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Contorni di Noir | December 16, 2017

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A blues for Carlotto

| On 05, Ago 2013

Massimo Carlotto (foto di Andrea Grandi)

Massimo Carlotto (foto di Andrea Grandi)

Cari lettori, ditemi, cos’è la verità? Difficile definirla, vero? La verità è un’astrazione, un’idea, qualcosa di poco concreto. Lo è soprattutto in un paese come l’Italia, dove tra depistaggi, insabbiamenti e surplus d’informazione, la maggior parte dei misteri rimane tale per l’eternità. Oggi però vi vogliamo raccontare la storia di un autore che della verità ha fatto la sua bandiera. Una sorta di pittore noir della realtà, anche se la sua tela sono le pagine e le sue pennellate si chiamano parole. Un autore che non risparmia niente al lettore, perché il noir dev’essere così, crudo e reale. Benevenuti a un blues per Massimo Carlotto.

L’Alligatore
Padova. Tra le vie di questa città si muove uno strano detective privato. Non ha la licenza e i suo modi, e anche le sue indagini, sconfinano spesso nell’illegalità. E’ ossessionato dal desiderio di giustizia, di portare alla luce la verità, quella maledetta verità che rimane sempre in disparte, nascosta. Come colleghi si è scelto un malavitoso milanese che gira con una berta, una pistola, nella tasca del loden e un ex brigatista. Se doveste avere bisogno di lui, vi basterà chiedere di Marco Buratti. Ma forse è meglio che chiediate dell’alligatore. L’Alligatore è sicuramente il personaggio più celebre di Massimo Carlotto. Un ex cantante blues che è finito in carcere per aver ospitato un terrorista rosso in casa sua, credendolo uno studente in cerca di una camera. Si è fatto sette anni di prigione per questo ma non ha mai cantato né chiesto la grazia. Non sarebbe nel suo stile. In quei sette anni si è limitato a studiare a fondo il mondo della criminalità e a gestire i conflitti, inevitabili, che si creavano tra le varie correnti del pensiero criminale. Insomma, l’Alligatore è uno serio, di cui ci si può fidare. L’Alligatore si muove nel terreno dell’illegalità, questo l’abbiamo detto, ma questa scelta non è casuale. Ogni episodio dell’investigatore privato padovano infatti è uno spunto che l’autore utilizza per scandagliare ka verità, per raccontare la realtà dei fatti, proponendo al lettore un’ambientazione priva di abbellimenti, bensì dura e reale. Perché tutti i romanzi di Massimo Carlotto prendono spunto da un fatto di cronaca reale. Perché il noir, per usare una frase dello stesso autore, è sovversione per eccellenza.

Pellegrini
Siamo sempre a Padova, ma l’Alligatore non c’entra niente. Usando un linguaggio cinematografico, diciamo che cambiamo scena. Siamo in centro città. C’è un locale, detto La Nena. E’ un ristorante di classe, dove si mangia e si beve bene, frequentato da gente che conta. Avvocati, professionisti, personaggi dello spettacolo e della politica. In poche parole, gente con i schei, come direbbero in Veneto. Il titolare della Nena si chiama Giorgio Pellegrini, viene da Bergamo e non è certo uno stinco di santo. Anzi, questo Pellegrini è proprio un infame. Un delinquente prezzolato che non si è mai fatto problemi, pur di riacquisire la dignità sociale, a corrompere, uccidere, stuprare, rubare. E’ un ex terrorista, che si è salvato dalla galera a fuoria di ricatti nei confronti degli ex compagni. Poi si mette in società, diciamo così, con un funzionario della Digos corrotto fino al midollo, solo per ottenere i soldi che significherebbero il riscatto sociale. E allora, direte voi, com’è possibile che un uomo così sia il titolare di un locale raffinato come la Nena, frequentato da bella gente? La risposta è semplice. LA risposta ha un nome: Sante Brianese. Avvocato padovano immanicato fino al midollo con affaristi senza scrupoli. Spesso anche mafiosi. Sante ha bisogno di un uomo di paglia come Pellegrini. Ecco, la realtà raccontata così com’è. Perché Pellegrini è un vincente. Lo sono anche Brianese e tutti gli affaristi in odore di mafia che frequenta. Non c’è lieto fine, nei romanzi di Carlotto, perché non può esistere lieto fine in un paese dov’è il crimine a comandare.

Massimo Carlotto
Chi dunque questo Massimo Carlotto da Padova? Da giovane è stato protagonista di una brutta vicenda giudiziaria, terminata con la grazia a inizio degli anni ’90. Nel ’95 pubblica “Il fuggiasco”, romanzo incentrato sulla sua latitanza, in Francia prima e in Messico poi. Nello stesso anno esce il primo romanzo della serie dell’Alligatore. Si capisce subito che si ha a che fare con uno scrittore promettente, uno che utilizza il noir per sbattere in faccia al lettore la realtà delle cose, obbligandolo a ragionare. Scrivere un romanzo del genere, però, non è per niente facile. Perché raccontare la realtà è una tra le cose più complesse che esistano. Serve un’idea, innanzitutto. E poi bisogna documentarsi, e anche tanto. Non si può lasciare niente al caso, forzare un aspetto o lasciarne un altro in secondo piano. Questo non sarebbe noir, perlomeno nella concezione che Carlotto ha del romanzo stesso. Per cui i romanzi dell’autore padovano sono preceduti da una lunga documentazione, a volte anche di anni. Perché a volte, le informazioni da inserire in un noir, sono davvero ben nascoste. La verità, questa parola così piena di significato eppure a volte così vuota, si può raccontare con il noir? Sì, si può. Basta leggere i romanzi di Carlotto. Ovviamente non si tratta di una verità assoluta ma comunque ben documentata. Una verità che fa male, nella migliore tradizione noir, quella dei romanzi di Scerbanenco, di Macchiavelli o del noir mediterraneo come Jean-Claude Izzo o Manuel Vazquez Montalban.

Conclusione
Il blues per Massimo Carlotto finisce qui. Raccontare la storia di questo autore in un solo articolo è praticamente impossibile. Ho voluto che a parlare fossero i suoi personaggi e le sue ambientazioni. Leggere Carlotto è semplice, i suoi romanzi sono ben scritti e accattivanti e lasciano nel lettore quello stimolo di continuare a leggere per vedere come va a finire. Ma non sono facili da leggere. I temi trattati, i personaggi, la profonda realtà delle vicende, trasmettono un senso di malessere nel lettore, che lo constringe a ragionare sulla verità dei fatti raccontati.

Pescare nella produzione letteraria di Massimo Carlotto è difficile, perché a me sono piaciuti tutti i suoi libri. Diciamo che vi segnalo e consiglio i miei preferiti, poi lascio a voi la libertà di spaziare senza limiti.

I romanzi sono:

  • Nessuna Cortesia all’uscita
  • Arrivederci amore ciao
  • L’oscura immensità della morte

Omar Gatti – Noir Italiano

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