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Contorni di Noir | February 21, 2018

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Peppe Lanzetta – Il cavallo di ritorno

| On 27, Ott 2014

Editore CentoAutori / Collana L’Arcobaleno
Anno 2014
204 pagine – brossura con alette

cavalloAltro romanzo che racconta di Napoli, altro autore che si addentra fra le vie della città raccontando i mille volti, mille soli, mille mari, mille sali, di salite e discese, scooter e auto senza polizze di assicurazione, venditori di trippa e carne di cavallo.
Con la stupenda prefazione di Maurizio De Giovanni, scrittore che da sempre racconta della metropoli partenopea con uno stile sottilmente poetico e piacevolmente romantico (anche se sempre di morti ammazzati si parla, eh..), Peppe Lanzetta è diretto, graffiante, lucido nel descrivere una popolazione che tira a campare utilizzando i metodi più disparati.
Come ad esempio il cavallo di ritorno. Se c’è una dote che hanno i napoletani, è quella di avere la soluzione ad ogni problema (ancora oggi mi ricordo le cinture di sicurezza disegnate sulle magliette..). In che cosa consiste? Generalmente si applica ad un’auto: possibilmente acquistata da poco, viene rubata e subito dopo segue una telefonata al proprietario, al quale si prospetta un riscatto per riaverla indietro. Ha di fronte due scelte: denunciare il furto oppure pagare il riscatto e ritornare in possesso dell’auto
Ma non ci si ferma solo all’auto..e si prosegue con i monumenti storici, perfino con i cadaveri!
Don Salvatore ‘a Pucchiacca controlla il territorio affidando il compito ai suoi scugnizzi, per lo più napoletani, ma anche rumeni, bulgari, albanesi e qualche nordafricano. Tutti disadattati, disagiati, maltrattati. Per loro Don Salvatore era un surrogato di padre e lui li considerava alla stregua dei suoi figli. Li chiamava tutti con lo stesso nome: Diego. L’unica differenza era il numero che seguiva. Era arrivato a Diego 87, ma l’idea era quella di arrivare a 100. Era facile pescare in quell’umana disumanità.
Vi erano quattro esattori del cavallo di ritorno dislocati tra Secondigliano, Gianturco, Soccavo e Bagnoli. E ognuno di questi aveva il proprio tavolino con tanto di ricevute con le quali ritiravano il denaro per riscattare “l’oggetto”:
Il commissario Ugo Peppenella si dannava in quella città fra reati e omicidi, per i quali la figlia Costantina lo esortava a trovare una risoluzione ai troppi casi rimasti senza colpevole. L’uomo, a 53 anni, con 120 kg. di peso per 1,68 di statura, divoratore di kebab accompagnato da almeno due bottiglie di birra. Era considerato dai suoi stessi colleghi lordoso, chiatto, afasico e, dulcis in fundo, tifoso sfegatato della Juve. Quest’ultimo sera sempre motivo di scontro con i suoi sottoposti, tifosi del Napoli.
Rimasto vedovo da qualche anno, di scontri ne aveva in continuazione anche con la figlia, che sembrava voler attirare l’attenzione fidanzandosi persino con un turco della stessa età del padre.
A coronare questo ritratto non propriamente idilliaco, una serie di omicidi colpisce la città. Sembra trattarsi di un assassino seriale, ma le modalità delle uccisioni non sono sempre uguali. Sarà questa la maggiore difficoltà del commissario per arrivare alla soluzione – molto amara – del caso.
Se cominciate a “scremare” la trama del romanzo, a cominciare dai dialoghi scurrili e dalle scene a tratti troppo volgari, ciò che emerge dalla penna di Peppe Lanzetta è un ritratto drammatico e profondo come se ne leggono pochi. Ogni giorno l’istinto di sopravvivenza in quella scomposta povertà creava nuovi disperati, aspiranti criminali. E si capisce il coinvolgimento emotivo di chi scrive e vuole raccontare le sue sensazioni.
L’indagine in questo romanzo subisce il “soffocamento” di molti particolari che arricchiscono la trama, ma che nel contempo confondono e attirano il lettore più sull’aspetto tragicomico delle situazioni che al giallo in se stesso.
Lanciatosi per la prima volta nella scrittura del genere, si intuisce e si apprezza l’intenzione di Lanzetta di sperimentare in altri lidi, ricordandomi vagamente Camilleri e il suo commissario Montalbano con tutta la sua sicilianità. Sono sicura che sentiremo ancora parlare del commissario Peppenella, napoletano “doc”, tranne per il kebab e la Juve.

Lo scrittore:
Peppe Lanzetta è nato a Napoli nel 1956. Alla fine degli anni ’70 esordisce nel cabaret all’Osteria del Gallo di Napoli con altri artisti partenopei. Attento alle problematiche giovanili, nel 1983 il suo spettacolo Napoletano pentito prosegue sul filone sociale e più precisamente sul tema dell’emarginazione; seguono Bombatomica e Roipnol (entrambi nel 1984). Il confronto tra Secondigliano e New York sarà lo spunto per Lenny, omaggio a Lenny Bruce in versione poetica (1988). Prima di apparire in tv, dedica alla fine di una storia d’amore sospesa tra un sì e un no Caro Achille ti scrivo , che debutta nel 1990.

Ha collaborato come autore di testi con vari musicisti tra cui, Edoardo Bennato, Tullio de Piscopo, James Senese, Enzo Avitabile, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Franco Ricciardi, Massimo Severino e Franco Battiato. Dopo il debutto teatrale con Napoletano pentito, cui segue Roipnol (1984), Lanzetta prosegue con Il vangelo secondo Lanzetta (1986), Lenny (1988), Caro Achille ti scrivo (1990), Il gallo cantò (1993), ll peggio di Lanzetta (1993), Tropico di Napoli (1998), Ridateci i sogni (2001). Attore, autore di soggetti cinematografici e regista di un cortometraggio, ha lavorato con registi come Piscicelli, Tornatore, Cavani, De Crescenzo, Loy, Martone, Asia Argento, Scimeca. Ha pubblicato: con Baldini & Castoldi, Incendiami la vita (1996) e Un amore a termine (1998); con Paravia, In gita a Napoli (1997). Lanzetta, ha collaborato, come ospite con la trasmissione televisiva “Samarcanda” di Michele Santoro (dal 1988 al 1989) e con il “Maurizio Costanzo Show” dell’anno 1989 al 1990. La sua ultima produzione teatrale, di cui è anche autore, è “L’OPERA DI PERIFERIA” (2006) , in cartellone al Teatro Parioli di Roma.
Il sito ufficiale è http://www.peppelanzetta.it/

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