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Contorni di Noir | November 18, 2017

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Michael Dobbs – House of Cards 3. Atto finale

| On 23, Mar 2015

Editore Fazi
Genere Politcal Thriller
Anno 2015 (originale 1995)
528 pagine – ebook
Traduzione di Stefano Tummolini e Giacomo Cuva


House of Cards 3A dispetto della copertina, che Fazi sceglie per cavalcare la crescente popolarità della serie televisiva americana, House of Cards è una creatura al 100% anglosassone. Nasce dalla mente scrittoria di Michael Dobbs che in tre libri traccia l’epopea di Francis Ewan Urquhart, scozzese, e della sua perenne lotta per il potere, fino a raggiungere lo scranno di Primo Ministro del Regno Unito. Questo terzo atto conclude questo percorso e lo fa con una qualità scrittoria che mi fa attendere con ansia alla lettura dei due antecedenti.

Sebbene questo genere non sia tra i miei preferiti – ho avuto orrende esperienze di lettura con Grisham e similari – ho letto questo libro proprio perché mi è davvero piaciuta la serie televisiva. Ero curioso di vedere da dove fosse generata la sceneggiatura di un serial così teso, cupo, denso e demistificatore come quello che Netflix aveva messo in onda per la prima volta nel 2013. Se la qualità attoriale di Kevin Spacey aveva portato sullo schermo un Francis Underwood notevole, quello che ritroviamo nelle pagine di Dobbs è, seppur possibile, ancora più cinico e machiavellico del suo omologo filmico.

Urquhart è costantemente e indefessamente rivolto alla ricerca e al possesso del potere, unica ratio con cui valuta tutto quello che lo circonda. In questo è affiancato dalla moglie Elizabeth che lo sostiene per tutto il tempo e ne è consigliera. Lo spiegamento di informazioni, situazioni e personaggi è svolto da Dobbs in modo metodico e mai caotico, cosa che contribuisce non poco a non perdersi tra i vari accadimenti che si susseguono. Altra dote non comune è quella di riuscire a rendere il paesaggio e la scena in cui i suoi personaggi si muovono in modo molto cinematografico:  il ritmo dei colloqui, lo spostamento da una figura all’altra rimandano all’uso della macchina da presa che entra in campo lungo, indugia sul volto del protagonista per poi andare fuori fuoco e inquadrare chi parla in quel momento.

Vividi i colori, ritmato l’incedere delle situazioni con alcune indulgenze a macchiette che fortunatamente non scadono di tono e contribuiscono al colore generale della scena. Avendo come unico riferimento la versione americana (la BBC ne fece anch’essa uno sceneggiato a puntate che spero di riuscire a vedere quanto prima, n.d.r.), dopo aver finito il romanzo di Dobbs sono giunto alla conclusione che Beau Willmon – lo sceneggiatore della miniserie americana – abbia attinto da Dobbs il concetto base della lotta per il potere e sia riuscito a calarlo nello scenario statunitense; i due Francis rimangono così omonimi, ma distanti anni luce l’uno dall’altro. Lo ammetto: Urquhart mi ha parlato sempre con la voce sibillina di Kevin Spacey (se vi riesce ascoltatelo in originale. Anche se la voce di Pedicini è notevole, il tono beffardo di Spacey è insuperabile…) e questo ha contribuito a farmi piacere ancor di più il libro.

Come avete notato ho evitato ogni riferimento alla trama di questo terzo atto proprio con l’intento d’evitare sorprese a chi avesse intenzione di leggersi questo libro appena pubblicato da Fazi. Permettetemi solo una piccola riflessione finale: da troppo tempo siamo abituati ad una realtà politica asfittica e stagnante. Non abbiamo figure di riferimento, non abbiamo – nel bene e nel male- politici che si possano definire tali; molti attori, molte comparse, ma protagonisti no. Ebbene, sebbene incentrato su una figura potentemente negativa, il libro di Dobbs mi consegna un uomo politico, mi si passi il termine, serio, non una macchietta o un cartonato come quelli a cui da troppo tempo siamo abituati. Non mi piacerebbe, ma di certo godrebbe di maggior rispetto. Buona lettura.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Michael Dobbs è nato nel 1948 ed è stato un esponente del partito conservatore inglese. A capo dello staff di Margaret Thatcher fino al 1987, anno dell’ultima vittoria della lady di ferro, in seguito si è dedicato pienamente alla scrittura. Dopo House of Cards, che è stato il suo esordio, ha pubblicato altri 19 romanzi. Dal 2010 è membro della Camera dei Lord.