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Contorni di Noir | October 23, 2017

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Shane Stevens – Dead City

| On 06, Gen 2014

Editore Fazi
Anno 2013
416 pagine – ebook
Traduzione di Giuseppina Oneto

1333Tralascio almeno una pagina e mezzo di deliquio e vengo al sodo: fenomenale. Cattivo, violento, spietato, grezzo, potente, terribile, definitivo. Un capolavoro (e sappiate che non uso questa parola troppo spesso). Ambientato nel New Jersey dei primi anni ’70, Dead City è uno dei più belli – e originali – thriller di mafia che abbia mai letto.
Il corollario di personaggi è perfetto nel tratteggio della personalità di ciascuno, nei nomi e nel colore. Il libro si apre e si chiude con lo stesso strampalato trio: Joe Zucco, il boss, capomafia di mezz’età la cui moglie è paralizzata e che ha un’amante ragazzina; Charley Flowers, mezza tacca, un tempo killer ora picchiatore; Harry Strega, altra mezza tacca, reduce dal Vietnam e nuova leva del crimine. Charley e Harry sono accumunati dalla stessa visione assoluta del “come arrivare in alto”: obbedisci, fai i lavori che ti passano, fatti strada e, al momento opportuno, fotti il tuo capo.

Il capo, Zucco, non è però uno facile da fottere, anzi. Ha già i suoi bei grattacapi tra cui il doversi guardare da un altro personaggio di punta dell’”Organizzazione”, Alexis Machine (vedi infra), che ha pensato bene di voler prendersi il suo “giro”.
Stevens ci conduce per mano nell’orrido mondo del crimine organizzato, una vera e propria impresa commerciale dove tutti devono riferire a un superiore e, per “fare cose”, è necessario avere autorizzazioni, permessi e mandati chiari… o si rischia di “saltare”. La Commissione è quella che vaglia ogni situazione e che dirime il tutto comminando la fine o l’inizio di qualcosa o qualcuno. La scrittura di Stevens mette tutto nero su bianco con una padronanza tale che pare quasi abbia vissuto di persona certe situazioni. La follia divenuta quotidianità per gente che nella sua giornata passa, senza alcuna remora, da un pestaggio a sangue a una sbronza in un bordello di lusso, all’eliminazione tramite tortura di uno che ha sgarrato. Il tutto raccontato con dovizia e con assoluta crudeltà. Scene forti, fortissime, che mostrano la trivialità cui si presta l’uomo che insegue i sogni facili del denaro: la menzogna, l’ingiustizia, l’inganno continuo e continuato, la violenza senza motivo e deflagrante.

Non vado oltre nel descrivere perché è un libro che va assaporato tutto quanto. Lo stile è schietto dove serve, ma anche manierato e introspettivo, ricco di suggestioni visive, uditive e olfattive: un libro che vi circonda e vi spinge avanti, pagina dopo pagina, in una tensione che non demorde.
Dead City venne pubblicato originariamente nel 1973 dalla Holt quindi ripubblicato nel 1992 molto probabilmente per via del fatto che Stephen King aveva nominato Stevens nella postfazione de “La Metà Oscura”, la cui prima edizione è del 1989. Nel romanzo di King c’è un diretto richiamo, un vero e proprio omaggio, a Stevens: Thad Beaumont – il protagonista del libro di King – scrive violenti romanzi polizieschi che hanno quale protagonista un certo Alexis Machine… King scrive poi: “la scelta di questo personaggio è un omaggio a Mr. Stevens i cui romanzi sono tra i più acuti mai scritti sul lato oscuro dell’American Dream. In queste opere la cosiddetta mente criminale e lo stato di psicosi cornica si fondono per creare il male perfetto. Ne raccomando la loro lettura incondizionatamente”.
Quindi, cosa state aspettando?

Michele Finelli


Lo scrittore:
Shane Stevens Pseudonimo dello scrittore americano nato a New York nel 1941, sparito dalla scena pubblica a partire dagli anni Ottanta e morto nel 2007, Shane Stevens è autore di Io ti troverò (Fazi, 2010) e de L’ora della caccia (Fazi, 2012).

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