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Contorni di Noir | February 20, 2018

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Massimo Cassani – Soltanto silenzio

| On 20, Ott 2014

MicuzziNe è passato di tempo da quanto partecipai su Anobii a una catena di lettura per un romanzo di Massimo Cassani, “Sottotraccia” ((Sironi 2008; TEA 2013), seguito da Pioggia battente (Sironi 2009; TEA 2014). Oltre a questi due, il terzo romanzo dedicato al commissario Micuzzi è stato Zona Franca, pubblicato da TEA nel 2013.

Massimo Cassani è giornalista ed è originario di Cittiglio, in provincia di Varese. Nel 2010 si è staccato dal genere noir con il romanzo Un po’ più lontano (Laurana). Tiene lezioni di «Intreccio narrativo» alla Bottega della narrazione di Laurana, diretta dallo scrittore e consulente editoriale Giulio Mozzi.

L’ambientazione delle storie è Milano ai giorni nostri, partendo dalla zona Città Studi, Porta Venezia, Loreto, facendo qualche puntatina allo storico quartiere dell’Ortica e al Gallaratese.
Con il terzo romanzo, Zona franca, l’azione si svolge prevalentemente nella multietnica e popolare via Padova.

Ma chi è il commissario Micuzzi?
Al momento dell’esordio (Sottotraccia), il commissario Micuzzi ha quarant’anni. E’ alto circa un metro e settantacinque, e ha i capelli rossicci e arruffati; non è grasso, ma ha una pancetta coltivata a colpi di grassi insaturi, calici di rosso e grappa Nardini. Smemorato, distratto, vive da solo nella casa dell’ex ex moglie, Margherita, in via Eustachi a Milano, zona Città Studi. Pigro e brontolone, le inchieste le conduce, perché in fondo sa fare il suo mestiere. Non ha grandi passioni, a parte leggiucchiare distrattamente qualche vecchio Urania e fumare Toscanelli. Quando entra in rapporto con le donne, non capisce mai se si innamorano davvero di lui o se lo usano per scopi mai del tutto chiari. O le citi.

Per TEA Editore, nelle librerie dal 30 ottobre 2014, Solo silenzio si svolge a Milano nel 1978:
In una domenica pomeriggio qualsiasi, durante una partitella all’oratorio del quartiere di Casoretto scoppia il finimondo. Il giovanissimo Aristide Mastronardi – passione per il calcio e un futuro da carabiniere, come suo padre Salvatore – viene abbattuto in area. A fischiare il rigore è un ragazzetto del Ticinese: Alessandro Micuzzi, capelli rossicci e un futuro da commissario di Polizia. E mentre giocatori, padri e cugini se le danno di santa ragione, non lontano accade un episodio all’apparenza insignificante, ma legato a uno dei fatti più controversi dell’Italia del dopoguerra. L’unico a notarlo è il fratello maggiore di Aristide, Gaetano, coinvolto pure lui nella rissa.

A più di trentacinque anni di distanza, il reticolo di misteri legati a quell’episodio riemerge inaspettato a opera di un avvocato americano. E mentre il commissario Micuzzi, trasferito per punizione nel commissariato di via Padova, assiste attonito all’ennesima «sorpresa» della sua ex moglie Margherita, si trova coinvolto in una vicenda dai contorni confusi, complicata dalle ambiguità della Questura e dalla presenza invisibile del Servizi segreti italiani.

In una Milano autunnale e malinconica, Micuzzi si dibatte ancora una volta tra vicende pubbliche e private, duettando con personaggi ormai collaudati e nuove caratterizzazioni destinate a conquistare la simpatia dei lettori.