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Contorni di Noir | January 18, 2018

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Michael Connelly – La memoria del topo

| On 17, Lug 2014

Editore Piemme – Collana Piemmebestseller
Titolo originale: “The black echo”
Genere: romanzo – giallo/thriller/noir (police procedural)
Anno: 1992
393 pagine – brossura
Traduzione di Maria Clara Pasetti

la-memoria-del-topoQuesto romanzo, ambientato a circa metà degli anni ’90, segna la nascita del personaggio più famoso scaturito dalla penna di Michael Connelly: il detective Hieronymus “Harry” Bosch del dipartimento di polizia di Los Angeles

Nato senza padre, allevato dalla madre che si prostituiva per mantenerlo, resta orfano all’età di undici anni a causa della morte della madre (uccisa in un vicolo dei bassifondi di L.A.) e si ritrova sballottato fra orfanotrofi e famiglie affidatarie che non lo hanno mai voluto per cui, appena raggiunge la maggiore età, fugge da un’adolescenza tormentata arruolandosi nell’esercito. Congedatosi dopo avere servito nella guerra in Vietnam entra in polizia nel 1972 e dopo cinque anni diventa detective.

Questa storia personale ci restituisce un personaggio tormentato e complesso, tanto determinato e tenace sul lavoro, che considera alla stregua di una missione, quanto caotico e inaffidabile nelle proprie vicende personali (e in quelle sentimentali in particolare). Di certo fatica molto ad avere dei normali rapporti interpersonali cosa che spesso lo porta a vivere dei periodi di profonda solitudine a cui alterna passioni brucianti sovente accompagnate da storie di sesso tanto intense quanto effimere.
Nelle descrizioni che ne fa Connelly nei vari romanzi che lo vedono protagonista, Bosch è un 40enne piuttosto atletico, di statura media con occhi e capelli castani (questi ultimi ricci) e baffi.
Per dare un’idea del suo aspetto in generale Connelly fa dire a una sua collega “Sembri House” con riferimento al celebre dottor Gregory House interpretato dall’attore Hugh Laurie
Decisamente un personaggio intrigante che si può indifferentemente amare o odiare ma che difficilmente risulterà indifferente a qualcuno.
Il titolo “La memoria del topo” richiama l’esperienza di Bosch nella guerra in Vietnam dove faceva parte di un reparto speciale la cui missione era quella di esplorare e “bonificare” i tunnel sotterranei che i Vietcong usavano come rifugi e basi militari e i cui membri erano, appunto, chiamati “topi delle gallerie”.
E un “topo” come lui è anche il cadavere che viene ritrovato in un canale di scolo al quale verrà rapidamente affibbiata l’etichetta di “morte per overdose di un tossicodipendente” alla quale Bosch non crederà, dimostrando fin da subito la sua capacità di scavare a fondo alla ricerca della verità a dispetto di tutto e tutti e che nasconde un disegno criminale molto più grande e pericoloso al punto da coinvolgere le alte sfere del dipartimento di L.A. e, infine, anche l’F.B.I.
Ma, al di là della storia in sé, che è comunque un’ottima detective-story, questo romanzo è soprattutto una sorta di apertura del sipario su un personaggio e il suo mondo, infatti già qui, Bosch avrà a che fare con persone che ritroverà in futuro o che si riagganceranno al suo oscuro passato con il quale farà più volte i conti nei romanzi seguenti.
Dato il suo passato di giornalista e reporter Connelly ha una prosa molto efficace che mescola alla perfezione la classica concretezza made in U.S.A. con la capacità di raccontare non solo i fatti ma anche di rappresentare al meglio le emozioni dei protagonisti. Di fatto uno stile eccellente che tiene sempre desta l’attenzione (anche grazie alla capacità di dosare con sapienza i colpi di scena e i momenti di pura “action” pur non tralasciando gli aspetti più psicologici ed emozionali delle storie che racconta.

Mauro Bossi, collaboratore estemporaneo


Lo scrittore:
Michael Connelly nasce a Philadelphia, in Pennsylvania (USA), il giorno 21 luglio 1956. Decide di diventare scrittore già quando è uno studente presso la Università della Florida, dopo essere rimasto folgorato dai romanzi di Raymond Chandler. Frequenta corsi di giornalismo e di scrittura creativa; tra i suoi docenti c’è il celebre scrittore Harry Crews. Consegue la laurea nel 1980, poi inizia a lavorare per alcuni quotidiani di Daytona Beach e di Fort Lauderdale, in Florida, specializzandosi in cronaca nera. Questi sono anni particolari, in cui la Florida è teatro di un’ondata di criminalità e violenza eccezionali, che toccano soprattutto gli ambienti delle bande di narcotrafficanti.
Insieme ad altri due giornalisti, nel 1986 Michael Connelly intervista per diversi mesi i sopravvissuti al terribile incidente dell’aereo Delta 191. Il suo articolo entra in lizza per il premio Pulitzer, proiettando Connelly nel gotha del giornalismo americano e internazionale.
Successivamente diventa cronista di nera per il Los Angeles Times, una delle più importanti testate degli Stati Uniti. Grazie al nuovo incarico si trasferisce nella città californiana, tanto celebrata nei romanzi del suo eroe letterario Raymond Chandler.
Da questo momento quindi la decisione di interessarsi sempre più a fatti di cronaca: sfrutta infatti gli anni passati da giornalista per studiare da vicino il lavoro della polizia e lo svilupparsi delle indagini che seguivano i delitti di cui si occupava.
Dopo i suoi primi tre anni a Los Angeles, Connelly inizia la stesura del suo primo libro: dà vita al suo personaggio chiave, il detective Hieronymus Bosch (omonimo del pittore olandese del ‘500). La sua opera prima “La memoria del topo” (The black echo), è in parte ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto nella megalopoli californiana: viene pubblicato nel 1992 e subito vince il premio Edgar come miglior romanzo d’esordio.