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Contorni di Noir | August 19, 2017

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Bruno Morchio – Colpi di coda

Aurelio
  • Pubblicato il 19 agosto, 2013

Editore Garzanti
Collana Gli elefanti bestseller
Anno 2012
482 pagine – brossura con sovracopertina

9788811686538Una spy story degna di Le Carrè, Forsyth, Follett ma, a differenza degli incontrastati maestri del genere, l’ambientazione non è la Germania Est, né Parigi, né l’Inghilterra e gli attori non sono il KGB o l’OAS o le spie naziste. Lo scenario è Genova e le parti in causa sono gli islamisti, i trafficanti internazionali di armi, i servizi segreti italiani e l’onnipresente intelligence statunitense. In questo mare di squali si muove con coraggio, determinazione, cinismo e anche con una buona dose di incoscienza Bacci Pagano, un investigatore privato che, nonostante sia abituato a districarsi tra gli stretti carruggi, dimostra di sapere affrontare nemici molto potenti e spietati che dispongono di mezzi illimitati e che non devono rendere conto del loro operato. L’autore sviluppa il romanzo su tre livelli equivalenti. L’aspetto politico nel quale, se si tralasciano alcune battute banali e scontate nei confronti dei ministri in carica nel periodo in cui si svolgono i fatti narrati, vengono affrontati temi che meritano di essere approfonditi. Si potrebbe dibattere a lungo se sia meglio vivere in un paese con un regime dispotico e corrotto che garantisce ai propri cittadini istruzione, cure mediche e pensioni, ma li priva della libertà; oppure far parte di un nazione democratica dove, viene sì garantita la libertà di espressione e movimento, ma non tutti i suoi abitanti dispongono dei mezzi finanziari per sopravvivere dignitosamente. Resta il fatto che in un paese dittatoriale, poco importa se di sinistra o di destra o teocratico, questo romanzo non sarebbe mai stato pubblicato. Come si potrebbe discutere con veemenza sul fatto se sia vero che gli extracomunitari che sbarcano sulle coste italiane “vengono rinchiusi come animali in lager chiamati centri di permanenza temporanea” oppure che i rom vengono “cacciati con le ruspe dalle loro baracche”. Argomenti forti, di cui non condivido le tesi, sui quali si confrontano in modo appassionato il nostro investigatore e il giornalista irlandese Rodney O’Flaherty che l’aiuta nell’indagine. Due idealisti che hanno il merito di rischiare la vita per difendere la proprie ragioni; se così non fosse si potrebbero definire due sognatori che vorrebbero salvare il mondo seduti al bar davanti ad un Lagavulin e un boccale di birra. Un’altra tematica, che troviamo in tutto il romanzo, è come interagiscono tra di loro i vari personaggi: rapporto forte, sofferto e carico di reciproci sospetti quello tra Bacci e l’amico americano John il cui cognome, Rosebud, è un chiaro riferimento al film “Quarto potere” e, come il personaggio del film, anche John Rosebud è incapace di amare se non “solo alle sue condizioni”, con la conseguenza che egli fa il vuoto attorno a sé. Sincerità, rispetto e amicizia profonda sono i sentimenti che legano Pagano e O’Flaherty. Una sottile ambiguità e scaltrezza emerge dall’imam Abdel Ghaffar, il ricco cliente che assume Bacci per indagare sul brutale assassino di quattro giovanissimi mussulmani mentre c’è odio viscerale tra Rudolph Mayer, il trafficante d’armi, e O’Flaherty. Paritario, protettivo e carico di affetto è il legame tra Bacci e Aglaja, inteso a recuperare gli anni vissuti lontano dalla figlia dopo la separazione dalla moglie. Un romanzo può essere valutato in tutta la sua complessità solo analizzando anche la trama e la prosa: ottima quest’ultima con colti riferimenti anche se, a volte, appesantita dalla lunghezza dei dialoghi mentre la trama, come tutti i romanzi del genere, è complessa; i ruoli che svolgono le parti in causa, in modo particolare i servizi segreti e gli islamisti, sono volutamente sfuggenti e contrastanti, ma sono proprio queste le caratteristiche che contraddistinguono le spy story. Infine due parole su Bacci Pagano: non avendo letto i precedenti romanzi non conosco l’evoluzione della sua personalità e le vicissitudini familiari ma credo che, quanto scritto nella presentazione del romanzo, sia lo specchio fedele del carattere del protagonista: inquieto e malinconico, ma sempre determinato a cercare la verità.

Lo scrittore:
Bruno Morchio vive e lavora a Genova come psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi ed è autore di altri sette romanzi, che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Sono apparsi in edizione Garzanti: Con la morte non si tratta, Le cose che non ti ho detto, Rossoamaro, Il profumo delle bugie e Colpi di coda.
Fan group su Facebook: «Bacci Pagano, un investigatore da carruggi».
Qui la mia intervista: Bruno Morchio.

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