire. 
Ogni personaggio del romanzo viene fortemente caratterizzato da Philippe Djian, come tante pedine su una scacchiera, ognuna con un ruolo ben definito: il figlio, il padre, l’amante, il marito, il violentatore.
La personalità maschile emerge con prepotenza e si impossessa del romanzo, lasciando poco spazio per le donne, relegate nel ruolo di vittime. E quando non lo sono, diventa un problema.
Un romanzo che evidenzia quanto il pianeta uomo e il pianeta donna ruotino – da sempre – in orbite diverse, con qualche incontro fortuito.
Anche il titolo rappresenta  il susseguirsi di stati d’animo differenti, che spaziano dal dolore, alla rassegnazione, allo stupore.
Uno spaccato di vita che trasuda male e masochismo, una società che rischia di implodere senza neanche un briciolo di consapevolezza.
Un noir a tutto tondo, anche nei particolari. 

Di Philippe Djian ho recensito anche: Assassini

Lo scrittore:
Nato a Parigi nel 1949, Philippe Djian si impone negli anni ’80 come scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation. Autore di culto della scena letteraria francese, Djian è cresciuto a Parigi facendo ogni tipo di lavoro: portuale, magazziniere da Gallimard e anche giornalista. 37°2 le matin è il romanzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Da questo libro il regista di J.J. Beineix ha tratto il film Betty Blue, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987. Molto apprezzato dalla critica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il premio Jean Freustié 2009. I suoi romanzi pubblicati con Voland sono Vendette, Incidenze, 37,2° al mattino, Imperdonabili, Assassini e “Oh…”

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