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Contorni di Noir | September 25, 2017

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Stefano Di Marino – Mosaico a tessere di sangue

| On 15, Giu 2014

mosaicoatesseredisangueStefano Di Marino, scrittore, traduttore, sceneggiatore di fumetti. È autore di polizieschi, gialli, thriller e fantasy – che firma sia col suo nome, sia con quello di Steve De Marino, sia ricorrendo a vari pseudonimi –, nonché di saggi sulle arti marziali di cui è grande appassionato. Tra i suoi romanzi, Il Cavaliere del Vento, Quarto Reich, Ora Zero, la trilogia di Montecristo, Pietrafredda.

Per la Collana Crimen, a cura di Daniele Cambiaso, Cordero Editore presenta il nuovo romanzo dell’autore nelle librerie dal 30 maggio 2014:

Fine estate, litorale pontino. All’hotel “Lungomare” del Lido di Latina una direttrice d’albergo con l’hobby della pittura fa gli onori di casa ai suoi ospiti di bassa stagione: uno sbirro, ferito nel corpo e nello spirito, un criminologo di successo, un presentatore televisivo con la fama di playboy e la sua ultima fiamma, una modella sexy e sregolata, un’infermiera nervosa e la sua remissiva compagna. A marcare la stranaréunion la comune e inquietante conoscenza di Moira Rachelli, conosciuta come la Mantide della Brianza, un curriculum di 23 omicidi confessati, serial killer, predatrice di uomini adescati nei club privé, uccisa in un conflitto a fuoco con la polizia…

Ma è davvero morta Moira la pazza? Come in un mosaico, prende forma un piano di vendetta efferato, un rituale del massacro progressivo cui è necessario porre fine al più presto per evitare una totale carneficina…
Da uno dei più celebrati maestri della narrativa di genere italiana, un Dieci piccoli indiani in salsa pulp-gore, che inchioda il lettore fino all’ultima riga.
L’atmosfera chiaroscurale, i rumori, l’uso delle false piste tutto è un omaggio esplicito e divertito allo psyco-thriller all’italiana e alloslasher-movie anni Settanta.

Da Mosaico a tessere di sangue:

S’impadronì di Franco una spirale d’aria gelida che non veniva dall’esterno ma da una parte segreta dentro di lui. Era un luogo che, negli anni, aveva gelosamente custodito senza lasciare che nessuno vi si potesse avvicinare. Il luogo dove i sentimenti, quelli veri, nascono e si nutrono a volte di sogni irrealizzati. Un santuario inaccessibile che spesso rivelava una persona differente da quella che vedevano gli altri. Il rifugio non del poliziotto duro, dell’amante disinvolto e spesso superficiale, ma di quella persona che Franco era stato da bambino e che, spesso ferito dalla vita e dal prossimo, aveva deciso di tenere nascosta, protetta.