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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Marilù Oliva – Le Sultane

| On 08, Ago 2014

Editore Elliot Collana Scatti
Genere Noir
Anno 2014
240 pagine – brossura con alette

copertina-okA Bologna, in un condominio situato in Via Damasco, abitano Wilma, Mafalda e Nunzia. Le hanno soprannominate “le Sultane” anche se, in effetti, a vederle da vicino hanno l’aria di chi ha vissuto tanto e di essere regine sì, ma dei poveri.
A Wilma è morto un figlio – Juri – e la figlia Melania se n’è andata di casa per vivere in una comunità. Anzi, per meglio dire, una setta satanica camuffata da comunità.
Mafalda ha il marito malato di Alzheimer ed è costretta ad accudirlo in ogni sua necessità. Ormai ridotto alla stregua di un ameba, lo imbottisce di tranquillanti per avere un po’ di respiro. Taccagna fino all’estremo, evita persino di lavarsi per non consumare sapone.
Nunzia è molto credente, più bigotta che religiosa, in realtà. Superstiziosa in modo ossessivo, stringe sempre il suo cornino per paura di ricevere qualche maleficio. Ha una mole elefantiaca, dovuta alla sua eccessiva golosità.
Molto diverse tra loro, le tre anziane si troveranno a condividere alcuni fatti tragici, i quali faranno consolidare ancora di più la loro sempiterna amicizia, fatta di quotidianità e di colpi di scena incredibili.

Strano come noi Sultane giochiamo tre volte con il tempo: ieri, oggi, domani.
Alla fine della lettura del romanzo, mi è venuto in mente un film del 1968 diretto da Mel Brooks: “Per favore, non toccate le vecchiette”. Anche se parliamo di trame completamente diverse, il concetto sta proprio nel titolo.
Sì, perché quando si parla di anziani, si pensa che non abbiano più nulla da dare alla società, relegati in un angolino, in attesa che la morte se li porti via. Se da un lato, però, vengono considerati un peso, dall’altro diventano un rifugio nei momenti di difficoltà.
A volte il dolore può dividere, perché i ricordi di momenti felici riaffiorano in maniera così prepotente da stare male. E’ così che Wilma e Melania non riescono a comunicare.
Anziché stringersi forte, sono due superstiti alle lune storte del destino, viaggiando distanti anni luce.
Hanno un lutto che le allontana, oltre a un gap generazionale che rende complicato il loro rapporto.
Wilma, quando si guarda allo specchio, vede una donna segnata dalle rughe, ma pur sempre femminile, anche nella sua decadenza. Ama le scarpe dal fiocchetto malizioso, da esibire tra le mura del suo appartamento. Ama il rossetto vistoso che si insinua fra le rughe delle sue labbra.
Melania ha due figli in tutto, uno oltre oceano, l’altro si fa vedere solo nel momento del bisogno. Dimenticata dal mondo, ridotta dai cari a mero dispensatore di pranzi o vigilante, incompresa dalle due amiche, prostrata dall’abnegazione al marito.
Nunzia, che pare essere relegata come personaggio meno intraprendente, dal fisico devastato – le gambe spesse come due campanili e la pelle una cotica che fa ribrezzo – sarà quella che forse sorprenderà maggiormente.
Marilù Oliva, con una brusca sterzata, passa dai romanzi di Elisa Guerra, alias la “Guerrera”, ragazza avvenente, coraggiosa e anarchica a tre donne ormai arrivate al capolinea della loro vita, ma ancora in grado di stupirsi e di stupirci.
Vi sono due voci narranti nel romanzo: quella di Wilma e quella delle Sultane. Ne metterei una terza: quella della scrittrice stessa la quale, fra le pieghe della trama, inserisce ottimi spunti di riflessione sulla vecchiaia, per chi ancora vede molto lontano quel momento e non ne recepisce il valore intrinseco.

Diventi vecchio quando ti accorgi di non avere più forze per impedire che siano gli altri a scegliere per te.

La morte esiste. Può permettersi di aggirare il preavviso o giocherellare in una lunga agonia, non è corruttibile, non va a simpatie, piomberà anche se riusciamo ad eluderne il pensiero, un giorno tocca a uno, un giorno all’altro, e di certo toccherà anche a noi.”

L’ambientazione è il condominio, un luogo nel quale la vita dovrebbe scorrere senza che nessuno se ne accorga, anche se in realtà da sempre ricettacolo di diatribe e di fatti di cronaca. E anche nel condominio delle Sultane ne succedono davvero tante, compreso un omicidio!
Un noir che fa ridere, per tanti motivi: alcuni passaggi quasi grotteschi, perfino “splatter”, se vogliamo dirla tutta, ma che ne esaltano l’ironia e l’aspetto marcatamente reale.
Ma fa anche intristire e piangere, ricordandoci che tanto questa è la vita, si parte, si torna, si muore, si sparisce. Non importa che tu creda in qualcosa di ultraterreno o no, alla vita ci devi credere per forza.
Un monito per ricordarci che invecchiare non vuol dire anestetizzarsi, anzi. I sentimenti di amore, desiderio, rabbia, sono più forti che mai. Rispetto per gli anziani, perché non immagineresti mai cosa potrebbe accadere.
Romanzo da non lasciarsi sfuggire.


La scrittrice:

Marilù Oliva vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo(CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp. Mala Suerte completa la trilogia salsera di Marilù Oliva, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot 2011), finalista al Premio Scerbanenco, eFuego (Elliot 2011).