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Contorni di Noir | June 26, 2017

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2 Commenti

Shane Stevens – L’ora della caccia

| On 07, Nov 2013

Editore Fazi
543 pagine – rilegato con sovracopertina
Traduzione di Fabio Pedone
Titolo originale: “The Anvil Corus” (1985)

1237Cinquecentoquarantatre pagine. Volete che lo riscrivo? Bisogna avere una grossa dose di cortesia quando qualcuno – che ti è amico – ti mette in mano un libro di cinquecentoquarantatre pagine e ti chiede di leggerlo e recensirlo. E tu, di quell’autore, non hai mai letto nulla. Un perfetto sconosciuto (intendo l’autore, non l’amico… n.d.r.).
Non leggo la quarta di copertina (mica fesso…), faccio un respiro profondo e parto… Che aggettivo superlativo posso usare? L’ora della caccia mi ha schiuso un nuovo livello di scrittura. Non pensavo di trovare qualcuno che potesse giocarsela testa a testa (e spesso vincere) nei confronti di uno Stephen King o di uno James Ellroy e invece eccolo qui: non per niente lo considerano il loro maestro.

Un investigatore parigino, César Dreyfus – discendente di quel Capitano Dreyfus del famoso “affaire” – un killer dagli oscuri e inquietanti trascorsi nazisti e una femme fatale da cartolina, sono loro a mettervi subito in trappola: non abbandonerete più il libro. Si inizia in una Parigi che agisce da sfumato sottofondo e anche se l’atmosfera potrebbe sembrare quella di un libro di Simenon, ben presto ci si rende conto di quanto ne sia lontana.
Un uomo – Dieter Bock ex-capitano delle SS – viene trovato impiccato con una corda di pianoforte: da qui inizia l’inferno personale del capitano Dreyfus che si ritroverà invischiato tra vecchi gerarchi nazisti, agenti del Mossad israeliano, agenti segreti occidentali, diplomatici, banchieri e industriali brutalmente assassinati… un vero vespaio.

“Era un ebreo cresciuto da francese che odiava i tedeschi. Era un uomo ossessionato da una donna che aveva ucciso. Era un cacciatore sulle tracce di una preda che nessuno voleva fosse catturata. Era un ispettore senza un incarico di comando.

La scrittura di Stevens è una vera goduria (passatemi il termine) per chi ama il genere noir. Ottime capacità di narrazione accoppiate ad una minuziosità che a uno sguardo superficiale potrebbe apparire pesante o fin troppo abbondante, ma che si dimostra la sua reale cifra stilistica, quella di uno scrittore in grado di infilare deduzioni, colpi di scena e ulteriori rovesciamenti in meno di due righe di testo.  Pensieri, azioni e intenzioni dei personaggi si avvolgono sulle immagini evocate dalle parole e allora, l’unica cosa da fare, è farsi trasportare e continuare a leggere. Il male e il bene di Stevens sono molto simili tra loro con meccanismi similari e poco distanti, come nella realtà. Tutto questo conferisce a tutto il libro una profonda soggettività alla narrazione il cui livello è – a volte – un po’ sconcertante (sembra quasi stia raccontando un fatto realmente accaduto).

Stevens mette in scena una potentissima spy story che miscela il thriller dei serial killer (in cui lo stesso Stevens è assoluto maestro… “Io ti troverò”… e non aggiungo altro, per ora) con una magistrale e finemente orchestrata indagine criminale. La figura di Dreyfus è quasi perfetta: uomo dall’elevatissima caratura umana che vede convivere un ebreo in cerca di giustizia e il poliziotto che non cede al compromesso. Un uomo che deve far fronte non solo alla sua indagine, ma anche alla vergogna delle istituzioni che non lo hanno perdonato, ma che vorrebbero anche giustificare il regime di Vichy (Repubblica di Vichy, nata nel 1940 dopo la caduta della Maginot e la presa di Parigi. Ufficialmente indipendente, in realtà era – a tutti gli effetti – uno stato del Terzo Reich n.d.r.). In questo romanzo sono fortissime le emozioni legate all’Olocausto (ogni venerdì Dreyfus va a rendere omaggio ai deportati di Parigi) e se tenete conto che ho letto il libro nei giorni in cui si parlava di Priebke, potete immaginare la potenza del suo scrivere.

Consigliato? In assoluto.
Michele Finelli


Lo scrittore:
Shane Stevens
Nato a New York nel 1941… ma il nome è uno pseudonimo a cui nessuno è mai risuscito ad associare il vero nome. Tra il 1966 e il 1985 ha scritto sei romanzi di cui Fazi ha già tradotto “Io ti troverò” (“By Reason of Insanity del 1979), poi risulta morto nel 2007, ma nemmeno questa è una notizia certa.

Commenti

  1. Io ti troverò assoluto capolavoro, questo mi manca ma ho già in mano Dead City che devo leggere al più presto:)

  2. Anch’io dovrò cominciare Dead City, appena passerà BookCity Milano 🙂

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