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Contorni di Noir | September 23, 2017

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Quota 1222 – Anne Holt

| On 06, Mag 2015

Editore Einaudi – Collana Stile Libero Big
Anno: 2015
Genere Giallo/noir
360 pagine – brossura con alette
Traduzione di Margherita Podestà Heir


Quota-1222-Anne-Holt-191x300Ma non sei stanco di leggere gialli nordici? No. Soprattutto se – ogni volta – riesco ad imbattermi in lavori di grande qualità. Apparentemente la letteratura scandinava è mostruosamente prolifica su questo ambito e se uno si prende la briga di indagare un poco scopre che Larsson (Stig, n.d.r.) è solo la punta dell’iceberg (ovviamente, essendo nordici…) di un mondo di crime-fiction sterminato. L’altra cosa è che nonostante la quantità, la qualità è molto ben distribuita e – soprattutto – c’è una gestione del pubblico molto più rispettosa, ovvero si pubblicano libri belli, non libri tanto per fare cassetta (ne riparleremo a breve…). Einaudi, in questo , ci ha abituato bene e bisogna dargliene atto: Anne Holt – un ex ministro della giustizia norvegese – è una delle gialliste top in Norvegia; questo libro è solo l’ultimo, in ordine di tempo. Spero, dopo questa recensione, di spingervi a fare manbassa di quanto pubblicato sinora. Ecco perché.

Sebbene non abbia quel che di primevo e oscuro tipico di alcuni thriller scandinavi, Holt riesce a portare nei suoi racconti il quotidiano e – come sempre – è una ricetta vincente. Eccoci fin dall’incipit catapultati nel bel mezzo di un incidente ferroviario su una delle linee più belle che esistano in Norvegia (Oslo – Bergen: se andrete in Norvegia non dovreste farvela mancare); i passeggeri, un centinaio, costretti a riparare presso un vicino hotel dal momento che sta montando una tempesta di neve di portata biblica (“una neve così alta che non esisteva nessuno ancora in vita con un’esperienza simile da raccontare”), un funzionario di polizia in congedo – Hanne Wilhelmsen… tutti gli ingredienti fanno immediatamente pensare ad Agatha Christie (a me è venuto in mente “Dieci Piccoli Indiani”), pensiero non peregrino dato che è la stessa autrice ad indicare questo libro quale suo personale omaggio a Christie.

L’omaggio è tale senza sfociare nella copia e Holt ha l’accortezza di mantenere il tutto su una scala più contenuta, cosa che può risultare un po’ frustrante per coloro che amano i gialli ad orologeria – quelli nei quali ogni aspetto della vicende va and incastrarsi come tesserina di un puzzle – ma decisamente molto più realistica, così come ha scelto fin dal principio. Oltre a giocare con i classici tropi dell’omicidio che avviene in un luogo confinato, Holt aggiunge anche una pressione claustrofobica crescente che spinge le paranoie fino al punto di non ritorno.

Tutto questo sarebbe rimasto, comunque, inattivo se Holt non dimostrasse un’ottima capacità nel tratteggiare i suoi personaggi. Hanne è la migliore: tagliata fuori per via della paralisi a seguito di un colpo di pistola che l’ha costretta alla sedia a rotelle, trova l’occasione per “vivere” in un caso che la trascina dentro. Superiore – e in questo paga il suo debito a Christie – è il suo carattere totalmente asociale, schivo, cupo, ma capace di sfociare in momenti di rara ilarità.

Notevoli anche i comprimari, ma anche la capacità di Holt di tratteggiare oltre due dozzine di personaggi con poche righe facendoli apparire allo stesso modo tutti ugualmente sospetti. Altro aspetto non trascurabile è la critica sociale, sottile, mai sopra le righe, ma che fa di questo libro un bel libro e un bel noir. Bello anche l’inserimento della vita privata di Hanne, che appare solo per un momento, ma che mette sul piatto un’altra vicenda parallela: una relazione con una donna e un figlio (così come, nella realtà, la scrittrice che ha una moglie e una figlia). Alcune ingenuità, qualche momento un po’ più lento, ma il libro è avvincente fino alla fine. Talmente attraente che mi si è freddata la tazza di Assam. Buon segno.

Michele Finelli


La scrittrice:
Anne Holt (1958), avvocato, giornalista e dal 1996 al 1997 ministro della Giustizia norvegese, è una delle piú importanti scrittrici di gialli scandinavi. È nata a Larvik e cresciuta tra Lillestrom e Tromsø in Norvegia. Ha vissuto negli Stati Uniti, a Dallas e nel Maine, dove ha frequentato il liceo. Oggi vive a Oslo con la moglie e la figlia, nata nel 2002. Ha lavorato anche come collaboratrice per diversi media e curato una rubrica di calcio, sua grande passione.
Le sue due serie, quella incentrata sui detective Johanne Vik e Yngvar Stubø, nonché quella con protagonista l’ispettore di polizia Hanne Wilhelmsen, hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Della prima serie Einaudi Stile Libero ha già pubblicato Quello che ti meriti , Non deve accadere e La porta chiusa; della seconda, La dea cieca , vincitore del Premio Riverton per il miglior giallo norvegese dell’anno, La vendetta, L’unico figlio, Nella tana dei lupi, Il ricatto, La ricetta dell’assassino, Quale verità e Quota 1222.

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