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Contorni di Noir | September 22, 2017

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Alberto Minnella – Il gioco delle sette pietre

| On 17, Set 2014

Editore Fratelli Frilli Collana I Tascabili noir
Genere giallo/noir
Anno 2014
160 pagine – rilegato con sovracopertina

il_gioco_delle_sette_pietre_per_stampaSiracusa, 1964.
Notte di capodanno.
Notte di festa e di baldorie. Notte che nasconde tra le sue braccia un delitto.
La vittima Antonio Passanisi, proprietario del ristorante “La spada blu”.
Il commissario Paolo Portanova colui che, coadiuvato dall’ispettore Gurciullo e dall’agente Iannelli,  dovrà indagare  e scoprire la verità.
Portanova è un solitario, tormentato, porta dentro di sé dei lividi, geometrico ( … era più che un maniaco dell’ordine. Il suo modo d’agire, di pensare, le sue paure, le sue idiosincrasie, tutto quello che di sé era riuscito a capire in più di cinquant’anni di vita, tutto, insomma, era geometrico.) .
Non sopporta temporali e pioggia. Ha perso un compagno carissimo sotto il fuoco nazista durante la guerra.
Un ricordo tristissimo che fa capolino nella sua mente e nel suo cuore ogni volta che sente un tuono o che si ritrova sotto la pioggia.
E dopo la laurea in giurisprudenza “per senso civico e impegno sociale, decise di incamminarsi verso la via di chi la legge, anziché manovrarla, era obbligato a farla rispettare”.
Il commissario arriverà, pezzo dopo pezzo, indagando negli ambienti di lavoro della vittima e in quelli con i quali Passanisi era in contatto, a scoprire la verità, quella vera. Riuscirà ad individuare chi e perché ha deciso che Passanisi non poteva vivere oltre, testimone scomodo di un segreto scomodo.
Alla fine di tutto a prevalere sarà una verità camuffata, una verità che fa comodo per coprire poteri superiori ed occulti.
Per Portanova sarà “Una coltellata alla schiena, ai polmoni e al cuore … Il mondo gli era crollato addosso e si sentì come se un camion l’avesse investito in pieno petto, alla velocità della luce, lasciandolo morto e con le ossa rotte sulla terra che non gli sembrò più essere la sua”.
Dolore per la propria terra amata che ti pugnala alla schiena, che permette che le forze malate e corrotte abbiano il sopravvento su  quella parte che invece ha come obiettivo principale il raggiungimento della verità e della giustizia.
Un finale che lascia l’amaro in bocca, finale che non si discosta affatto, purtroppo, dalla vita reale.
L’autore sapientemente mescola i vari ingredienti e con uno stile conciso ed essenziale ci accompagna all’interno di una storia che si svolge si nel 1964 ma che potrebbe svolgersi tranquillamente ai giorni d’oggi considerata la sua forte attualità.
Ho pensato che l’autore, siciliano egli stesso, abbia prima di tutto voluto elogiare chi svolge il proprio dovere nel rispetto della giustizia e della verità. E questo è un aspetto che non va mai dimenticato. Ma il finale del libro ci rammenta che, nonostante i difensori della legge, la vittoria finale viene aggiudicata alla parte corrotta e criminale grazie anche ad una notevole e diffusa  connivenza. Avrà mai fine tutto questo?

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Alberto Minnella, nato ad Agrigento il 12 novembre del 1985, ha lavorato come giornalista per il “Giornale di Sicilia” e come critico musicale per Ilmegafono.org, Mag-magazine e Indie for Bunnies. Ha studiato musica moderna a Parigi all’accademia di batteria Dante Agostini. Un suo racconto Il negozio del fotografo è stato finalista per il premio Città di Palermo edito dall’Università di Milano e da Subway-Letteratura.