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Contorni di Noir | September 23, 2017

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Antonio Menna – Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli

| On 03, Apr 2015

Editore Guanda Collana Narratori della Fenice
Genere Giallo/Thriller
Anno 2015
253 pagine – brossura con alette

71Qjn76cEeLTitolo insolito degno di un avvenimento insolito.

Tony Perduto durante una passeggiata nelle primissime ore mattutine (è una sua abitudine, non riesce a dormire e allora esce da casa quando la sua città dorme ancora) per le strade dei Quartieri Spagnoli si imbatterà proprio nel cadavere di un orso. E man mano che la città si sveglierà la notizia correrà più veloce del vento.

I dubbi e le domande sorgono spontanee. Che ci fa il cadavere di un orso nei vicoli dei Quartieri Spagnoli?

E’ quello che ci racconterà l’autore attraverso le pagine del suo libro fino all’epilogo finale.

La prima persona che del tutto casualmente scoprirà la presenza dell’orso – dicevamo – sarà Tony Perduto. Tony è un giornalista free-lance (scatterà subito delle foto con il suo telefonino pensando ad un probabile articolo da scrivere per il giornale con il quale collabora), gestisce un sito di fiorai, si occupa di un undicenne – Carletto – a cui fa ripetizioni . Tutta l’arte di arrangiarsi e di cercare di portare avanti la propria vita. Vive in una mansarda di quaranta metri quadri su un palazzo di proprietà inizialmente di suo nonno che se lo giocherà a carte perdendolo tranne la mansarda.

Grazie all’aiuto della sua carissima amica Marinella (di cui è innamorato), alla sua caparbietà nel voler capire quello che è effettivamente successo – visto che inizialmente i carabinieri non danno nessuna importanza all’accaduto e, poi, in seguito alla scoperta che il cadavere dell’orso “ospita” tre proiettili la PM Cristina Principe inizialmente archivierà il caso come delitto di camorra -, alla conoscenza diretta di una ragazza che Tony incrocia nelle sue passeggiate di primissima mattina e che avrà un notevole peso in tutta la storia, si giungerà a conoscere cosa e chi ha procurato la morte dell’orso.

Di questa storia ho apprezzato diversi aspetti.

Prima di tutto la storia e come questa si svolge.

Tony dovrà affrontare diversi ostacoli piuttosto forti pur di capire, comprendere e non chiudere gli occhi davanti a quello che lo circonda e/o che spesso pensiamo non ci riguardi, anche a costo di farsi parecchio male e mettendosi fortemente alla prova, dovendo ascoltare “i consigli” di chi gli suggerisce che è molto più conveniente tenersi alla larga da certe situazioni.

La presenza dei diversi co-protagonisti molto caratteristici dei quartieri delle grandi città e nel caso specifico del libro di un quartiere napoletano con tutte le sfaccettature che questo aspetta presenta, il conoscersi, il chiacchierare, il sentirsi vicini e parte di un proprio mondo fatto a misura d’uomo.

Il fruttivendolo, il panettiere, i vicini di casa, di quelli che hanno l’abitudine di tenersi affacciati ai loro balconcini parlando tra di loro, svolgendo attività quali la pulizia per esempio della verdura o l’offrire la meravigliosa tazza di caffè subito pronta in qualsiasi momento.

Il grande amore per Napoli dell’autore che viene fuori attraverso delle descrizioni poetiche ed amorevoli.

Parlando anche di taluni aspetti negativi, niente e nessuno è perfetto, e non potrebbe essere diversamente per una grande città con diverse problematiche come per tante altre città italiane ed estere.

Ma ci sono delle descrizioni così amorevoli che vi sembrerà di camminare per le strade della città insieme a Tony.

E poi la minuzia con la quale l’autore tratteggia la figura di Tony Perduto.

Troverete tutto di lui, i suoi pensieri, le sue paure, i suoi fallimenti, quel mettersi in disparte quando ad esempio rientrando a casa cammina a capo chino, sguardo torvo, occhi quasi chiusi, postura tormentata come di chi ha passato mille guai e passo spedito che non devono nemmeno riuscire a dire buongiorno ma che non si tira indietro affatto indietro quando c’è da fare la propria parte da protagonisti della propria vita e di quella della società che ci circonda.

Spero davvero che ci sia un prosieguo, che la figura di Tony Perduto torni a riempire le pagine di un altro libro.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Antonio Menna è un giornalista napoletano. Tiene un blog molto seguito, antonio-menna.com, in cui commenta le vicende della sua città.

Il suo post del 2011 Se Steve fosse nato in provincia di Napoli, pubblicato in occasione della scomparsa di Steve Jobs, è diventato un libro di successo, Se Steve Jobs fosse nato a Napoli (Sperling & Kupfer, 2012).