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Contorni di Noir | August 20, 2017

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Jefferson FarjeonLa casa dei sette cadaveri

| On 10, Mag 2013

versione allegata al Corriere della Sera

versione originale

Il libro:
Editore Polillo / Collana I Bassotti – Mistery Collector’s Edition
Primo volume allegato al Corriere della Sera
Anno 2013
288 pagine – brossura con alette
Traduzione Dario Pratesi
Titolo originale: Seven Dead

Trama e recensione:
Questa non è la storia di Ted Lyte. Lui ha avuto solo l’incredibile sfortuna di finire invischiato e di restare coinvolto più a lungo di quanto non desiderasse.
In una villa sulla costa dell’Essex, chiamata Heaven House, di proprietà del Sig. Fenner e sua nipote, si è consumato un fatto terribile: sette cadaveri – sei uomini e una donna – sono stati ritrovati all’interno della casa, per la precisione nel salotto. Uno di questi aveva sotto al corpo un foglietto stropicciato scritto in stampatello: “Con le scuse del Club dei Suicidi”.
Il macabro ritrovamento è stato fatto da un ladruncolo, Ted Lyte, il cui errore è stato quello di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Mentre fugge a gambe levate dall’abitazione, in preda al panico più totale, si sente acciuffare da un uomo che poi si presenterà come Thomas Hazeldean, un giornalista freelance appena approdato nei paraggi con il suo yacht, Spray.
Tutto sembra far supporre a un suicidio collettivo, ma l’ispettore Kendall, incaricato delle indagini, sembra non dare peso al foglietto ritrovato e si pone molti interrogativi a cui non sa dare risposta..
Le stranezze sembrano non essere finite, poiché all’interno della casa risulta esserci un ritratto a olio trapassato da una pallottola e una palla da cricket piuttosto consunta appoggiata su un vaso di fiori.
Ma chi erano queste persone? E perché si erano riunite lì? E inoltre, dove sono gli abitanti della villa? Sembra siano partiti in tutta fretta, lasciando la casa in disordine per dirigersi verso un luogo non definito..
Da parecchio tempo, ormai, i romanzi che recensisco sul blog hanno ritmo e suspence da vendere, truculenti e a tratti duri, introspettivi o psicologici; e quando mi ritrovo a leggere romanzi come quello di Farjeon, le immagini diventano all’improvviso in bianco e nero e ho il dubbio che Poirot o Miss Marple mi si materializzino davanti da un momento all’altro! I ritmi sono lenti e lasciano spazio alla riflessione, allo studio dei personaggi. In questo caso, nessuno di questi emerge prepotentemente dalla storia, ma ognuno di loro contribuisce a dare voce all’indagine. Troviamo un ladro sfortunato, un giornalista ficcanaso, un ispettore che scandaglia ogni possibile pista. E poi c’è Dora, una ragazza dal viso dolce, ingenua e carina quanto basta per intenerire tutti. La trama non mi ha colpita particolarmente, ma ciò non toglie che una lettura di questo tipo abbia segnato un’epoca oggi tramontata: quella in cui non occorreva inventare storie complicate, le quali riuscivano ad essere apprezzate proprio per la loro semplicità e la loro chiarezza. Un genere che definisco “evergreeen”.
Scrittore da approfondire.

Lo scrittore:
[Joseph] Jefferson Farjeon (1883-1955) nacque a Londra in una famiglia di artisti. Il padre era un noto romanziere e commediografo, il nonno materno un famoso attore americano e i tre fratelli si sarebbero ben presto affermati nel campo della letteratura per bambini, del teatro e della musica. Dopo aver lavorato per una decina d’anni per una casa editrice specializzata in riviste umoristiche, nel 1924 Farjeon pubblicò il suo primo mystery, The Master Criminal, dopodiché si dedicò a tempo pieno alla scrittura. Autore estremamente prolifico, in una trentina d’anni scrisse circa ottanta romanzi, in prevalenza gialli, un’incredibile quantità di racconti, nonché alcune sceneggiature cinematografiche tra cui quella per Number Seventeen – un film diretto da Alfred Hitchcock nel 1932 – che si basava su una pièce da lui scritta nel 1926. Elogiato dalla critica per la sua capacità di ideare trame ingegnose e personaggi intriganti e per il suo stile pulito e scorrevole, Jefferson Farjeon fu uno degli scrittori preferiti da Dorothy L. Sayers. Tra i titoli più noti ricordiamo The Fancy Dress Ball (1934), Mystery in White (1937, Sotto la neve), Seven Dead(1939, La casa dei sette cadaveri) e Death in the Inkwell (1942).

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