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Contorni di Noir | November 19, 2017

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Arnaldur Indriðason – Le notti di Reykjavík

| On 15, Dic 2014

Editore Guanda / Collana Narratori della Fenice
Anno 2014
Genere Thriller/Giallo
306 pagine – brossura
Traduzione di Alessandro Storti


nottiregrandeE bravo in nostro Idridason, che riesce, comunque, ad appassionarmi ed a farmi leggere fino all’ultima pagina senza interruzioni!!! E vi spiegherò perché ho scritto “comunque”.

Come credo di avere già affermato più volte, Indridason è, insieme a Mankell, il mio autore nordico preferito. Adoro la sua storia familiare, le sue malinconie, il suo modo di condurre le indagini.

Questo per concludere che, quando esce in libreria un suo romanzo, io lo acquisto a scatola chiusa.

La mia sorpresa è stata, stavolta, di constatare che la storia si svolgeva in un passato prossimo, riferendosi alla prima indagine svolta dall’ispettore Erlendur, allora giovane poliziotto .

Ho pensato in un primo tempo che la casa editrice avesse “riesumato” un romanzo scritto anni fa; invece la storia risale al 2012. Così ho iniziato la lettura con un po’ (solo poca!) di diffidenza, ed in effetti le prime pagine erano molto lente.

Poi la storia decolla, eccome se decolla! Ed ho ritrovato il “mio” Indridason, che tanto mi appassiona.

La vicenda, in breve.

Erlendur , già allora solitario e tormentato quel tanto che basta, passa molte notti di turno alla Polizia (allora era nella Stradale), non avendo una sua vita privata.

Quando viene ritrovato il cadavere di un barbone annegato in uno stagno, il caso viene preso sottogamba: sarà stato ubriaco, come sempre, ed era prevista, un giorno o l’altro, un brutta fine per lui…

Erlendur lo aveva conosciuto e gli era simpatico, quell’uomo abbrutito e solo; in lui intravvedeva la persona che doveva essere stato, prima di ridursi così.

Lo stesso giorno, scompare nel nulla una signora della buona borghesia.

Erlendur, convinto che entrambi i casi siano stati stati liquidati un po’ troppo in fretta, inizia ad indagare per conto suo, con delicatezza e tenacia.

Di passo in passo, fa scoperte interessanti, ma la più importante è che i due casi sono collegati tra loro!

Il come si scoprirà verso la fine, dopo una lettura avvincente e- da parte mia- appassionata.

Concludendo.

Ho dovuto ricredermi completamente sul valore della storia “retroattiva”, perché ho ritrovato il poliziotto Erlendur che ho imparato ad amare nel tempo, un romanzo dopo l’altro.

Molto affascinante l’ambientazione notturna del romanzo- da qui il titolo; la descrizione dolente di quel sottobosco di una grande città, fatto di disperati e di emarginati. La ricerca di un posto qualunque per dormire, anche un inospitale condotto dell’acqua calda per non soccombere al gelo dell’inverno islandese ; il modo di reperire qualsiasi liquido alcoolico, pur di stordirsi e passare qualche ora coi sensi ottenebrati.

In antitesi, le parti che si svolgono nell’ambiente della donna scomparsa: una borghesia fatta di apparenze, di menzogne, di lati oscuri.

Dolce la narrazione dell’amicizia (in un certo senso si può definire così) tra Hannibal, il barbone, ed Erlendur, che scopre a poco a poco, vincendo la diffidenza dell’uomo, perché sia caduto tanto in basso….

Già in questa prima indagine si fa cenno alla passione di Erlendur per le storie di persone scomparse, non reclamate da nessuno, o che semplicemente sono state archiviate come casi su cui non indagare più ( e qui, come non ricordare con una stretta al cuore la vicenda del fratellino smarrito nella bufera?).

Appare fugacemente anche Marion Briem, bel personaggio che ritroveremo ogni volta, e che spesso indagherà al fianco di Erlendur, nelle inchieste future.

Spesso mi sento obiettare che queste storie sono sempre tristi; è vero.

Io ritengo, però, che siano dotate di un fascino, di una struggente malinconia, che me le fa apprezzare nonostante l’atmosfera poco allegra. Se fosse diversamente, tutta la storia di Erlendur, il suo modo di indagare, di pensare..non avrebbe alcun senso!

Consigliatissimo!!!

Rosy


Lo scrittore:
Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggiore testata islandese, il Morgunbladid.