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Contorni di Noir | August 21, 2017

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Jussi Adler-Olsen – Il messaggio nella bottiglia

| On 04, Set 2013

jussi1Editore Marsilio / Collana Farfalle
Anteprima uscita settembre 2013
560 pagine – brossura
Traduzione di Maria Valeria D’Avino

..la menzogna e la reticenza sono sempre presenti nello sguardo che un adulto volge all’indietro sui sentieri dell’infanzia, come compagne silenziose.
Lascia che si pronunci sulla vita colui che sta di fronte alla morte, che sa quel che accadrà tra un istante, che subisce l’assalto dell’attimo in cui tutto svanisce.

L’ispettore Carl Mørck, esperto investigatore anticrimine della Sezione Q, il nuovo reparto speciale per i casi irrisolti, ne ha fatta di strada. Da La donna in gabbia a Battuta di caccia questa volta si occupa di un caso davvero anomalo: una bottiglia che racchiude un vecchio messaggio capita sulla sua scrivania a distanza di anni da quando è stata gettata in mare. La scrittura tremolante e quasi illeggibile nasconde una verità terribile: la richiesta di aiuto di due fratelli imprigionati in una rimessa per le barche. Ma nessuna denuncia di scomparsa è mai stata fatta, perché? Dopo così tanto tempo, poteva esserci la speranza di recuperarli ancora vivi?

Ho avuto il privilegio di leggere in anteprima il terzo romanzo di Jussi Adler-Olsen che racconta di Carl Mørck e, devo dire, ha riequilibrato l’instabilità che mi aveva colpita in merito agli scrittori nord-europei, saturata da una produzione post Larssen non sempre al di sopra delle aspettative e con argomenti spesso ripetitivi di una società che credevo molto più libertaria e moderna.
Si, perché le vicissitudini di questo ispettore sono irriverenti ancorché drammatiche, da un lato preso dai sensi di colpa nei confronti di un suo collega, Hardy – paralizzato dalla vita in giù mentre un altro ha perso la vita durante una sparatoria – e dall’altro lato stressato dalla ex moglie che vorrebbe tornare a vivere con lui, solo perché metà della casa le spetta di diritto.
La Sezione Q, istituita dal suo capo in uno scantinato senza finestre – con l’idea di togliersi di torno Mørck – diventa invece un reparto in cui convivono personaggi a dir poco stravaganti: Assad El-Hafez, siriano, rifugiato politico, che ammorba l’ufficio di spezie e profumi di cibi esotici, accompagnato dal suo tappeto di preghiere. Rose, permalosa e indisponente, la quale improvvisa un periodo di malattia e manda al suo posto la sorella Yrsa, che pare la controfigura dell’altra, più truccata e più strana ancora..
Nonostante i successi delle precedenti indagini, lo scantinato rimane l’ufficio di questa squadra sgangherata, che avrà a che fare con un’indagine doppia: l’accadimento di alcuni incendi nei quali si scoprono dei corpi carbonizzati e il misterioso messaggio nella bottiglia. Quest’ultimo porterà a indagare nella cerchia delle comunità e delle sette religiose, tutte convinte di avere la risposta definitiva alle tribolazioni degli uomini: da Sathya Sai Baba, a Scientology, alla Chiesa Madre, o ai Testimoni di Geova. Ogni tipo di movimento religioso – o pseudo tale – parlava dell’eternità e della luce eterna, di Dio e di come salvarsi dal fuoco dell’Inferno.
La Chiesa Madre bandiva ogni tipo di ballo, di musica, l’alcol, relazioni con gente non appartenente alla stessa comunità, le televisioni, internet. I trasgressori rischiavano un castigo severo, fino all’espulsione dalla famiglia e dalla comunità.
Ed è proprio in questo ambiente in cui sono cresciuti i fratelli imprigionati che hanno scritto il messaggio nella bottiglia. Non era un luogo in cui si viveva nella luce di Dio, ma nella sua ombra e quasi sempre i sentimenti venivano mal interpretati, La gioia era confusa con la superficialità, la collera con la cattiva volontà e l’ostinazione.
Lo scrittore descrive senza parsimonia di dettagli una società nella società, con le proprie leggi e regole, nella quale la gioia e il piacere sono punizioni da scontare. Famiglie cresciute con il diktat di abbandonare ogni possibile tentazione, l’adulazione, le maschere del demonio, le parole vuote.
I contorni dei personaggi sono ben delineati e anche chi fa la parte del “cattivo” avrà molto spazio per giustificare i suoi atti criminosi.
Colgo un messaggio fra le righe del romanzo: Noi siamo il frutto della nostra società, nel bene o nel male..siamo gli artefici della nostra vita e siamo noi a decidere quale strada intraprendere.
Romanzo consigliato, nel quale lo scrittore, con sapiente ironia, alleggerisce la trama. Proprio per questo vi avviso: attenzione a leggerlo in giro..vi ritroverete spesso con un sorriso ebete che non tutti capirebbero!
E, come disse Oscar Wilde: Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

Lo scrittore:
Jussi Adler-Olsen (Copenaghen 1950) ha studiato medicina, sociologia, scienze politiche e comunicazione. Prima di dedicarsi alla scrittura, ha svolto i lavori più vari: redattore di riviste e fumetti, coordinatore del movimento per la pace danese, caporedattore di settimanali e trasmissioni televisive. Ama restaurare vecchie case. Con la serie della Sezione Q guidata da Carl Mørck ha ottenuto un grandissimo successo di critica e pubblico, vendendo milioni di copie nel mondo. I suoi libri, che saranno tradotti in 34 Paesi, hanno conseguito importanti riconoscimenti internazionali e la serie sarà presto oggetto di una trasposizione televisiva.
Lo scrittore sarà ospite del Festival Pordenonelegge il 22 settembre, quando parlerà del libro Il messaggio nella bottiglia presentato dall’autore di Tu sei il male Roberto Costantini.
Da La donna in gabbia è stato tratto il film The keeper of lost causes, scritto dallo stesso sceneggiatore di Uomini che odiano le donne e prodotto dalla casa di produzione Zentropa di Lars Von Trier, il cui lancio internazionale è previsto per l’autunno 2013.

Ecco il primo trailer del film.

 

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