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Contorni di Noir | December 11, 2017

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Intervista a Samuel Giorgi

| On 11, Lug 2013

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(foto presa da www.samuelgiorgi.com)

Samuel Giorgi è nato a Milano nel 1968. Laureato in Lingue e Letterature Straniere. Vive in un piccolo comune del Parco del Ticino con la moglie e i due figli. Il Mangiateste è il suo primo romanzo.

1. Ciao Samuel e benvenuto sul blog di Contorni di noir!
Quello che ho indicato sopra, è la tua biografia tratta dal sito di Piemme, casa editrice che ha pubblicato il tuo romanzo. In realtà, sul tuo sito www.samuelgiorgi.com ti presenti così:
Chiariamo una cosa: SG non ha paura del buio, non si addormenta con la luce accesa dopo aver controllato sotto al letto (..) L’esordio nella scrittura di SG si potrebbe spiegare con il non poter fare a meno di assecondare la paranoica ossessione di trovare lo ‘strano’ e il folle, l’orrido e il malvagio nello sconosciuto incrociato per strada o al bancone del bar. Mi diverte questa presentazione in terza persona..ma chi è questo Samuel Giorgi?
S.: Ciao Cecilia, direi che iniziamo con una domanda piuttosto impegnativa. Provo a risponderti così: Samuel Giorgi è quella parte di me che, dopo quarant’anni di vita piuttosto ordinaria e serena, un giorno ha cominciato a bussare alla mia porta. Per un certo periodo ho provato a ignorarlo, sottovalutandone la capacità di resistenza, fino a quando una sera d’estate, stremato dalle continue insistenze, l’ho fatto accomodare. Da allora nulla è stato come prima. Samuel mi ha messo in mano una biro nera e un quaderno e mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi nuovi. Grazie a lui non ho più smesso di scrivere, ma anche di essere visitato da sogni e visioni, da strani e inquietanti personaggi, da ombre misteriose, da paesaggi da incubo. Prima di quel momento, nulla di tutto questo mi apparteneva, almeno non in modo tanto frequente e tanto da creare dipendenza come oggi vivo il rapporto con la scrittura.

2. Come si diventa scrittore?
S.: Credo esistano strade e opportunità diverse per ciascuno di noi. Ti dirò come ho fatto io. Intanto mi sono sempre arrangiato da solo, ovvero senza frequentare corsi di scrittura più o meno creativa. Certo, ho studiato letterature moderne all’università e poi ho continuato a leggere molto, ma questo non sarebbe bastato. Dopo i primi tentativi zoppicanti, ho cercato di seguire un percorso di auto formazione. Da un lato letture sempre più mirate e selettive, dall’altro lavoro quotidiano con forme differenti di narrazione: da quelli che ho chiamato i racconti ‘bonsai’, fino a vere e proprie novelle. Parola d’ordine sperimentare il maggior numero di stili e registri fino a renderli parte di me. Per dirla in una frase, ho lavorato finché quello che usciva dalla mia penna mi piaceva ed emozionava quanto le pagine dei ‘grandi’ scrittori. In questo modo ho prodotto oltre mille pagine di materiale. Dopo di che capito di essere pronto ad affrontare la forma più lunga: il romanzo. È nato così il Mangiateste. Il passaggio successivo per arrivare alla pubblicazione è stato far leggere a qualcuno il mio lavoro. La terza persona alla quale l’ho affidato è stata la mia attuale agente.

3. Hai cominciato subito con un testo..impegnativo. Ci vuoi raccontare com’è nata l’idea?
S.: L’idea del Mangiateste è stata ispirata da un caso di cronaca: dal 2007 al 2009 nella cittadina inglese di Bridgend County – nel sud del Galles – sono avvenuti ben settantanove suicidi, in gran parte adolescenti dai tredici ai diciassette anni. Fino a oggi nessuno è riuscito a scoprire le ragioni di tale tragedia. Io ho provato a ricostruire questa vicenda in Italia, tessendo la mia trama di orrore e desolazione intorno alle vite degli abitanti di Grazzeno, un tranquillo paese di montagna, immaginato nella Val d’Ossola in Piemonte, e trasformandolo nella mia personale Death Town (come la stampa ha tristemente ribattezzato Bridgend County).

4. Il titolo è davvero particolare, come lo è il motivo per cui è stato scelto..ce lo racconti?
S.: Come sai ho due figli. Mi è sempre risultato difficile raccontare le classiche fiabe della buonanotte. È stato così che per loro ho inventato le avventure dei MangiaMangia, una simpatica collezione di mostri dotati di voci e accenti molto differenti tra di loro, ma ugualmente inquietanti. C’è, tanto per fare qualche nome, oltre al Mangiateste, anche il Mangiapancia, il Mangiaorecchie, il Mangiapiedi e via di questo passo. I bambini si divertivano un mondo, un po’ meno la loro mamma, ma almeno non facevano troppi capricci per addormentarsi.

5. Una storia agghiacciante alla quale hai trovato una collocazione in un anonimo paesino nella Val d’Ossola: Grazzeno (in realtà, non esiste). Come dire: non è necessario andare lontani per vivere la paura?
S.: Proprio così. Una delle sfide che mi sono posto era quella di dar corpo a una storia fantastica e spaventosa, agghiacciante se preferisci, anche qui in Italia, magari in un paese sperduto tra i monti, abitato da gente ordinaria, dove ben poco di fantastico avviene.

6. I protagonisti sono persone comuni, dalla panettiera al commesso di un negozio di abbigliamento. Chiunque potrebbe trovarsi coinvolto in queste storie? Dobbiamo dubitare anche del vicino di casa?
S.: Non so voi, ma per me questo è diventato un passatempo quotidiano: immaginarmi che la ragazza che mi siede accanto in metropolitana, o l’anziano che attende con me in coda alla posta, siano in realtà degli assassini seriali, degli spietati sicari, con guanti e pugnali insanguinati avvolti all’interno delle loro anonime borse, e illudermi che come chiunque altro, possano dedicare parte del loro tempo a svolgere semplici commissioni di casa.

7. Per indagare sugli omicidi che si avvicendano nel romanzo, si attiva un’agenzia investigativa dell’occulto. Perché, in realtà, questo romanzo esula dalla classificazione di genere e subisce varie “influenze”: dall’esoterismo, al fantasy, all’horror. Come lo definiresti?
G.: Ti confesso che fatico anch’io a collocare il Mangiateste utilizzando le classiche etichette. Chi l’ha definito un giallo, chi un thriller. È di sicuro una storia di sapore gotico, che cerca di miscelare ingredienti molto differenti tra di loro. L’approccio sperimentale alla scrittura che ho condotto, insieme alle risonanze delle letture di anni, hanno generato un frutto decisamente anomalo e (spero) originale, che potrebbe far stortare il naso ai puristi di genere, ma che mi auguro risulti affascinante al lettore in cerca di novità.

8. Raccontaci di Bruno Widmann, il “profiler” e Luna, descritta come un personaggio dal ruolo fondamentale nella storia.
S.: Bruno Widmann è un rinomato psichiatra, docente universitario, autore di innumerevoli pubblicazioni e consulente del Ministero dell’Interno oltre che dell’Interpol. Ha creato e dirige un Centro di ricerca sperimentale (oltre che ‘segreto’) specializzato in investigazioni criminali che utilizzano tecniche di profiling piuttosto insolite, legate alle ‘doti’ particolari di alcuni membri del suo staff. In particolare le proprie e quelle di Luna Fontanasecca. Il dono di Widmann (che in questa storia incrociamo solo marginalmente) è quello di riuscire a ‘incarnarsi’ psichicamente con il soggetto che si è macchiato di un crimine, arrivando a viverne i desideri e gli istinti più profondi. Luna, invece, è in grado di ‘vedere’ se le persone con le quali sta parlando raccontano o meno delle falsità. Ho detto vedere e non percepire perché di fatto Luna è un’antenna ricevente delle immagini della realtà vissuta. Lei riesce a ripescarle all’interno dei ricordi della persona che ha di fronte, sottraendole alle parole che tentano di nasconderle sotto il velo della menzogna.
Tutto il romanzo è di fatto una messa alla prova di Luna da parte di Bruno Widmann: Luna è l’ultima arrivata nella squadra, e questo è il primo caso che si trova ad affrontare da sola. Viene mandata in avanscoperta a raccogliere elementi di comprensione dello strano caso dei suicidi di Grazzeno.

9. La tua editor, durante la presentazione del tuo romanzo, ha sostenuto che all’arrivo del manoscritto, lo stile ricordava Stephen King e Luca Crovi, invece, ti ha paragonato a Donato Carrisi..qual è la tua opinione? Ti piacciono i paragoni?
S.: I paragoni sono sempre molto rischiosi. Di solito preferisco evitarli. Come ho già detto sopra, le letture – così come il vissuto personale – alimentano la capacità visionaria e creativa di chi scrive. Ritrovare assonanze con taluno o talaltro scrittore credo sia molto legato alla soggettività e al gusto di ciascun lettore.

10. Il risultato finale è essere riuscito a far entrare i lettori in un tunnel nel quale si avanza a tentoni in un crescendo di paura, per uscire solo a romanzo concluso..E’ questo l’effetto che volevi dare?
S.: Il tentativo è stato quello di tenere in sospeso il lettore fino alle ultime pagine, anzi forse fino alle ultime righe. Per farlo ho costruito una gabbia narrativa nella quale qualsiasi personaggio poteva essere il Mangiateste.

11. Una storia improntata sulle paure più recondite, le più ataviche (come il mostro che arriva a perseguitarci). Non oso immaginare quale sia stata la tua infanzia..ma mi piacerebbe che paragonassi la tua a quella dei tuoi figli e alle favole che ti raccontavano una volta rispetto ai giorni nostri. In quelle favole si parlava del bene e del male per poterli distinguere e affrontare. Credi che le favole di oggi trasmettano lo stesso messaggio?
S.: Sono stato un bambino a cui sono state raccontate poche favole. I miei figli, almeno da questo punto di vista, sono molto più fortunati di me. Sono un figlio della televisione degli anni ottanta, del Carosello, del cinema americano, che presto si è appassionato ai film di Dario Argento, alle storie Ai confini della realtà e ai Racconti della Cripta. Credo tuttavia che le storie che siamo in grado di narrare e tramandare provengano tutte, quelle moderne e quelle d’altri tempi, dallo stesso immaginario, riprendano e rielaborino i tentativi dell’uomo di affrontare ed esorcizzare le proprie paure e i propri demoni, così come anche cantare le gioie e le conquiste del vivere d’ogni giorno. Quello che cambia, forse, è solo il linguaggio, sempre più ricco e articolato.

12. Ho “paura” che questo romanzo avrà un seguito….che mi rispondi?
S.: Diciamo così: Bruno e Luna saranno impegnati in diversi altri casi. Il secondo è raccontato in un romanzo già pronto, il terzo è in via di conclusione. La tua paura, purtroppo, è ben motivata.

E allora attendiamoci altri brividi da questo autore, che vi consiglio di andare ad ascoltare a qualche presentazione..e farvi raccontare – con la sua voce cavernosa – qualche brano del libro!

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