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Contorni di Noir | February 19, 2018

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Arne Dahl – Ira

| On 19, Mag 2015

Editore Marsilio – Collana GialloSvezia
Anno 2015
Genere Thriller/Giallo
Titolo originale: Hela havet stromar
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima


3172088Cara Carmen, vedo il tuo cruccio di traduttrice: perché, ti sarai chiesta fin dal principio, dobbiamo mettere dei titoli che non c’entrano nulla? Perché se uno scrittore sceglie di dare alla sua nuova serie titoli che richiamano giochi comuni – Viskleken (“Telefono senza fili”), Hela havet stormar (“Sedie Musicali”), Blindbock (“Moscacieca”), Sista paert ut (“l’utlima coppia fuori”), gli ultimi due ancora inediti in Italia – ci ritroviamo con “Brama” e, adesso, “Ira”? Ho letto recentemente un estratto da un libro di interviste che uscirà a breve. La scrittrice – una redattrice del Corsersa – riporta l’intervista che fece a David Foster Wallace. A un certo punto dell’ìncontro, vista la refrattarietà di Wallace e la difficoltà di creare un’atmosfera rilassata, la giornalista (Livia Manera Sambuy), riporta:

Gli avevo anche detto che Einaudi aveva già pubblicato la raccolta “La ragazza dai capelli strani”. E che il libro era piaciuto moltissimo ad alcuni scrittori italiani che conoscevo. “Qualunque cosa abbiano pubblicato, non sono i racconti che ho scritto,” si era innervosito. “Niente contro i traduttori. Solo che quello che scrivo è molto idiomatico, molto americano, e a me sembra intraducibile. Brevi interviste, per esempio, è un libro che non si può assolutamente tradurre.”
“Be’, lo stanno traducendo…”
“Si vede che pubblicheranno una descrizione del libro, che non è il vero libro.”

Ora, io ho il massimo rispetto per i traduttori in parte perché – un tempo – lo sono stato anch’io sebbene fosse per ben altri testi (GDR, regolamenti di gioco etc), ma soprattutto perché il loro lavoro spesso viene mandato a ramengo da scelte editoriali discutibili. Ecco, dopo il mio solito sproloquio iniziale, parliamo del libro, che è meglio.

La mia tirata iniziale relativamente alla scelta del titolo, ha la medesima motivazione della volta scorsa: l’andamento del racconto segue il concetto alla base del gioco “sedie musicali”: metti tante sedie quanti sono i giocatori, meno una, fai partire la musica e, quando si ferma, tutti si siedono. Quello che resta in piedi è eliminato. Si riprende a giocare eliminando una sedia e via, via, fino al vincitore finale. Qui, in  questo libro, l’eliminazione al termine della musica è… definitiva.
“Ah, ma allora c’è un serial killer” direte voi…NO! Ce ne sono DUE! Due letali serial killer che agiscono uno ignaro dell’altro fintanto che non s’incrociano nell’uccisione della stessa vittima.

Ovviamente non è un libro incentrato solo su due serial killer. Dahl ci ha abituato a cospirazioni di taglio mondiale già con il primo libro della serie in cui compare il gruppo Opcop – qui pressoché al completo – e anche in questo caso non è da meno. Il mondo che Dahl tratteggia è un posto in cui l’accadimento non è mai casuale. Tutto è collegato con tutto in un sistema che lega potere economico, militare, scientifico, medico, politico, media. L’Opcop Group riesce a sbrogliare la matassa, ma non a colpire il fulcro: moderni Don Chisciotte contro mulini a vento che in realtà celano mostruosità ben più reali.
I personaggi che cadono via, via sotto i colpi dei due serial killer sembrano laterali – una receptionist, un escursionista, un ubriacone – ma, come in un gioco ad incastro, sono in realtà tasselli di un disegno più grande.

Rispetto ad alcune incertezze che avevamo trovato nel primo – il farsi prendere più dal complicato disegno della trama, più che dalla trama stessa – qui troviamo una notevole maturazione, segno che i primi passi fatti con Brama adesso sono consolidati. Il ritmo è sempre serratissimo e la qualità descrittiva che era già buona nel primo, qui migliora. Inoltre si nota il rimarchevole tentativo di sparigliare un po’ le carte, di voler condurre il gioco del thriller su un piano più profondo e oscuro. Molto oscuro, tetro, in qualche caso, quando sembra che contro certe strutture non ci sia modo di far nulla. Una ineluttabilità che mette decisamente in ambasce, e il fatto di aver risolto un caso fa capire come in realtà si sia messa una toppa a una coperta crivellata di buchi. E qui, forse, sta l’ira del titolo.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Arne Dahl , tra i cinque candidati all’European Crime Fiction Star Award per il suo diffuso riconoscimento internazionale, è lo pseudonimo di Jan Arnald (1963). Editor, scrittore, critico letterario, a Stoccolma collabora con l’Accademia di Svezia che assegna annualmente il Premio Nobel e cura una rubrica sul quotidiano Dagens Nyheter. Autore di romanzi pluripremiati tradotti in 30 paesi, ha raggiunto le classifiche internazionali con la serie poliziesca del Gruppo A e la serie del Gruppo Opcop, di cui Ira è il secondo episodio.

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