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Contorni di Noir | November 20, 2017

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George Simenon – Gli intrusi

| On 26, Feb 2015

568ddf26d8ad7c81f5372309b049da07_w190_h_mw_mhGeorge Simenon è stato uno tra i più prolifici scrittori del Novecento, arrivando a numeri incredibili di romanzi e scritti brevi – circa 450 – fra i quali 107, suddivisi in 75 romanzo e 28 racconti, dedicati alle inchieste del Commissario di polizia francese Jules Maigret. Prima di allora, lo scrittore usava scrivere utilizzando decine di pseudonimi, tra i quali  Georges Sim.
L’autore ha superato i 700 milioni di copie vendute nel mondo, pubblicate in 44 Paesi.
DIfficile riassumere la sua vita in poche righe, ma rimarrà sempre uno dei miti della letteratura di genere.
Adelphi pubblica il romanzo, arrivato ormai all’ottava edizione della Biblioteca Adelphi e ora passato nella collana, intitolato Gli intrusi, per la traduzione di Laura Frausin Guarino:

Una piovosa sera di ottobre, in una quieta cittadina di provincia dove ogni cosa sembra immersa «in un’atmosfera stagnante». In casa Loursat de Saint-Marc tutto si svolge esattamente come ogni altra sera: dopo aver cenato con la figlia senza mai rivolgerle la parola, Hector Loursat si chiude a chiave nel suo studio dalle pareti tappezzate di libri in compagnia di una bottiglia di bourgogne, la terza della giornata, e si sprofonda nella lettura. Sono ormai diciott’anni, da quando sua moglie se n’è andata lasciandolo solo con una bambina piccola, che vive così. Un orso di quarantotto anni, sciatto e trasandato, questo è ormai il brillante rampollo dei Loursat de Saint-Marc, imparentato con tutti quelli che contano in città – e questo gli altri pensano di lui: che è un talento sprecato, un avvocato che non patrocina più cause, un burbero e inutile ubriacone rintanato in casa come un animale ferito. Ma quella notte, improvvisamente, accade qualcosa che costringe l’orso ad abbandonare la tana: un colpo di arma da fuoco, un’ombra che si dilegua in fondo a un corridoio, e in una stanza in disuso del secondo piano un uomo che muore sotto i suoi occhi. Che cosa ci fa quell’intruso in casa sua? Chi lo ha ucciso? Quali segreti nasconde la vecchia dimora dietro le antiche mura sonnolente? E che cosa tormenta sua figlia, altra sconosciuta, dietro quell’apparenza placida e remissiva? Qualcosa – qualcosa che assomiglia alla vergogna, alla compassione e al bisogno di amore – spingerà Loursat a uscire dalla sua solitudine fatta di nausea e di pensieri inaciditi, e ad assumere la difesa del giovane che è l’amante di sua figlia – insomma, a calarsi nuovamente nella vita: almeno per un po’.
Scritto nel 1939, Gli intrusi apparve a stampa l’anno successivo.

«Qui c’è un personaggio che poteva essere inventato solo da un genio. Questo personaggio si chiama Loursat, è un avvocato di alte origini borghesi, ricchissimo, che abita in un palazzo che è un labirinto, attorniato dalla servitù. Vive con sua figlia Nicole. Sua moglie è sparita quando lui, Loursat, aveva trent’anni … Loursat beve anche, tre bottiglie al giorno di vino eccellente. Così la vita gli appare come attraverso una nebbia persistente. Con sua figlia Nicole non c’è colloquio, sembrano due estranei. Ma ecco che una notte viene trovato in una camera del palazzo un uomo con una pallottola nel collo» (Giuseppe Bonura).