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Contorni di Noir | September 25, 2017

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Stefano Piedimonte – L’assassino non sa scrivere

| On 25, Ott 2014

Editore Guanda Collana Narratori della Fenice
Anno 2014
248 pagine – brossura con alette



l-assassino-non-sa-scrivereQuesta è una storia che avrebbe destato scalpore anche se fosse accaduta a Milano, a Roma, a Napoli o perfino a New York, a Boston, a Chicago o in in un’altra di quelle cavolo di città Solo che è successo qui, in mezzo ai sempliciotti, che poi tanto sempliciotti non sono..

Stefano Piedimonte ha scritto tre romanzi prima di approdare a “L’assassino non sa scrivere“. Pubblicati tutti da Guanda Editore, Nel nome dello Zio eVoglio solo ammazzarti si concentrano sulle tematiche sociali di una città, Napoli, nella quale l’istinto di sopravvivenza emerge prepotentemente dalle pagine con sottile ironia e dai tratti grotteschi, spogliando la camorra e disarmandola dalla sua prepotenza.

L’autore racconta che l’idea di questa storia è nata dopo aver letto alcune critiche mosse dai giornalisti sugli scrittori partenopei che descrivono Napoli nei loro romanzi in tono piuttosto negativo è che la città viene in qualche modo “saccheggiata”.

Così gli è scattata la scintilla e si è chiesto cosa sarebbe successo se avesse ambientato il romanzo in un paese completamente diverso..

Aveva anche il desiderio di allontanarsi da Napoli, dalla camorra e dalla criminalità organizzata, anche per non restare ingabbiato in un cliché di scrittura a tema.

Mi è venuto l’idea di costruire un posto lontanissimo, di auto-spedirmi in un paese dimenticato da Dio e da tutti e mi sono spedito a Fancuno, sperando che qualcuno decidesse di seguirmi.

Così vira rotta con prepotenza e affronta un genere, il noir, a suo modo. Lo stile grottesco che lo ha accompagnato nella sua scrittura, continua a delinearsi nelle storie che seppur differenti, racchiudono la volontà di affrontare i mali oscuri della vita con un sorriso dipinto sulla faccia.

Eh sì, perché non si può restare seri quando si scopre che la storia si svolge nel paese di Fancuno, così come non si riesce a non sorridere leggendo con quale firma si presenta l’assassino seriale agli inquirenti: “Sirial ciller”.

E’ così che segue una serie di omicidi alquanto anomali per dinamiche e per la scelta delle vittime, che viene spontaneo chiedersi quale fantasia può avere Stefano Piedimonte nel creare un mostro del genere, in una storia dove in realtà di “mostri” hanno tanti volti e fattezze.

Lo scrittore ama lo stile di Tim Burton e il suo film preferito è stato “Big Fish”. In qualche modo, ha cercato di trasmettere attraverso la sua scrittura una favola dalle tinte oscure, senza dimenticare l’aspetto ironico della storia.

Il presunto assassino si aggira per il paese decretando, attraverso la sua scrittura, la totale assenza di cultura, l’analfabetismo più totale. E questo sembra in qualche modo giustificare i suoi atti efferati, come un uomo totalmente incapace di intendere e di volere.

Ma raccontare un paese come quello di Fancuno è anche un modo per ricordare quanto un luogo di poco più di tremila abitanti possa essere un paradiso o un inferno, a seconda della prospettiva con la quale si osserva. Perfino la forma è strana: una enorme U con un bosco di Faggi nel mezzo.

C’è il bar del paese gestito dalla Siusy, un luogo di ritrovo per gli astanti nel quale raccontare momenti di normale quotidianità o anche per sentirsi parte della comunità.

C’è un universo fatto di piccoli gesti, di esperienza, di detti e di usanze.

In tutto questo, un IO narrante, un giornalista di cronaca nera prossimo alla pensione, deluso dalla sua professione e dai suoi colleghi, che cerca di instradare i giovani che si sono appena approcciati a quel tipo di lavoro, a cominciare da come si debba tenere in mano una sigaretta per distinguersi dagli altri.

Il ritratto che ne scaturisce è ironico, un caleidoscopio tragicomico e, ancora una volta, una riflessione a quanto sia sottile la linea che divide il bene dal male. E come sia davvero difficile riconoscerli.
Ma quando crederete di aver capito, vi ritroverete a guardare un pittbull verde che vi attraversa la strada.


Stefano Piedimonte è nato nel 1980 a Napoli e si è laureato in Lingue e Letterature straniere all’università «L’Orientale». Ha scritto per numerose testate giornalistiche occupandosi principalmente di cronaca nera.