Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Contorni di Noir | February 19, 2018

Torna su

Alto

Marilù Oliva – Lo Zoo

| On 10, Lug 2015

Editore Elliot / Collana Scatti
Anno 2015
Genere Giallo/Noir
256 pagine – brossura

ZOO def_Layout 1Sedetevi comodi. Ecco, prendete in mano il romanzo di Marilù Oliva che, senza peli sulla lingua, vi farà volare con la fantasia nella trama, con un particolare occhio di riguardo.
Ricordate però, che se vi troverete a notare piccole sfumature, dipenderà solo dai personaggi che vi ammalieranno e che vi costringeranno a contenere il vostro entusiasmo.

Ho voluto fare un piccolo gioco di parole, per presentare la trama di questa nuova avventura della scrittrice, che ha sempre la capacità di sorprendermi e di attrarmi nella lettura come le creature che abitano il romanzo.

Siamo nella faraonica tenuta delle Pescoluse, nella regione del Salento. Una distesa di terre, palazzo e torre, piscina, cespugli e spiaggia privata.
Ereditata dal marito, un’attempata Contessa la quale, dopo una sfolgorane giovinezza, matrona dei teleschermi, ritiratasi dalla tv e ammanicata politicamente, cercava visibilità con qualcosa che avrebbe stupito e strabiliato: uno zoo composto da umanità tradite e confini di ibrido, un’attrazione irresistibile che le avrebbe riportato l’ardore e la passione di un tempo.
Così, in combutta con il chirurgo plastico Tommaseo, un medico fallito e ambizioso, decide di far rapire e attirare con l’inganno gli inconsapevoli protagonisti, a cominciare dall’Uomo scimmia, la donna Anfora, la Sirena e il Ciclope.

Ingabbiare un ominide, che ostentazione di potere.

Aveva dimestichezza con le prigioni, quelle fatue e invisibili della mente, e già aveva provato a cancellare il tempo.

Nessuno, al di fuori della tenuta, è a conoscenza della macabra attività, complici un guardiano tutto palestra e tatuaggi, una cameriera tutto fare e un aiutante.
Tutto ciò è stato reso possibile da un sindaco corrotto fino al midollo e da una soubrette italo-siberiana disposta a tutto pur di apparire in qualche programma televisivo.

La complicità rende chi la pratica un attore ancora più spregevole dell’ideatore del misfatto, urla nel silenzio del suo pensiero, per quella parte passiva ma abietta che è insita nel suo favoreggiare.

Ma il teatrino così ben organizzato agli occhi della Contessa, si rivelerà un circo in cui domatori e fiere si affronteranno in un testa a testa grottesco e ironico, nel quale sarete obbligati a fermarvi. E riflettere.

Sto imparando a conoscere Marilù Oliva attraverso la lettura di alcuni dei suoi romanzi, a cominciare dalla trilogia della Guerrera (¡Tú la pagarás!, 2010, Fuego, 2011 e Mala Suerte, 2012), a Le Sultane (che nel 2014 ha inaugurato la Quadrilogia del tempo) e ora Lo Zoo. Tutti pubblicati da Elliot Edizioni.
Se dovessi provare a metterli sullo stesso piano, direi che ciò che li accomuna è l’universo femminile, donne completamente diverse tra loro, giovani o meno giovani, combattive o fragili o, come nell’ultimo caso, vittime della bellezza.

Di cosa sono capaci le donne? Se nel romanzo precedente Le Sultane, leggendo delle tre mitiche vecchiette, mi ero divertita e nel contempo commossa, anche in questo caso vi sono momenti di rabbia, ma anche di tenerezza.

Tema in questo caso è la diversità: ne siamo attratti ma nel contempo impauriti. Quanto si può essere spregevoli alla vista e quanto si può invece apparire bellissimi, ma con un’anima nera e perversa?

Cosa gliene frega degli altri, dei diversi, dei meno agevolati. Tanto loro sono se stessi, si credono baciati dalla fortuna, porci e determinati, le esistenze altrui non si intersecheranno mai con le loro.
Credono, semmai le lambiranno come piacevoli passatempi, intoppi da annientare o deridere, perché loro si collocano al di sopra per legittima destinazione.

La scrittrice ci richiama all’utilizzo della chirurgia plastica e al codice etico e deontologico della professione medica che, proclamando la ricerca della bellezza e della perfezione, mercifica il corpo umano riducendolo a mera carne sulla quale sperimentare le proprie manie di grandezza.

Ci siamo circondati di mostri, dai seni enormi, dalle bocche a materassino, dai glutei alla brasiliana, rendendo tutti globalizzati e fieri di esserlo. Senza identità, senza origine, senza particolarità. Tutti perennemente alla ricerca dell’apparire, abbandonando totalmente l’essere.
Il diverso è da chiudere in gabbia. Guardarlo, sì, ma senza restarne “contaminati”.

Mi sono ricordata di un film visto alcuni anni fa: “The elephant man” del visionario Lynch, la storia di un uomo costretto da una deformità fisica ad essere trattato come un animale, da esibire come fenomeno da baraccone. Pellicola resa maggiormente cupa e grottesca dall’ambientazione in bianco e nero. Le stesse atmosfere che Marilù Oliva è riuscita a ricreare in questa storia.

Siamo sicuri che i mostri siano quelli in gabbia? O l’essere umano si sta guardando semplicemente allo specchio?
Romanzo fuori dagli schemi, che sfugge a ogni controllo. Geniale come la sua creatrice. E io L’ho adorato.

La scrittrice:
Marilù Oliva vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo(CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp. Mala Suertecompleta la trilogia salsera di Marilù Oliva, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot 2011), finalista al Premio Scerbanenco, eFuego (Elliot 2011).