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Contorni di Noir | November 20, 2017

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2 Commenti

Monica Zornetta – Ludwig

| On 17, Nov 2013

ludwigProtagonisti della Verona bene, ricchi, colti, eppure criminali.
Sono stati loro riconosciuti dieci omicidi, tra cui alcune stragi, commessi non con armi da fuoco, ma a diretto contatto con le vittime.
L’obiettivo era portare la società e il mondo verso un ordine sociale, politico e morale, seguendo i dettami dell’estrema destra.
Monica Zornetta è giornalista, ha scritto per «Il Gazzettino», è stata corrispondente di Rtl 102.5, ha partecipato al libro Giornalismi e mafie (Premio Ilaria Alpi). Collabora con Lucarelli racconta, scrive per «Narcomafie» e per «Galatea European Magazine». Ha pubblicato, per BCDe, A casa nostra. Cinquant’ anni di mafia e criminalità in Veneto con D. Guerretta (2006) e per BUR Terrore a nordest con G. Fasanella (2008).

Nuova ristampa e nuova casa editrice: Baldini & Castoldi srl. Uscita prevista: novembre 2013. Questa la sinossi:

Ci sono storie vere più agghiaccianti della trama di un thriller. Ci sono protagonisti così maledetti da superare le più oscure fantasie. E il caso di Ludwig, la diabolica coppia di serial killer che tra gli anni Settanta e Ottanta ha seminato il terrore in Italia e in Germania, massacrando e bruciando chi non rispettava i suoi rigidi criteri morali. Il nome compare per la prima volta in un volantino dall’iconografia nazista nel quale si attribuisce gli omicidi di un senzatetto, di un omosessuale e di un tossicodipendente. L’inquietante firma tornerà in altre sei rivendicazioni, in seguito alle uccisioni di una prostituta, di uno studente, di tre religiosi e alle stragi in un cinema a luci rosse di Milano e in un locale notturno a Monaco di Baviera.

Le indagini faticano a decollare; poi, nel 1984, la svolta inattesa. Due insospettabili ragazzi veronesi – Wolfgang Abel, di nazionalità tedesca, e Marco Furlan – vengono arrestati nel mantovano mentre danno fuoco a una discoteca con dentro quattrocento ragazzi. Da quel momento Ludwig smette di uccidere. I due, riconosciuti seminfermi di mente, vengono condannati a ventisette anni di carcere. Abel ne sconta ventitré, Furlan sedici. La loro vicenda giudiziaria si è da poco conclusa ma molte domande sui moventi e sulle eventuali complicità sono rimaste senza risposta, ci obbligano a confrontarci con le verità contrapposte di un caso enigmatico e a interrogarci sul fragile confine tra “normalità” e follia.

Commenti

  1. anita ambrosi

    E’davvero incredibile….figuratevi lo stupore assoluto di chi li ha strettamente conosciuti ……cioe’ io

  2. Ciao Anita! Raccontaci, come li hai conosciuti?

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