Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | February 24, 2018

Torna su

Alto

Håkan Nesser – Confessioni di una squartatrice

| On 01, Set 2014

Editrice Guanda Collana Narratori della Fenice
Genere Thriller
Anno 2014
368 pagine – brossura con sovracopertina
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima


confsquagrandeIl risveglio di un giorno qualunque per l’ispettore Gunnar Barbarotti è come ricevere un secchio d’acqua gelida in faccia: la moglie Marianne è morta di aneurisma durante la notte e, anche se era la cronaca di una morte annunciata un anno e mezzo prima, l’effetto è tragico ugualmente. Cinque figli in tutto, tre della donna e due suoi, frutto di precedenti legami, reagiscono malamente alla notizia.

L’unica cosa certa che sappiamo della vita è che un giorno o l’altro finisce. Non siamo fatti per l’eternità, non qui sulla terra. Sfrutta bene le ore e i giorni. Arriverà il momento, queste sono le condizioni.

Per Gunnar è uno choc e il commissario Asunder decide di affidargli un caso risalente a cinque anni prima, rimasto irrisolto. Arnold Moringer scomparve all’uscita della sua casa in campagna, lasciando lo scooter e senza fare più ritorno. Unica indiziata la moglie Ellen Bjarnebo, soprannominata la “squartatrice di Lilla Burma”.
Suo padre le ripeteva che era diversa, così come era sua madre prima di lei.
Anni prima era stata condannata per aver fatto a pezzi il precedente marito e averlo sotterrato non troppo in profondità, quindi al ritrovamento del cadavere la donna fu accusata dell’omicidio e rinchiusa in carcere dove passò 11 anni a scontare la sua condanna. All’epoca la donna aveva un figlio dodicenne – con una forma grave di mutismo – che venne affidato agli zii materni, con i quali riprese a parlare e rimase fino a quando non conobbe una ragazza, che diventò sua moglie.
Uscita dal carcere, a distanza di poco tempo, conobbe e sposò Arnold Moringer.

Per Gunnar seguire un cold case – come si dice in gergo un caso rimasto aperto – e dover riprendere in mano tutti gli incarti, interrogare nuovamente i testimoni a distanza di così tanto tempo, sembrava solo un modo da parte di Asunder di tenerlo occupato.

Una forma di protezione che gli lascia molti dubbi, ma cerca di immergersi negli indizi per comprendere quali spazi di miglioramento ci sarebbero stati all’epoca delle indagini.

La collega Eva Backman, invece, è alle prese con un caso altrettanto strano: un esponente politico è misteriosamente morto a causa di un avvelenamento. Le ipotesi sono parecchie e si teme che ci siano delle ragioni per fare fuori un democratico, dettate anche dall’insistenza della madre dell’uomo, convinta che il proprio figlio sia stato assassinato.

In questo romanzo la prima cosa che attrae è le voci. E non intendo l’IO narrante o l’uso della terza persona, ma le voci “fuori campo” che parlano a Gunnar Barbarotti e a Ellen Bjarnebo. Entrambi hanno perso, seppur per motivazioni diverse, i coniugi.

L’ispettore cerca il dialogo con la defunta e con Nostro Signore. Legato profondamente alla fede cristiana, si aspetta che anche dopo aver lasciato il proprio corpo, lo spirito della moglie non lo abbandoni e lo guidi nell’educazione dei figli. E già a questo punto, penserei che l’ispettore ha proprio perso il senno! Al contrario, le voci gli arrivano davvero!

Diverso è per Ellen Bjarnebo, la quale sente la voce di un bidello della scuola che frequentava da bambina, Mutti. Ma pare più la voce della sua coscienza.

Hakan Nesser è uno scrittore nordico che non si distacca dal filone dei suoi predecessori e la trama non mi sorprende, almeno alla base. Quello che mi sorprende è lo stile, l’ironia, la capacità di sondare l’aspetto psicologico dei personaggi. Mi incuriosisce la sua volontà di creare un rapporto con i lettori che vada al di là della mera narrazione, sondando il lato introspettivo degli “attori” in scena.
Oltre all’ampio respiro che viene dato alle indagini Nesser, come un abile giocatore di scacchi, muove le sue pedine e sembra svelarti il gioco cui vuole arrivare – dando per scontato che tale mossa porti solo in una direzione – mentre con fare bonario ti fa giustamente notare che solo un giocatore attento vaglia tutte le possibili soluzioni, prima di decretare la propria vittoria o la propria sconfitta.
E Nesser vince, così pure Barbarotti. Una riflessione sulle potenzialità spesso non sfruttate delle forze dell’ordine, sull’importanza della speranza dopo la morte, della vita stessa e dell’uso che facciamo del tempo che abbiamo a disposizione.
Da leggere.


Lo scrittore:
Håkan Nesser è nato nel 1950 a Kumla, cittadina della Svezia centrale. Dopo aver insegnato lettere in un liceo, con lo straordinario successo ottenuto dai polizieschi della serie del commissario Van Veeteren e dell’ispettore Barbarotti si è dedicato esclusivamente alla scrittura. Nel 1999 Carambole ha vinto il prestigioso premio Glasnyckeln come miglior romanzo poliziesco dell’anno di tutta la Scandinavia.