Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | December 17, 2017

Torna su

Alto

Patrick Fogli – Dovrei essere fumo

| On 24, Apr 2014

Editore Piemme
Genere Narrativa
Anno 2014
294 pagine – brossura con alette

downloadPatrick Fogli è un “maestro” del linguaggio, un affabulatore di storie vere, che ti entrano nella pelle e lasciano il segno.
Lo scrittore ha deciso di raccontarci le vite di due uomini: Alberto ed Emile. Due estranei, all’apparenza, i quali hanno molto in comune: la storia.

Alberto una volta rischiava la vita tutti i giorni. Addestramento, pallottole, sangue, guerre dichiarate e non, sindrome post-traumatica da stress. Aveva tutto sotto controllo, addestrato a sopportare qualsiasi cosa, si è ritrovato all’improvviso a mettere in discussione la sua intera vita. L’eredità lasciatagli da quel periodo, era il dolore sotto forma di colori: la prima volta che gli successe era giallo e pensava di morire. Stress e trauma, diceva il medico. C’è chi ancora si fida di lui e del suo passato da agente segreto, tanto da affidargli il compito di sorvegliare un uomo molto anziano, colpito da un cancro e in pericolo di vita, non per la malattia.
Il mondo là fuori è manicheo. Sono tutti dalla parte del giusto, si tratti del sapore del caffè, del giudizio su una canzone, dell’operato di un uomo o di un governo. Basterebbe leggere Brecht, forse.
Emile Riemann era ebreo, nato nel 1921 a Parigi. Il padre gestiva l’impresa di famiglia, una fabbrica di scarpe. Aveva un fratello più piccolo di dieci anni. La paura comincia alla fine del 1939 e la sua vita verrà completamente stravolta dagli eventi. L’unica speranza che lo aiuterà a sopravvivere, sarà quella di raccontare la sua storia attraverso un diario dal colore azzurro. Per non dimenticare. Un uomo che per sopravvivere doveva sperare nella morte degli altri. Non abbastanza coraggioso da togliersi la vita, sceglierà di vivere per raccontare l’orrore, per non dimenticare.
Un viaggio attraverso la Shoah, così permeato di sofferenza, di particolari agghiaccianti che esprimono il concetto della resistenza dell’essere umano a qualsiasi tipo di orrore. Il concetto di istinto di sopravvivenza è espresso in ogni parola, in ogni riga del racconto. Ho “sentito” la paura durante i viaggi in treno che portavano ad Auschwitz, ho “respirato” la speranza di essere risparmiati fra gli altri. Ho pianto immaginando i volti terrorizzati alla chiusura dei forni.
La persecuzione degli ebrei rimarrà sempre un buco nero sul volto dell’umanità nel quale, in nome di un Dio che non intervenendo di fronte a tanta ferocia, si sfidava Dio stesso. Gli stessi persecutori credevano nella sua esistenza e apertamente lo provocavano. Ormai posseduti dal lato oscuro dell’Universo, si ritenevano invincibili e di avere il potere di decidere delle vite altrui. Non è facile parlare di Olocausto e non è facile romanzare un orrore ancora così presente nei ricordi di chi l’ha vissuto o di chi lo ha raccontato.
Non basta tutto il tempo intercorso per rendere meno doloroso il presente, ma è giusto che si continui a ravvivare la memoria e ricordare quanto una guerra sia stata utilizzata a giustificazione delle barbarie perpetrate contro degli esseri umani.
Patrick Fogli ha la capacità di trascinarci nella storia, che sia pura finzione o realtà. E lo fa catapultandoci in un passato tutt’altro che remoto, lo fa coinvolgendoci nella vita dei personaggi. Il romanzo fa scaturire ogni tipo di sentimento, dalla pietà alla rabbia, dall’odio all’amore, dalla disperazione alla speranza.
Sempre attento alle tematiche sociali, politiche e storiche, lo scrittore non ha alcuna remora ad esprimere il proprio punto di vista, senza filtri e ipocrisie, poco politically correct e proprio per questo motivo uno degli autori che apprezzo maggiormente.
Perché l’uomo tende a dimenticare, perché quando non ci saremo più le storie saranno quelle che testimonieranno il nostro passaggio.


Lo scrittore:
Patrick Fogli è nato a Bologna ed è ingegnere elettronico. Ospite al Festivaletteratura di Mantova, finalista al Premio Scerbanenco al Noir in Festival di Courmayeur, è considerato dalla critica uno degli scrittori più interessanti e originali della narrativa italiana di oggi. Per Piemme ha scritto Lentamente prima di morire – il cui protagonista, Gabriele Riccardi, torna anche ne La puntualità del destino – L’ultima estate di innocenza e i romanzi Il tempo infranto, sulla strage alla stazione di Bologna, e Non voglio il silenzio, con Ferruccio Pinotti, sull’omicidio Borsellino e la trattativa Stato-mafia.
Ha scritto con Stefano Incerti la sceneggiatura di Neve, il nuovo film del regista napoletano.
Patrick Fogli è anche su Facebook e Twitter